Con l’aiuto di Dio, la presenza del Carmelo teresiano in Marocco, resa visibile dalla comunità delle Carmelitane Scalze di Tangeri, prosegue il suo cammino in quelle terre dell’Islam.

Durante l’anno 2016, marcato dal Giubileo della Misericordia, il Monastero ha ospitato diverse iniziative promosse dall’Arcidiocesi, dato che la comunità costituisce un punto di riferimento per tutti i cristiani che pellegrinano a Tangeri.

Diversi religiosi Carmelitani, a partire dal Provinciale P. Miguel Márquez, ocd, Ordinario della Comunità, hanno accompagnato le nostre Sorelle impartendo loro corsi di formazione o esercizi, ed esse hanno anche potuto presenziare agli incontri federali o a quelli promossi dal Centro dell’Ordine. Oltre al vincolo che le lega alla Federazione di Andalusia delle Carmelitane Scalze, le Monache di Tangeri intrattengono relazioni con le Carmelitane di Terra Santa; approfittando della loro presenza a Roma, convocate dal Papa Francesco, Sr. Marie-Agnès, Coordinatrice dell’Associazione di Terra Santa e Priora del Carmelo di Gerusalemme, e Sr. Maira, Priora del Carmelo di Haifa, hanno potuto visitare la comunità di Tangeri all’inizio del mese di febbraio.

Le nostre Sorelle continuano con grande impegno la loro formazione nelle lingue del Paese, dato che l’uso dello spagnolo è sempre meno frequente tra gli abitanti di Tangeri. Così, sono state aiutate in diversi modi a migliorare la loro conoscenza del francese e dell’arabo.

Sr. Giulia, della comunità di Pescara, ha terminato il suo periodo di presenza a Tangeri. Dal 10 ottobre fa parte della comunità Sr. Anastasia, che arriva dal Monastero di Osiny (Polonia). Quest’anno è stata incorporata nella comunità anche Sr. María Ana, del Carmelo di Campinas (Brasile). La presenza della Famiglia teresiana in Marocco si vede così arricchita grazie alla generosità di queste Sorelle e delle loro comunità.

Per finire, ascoltiamo le parole delle nostre Sorelle di Tangeri: “Per tutto quel che abbiamo ricevuto, esprimiamo la nostra gratitudine ai nostri benefattori, grazie ai quali abbiamo potuto affrontare certi lavori di ristrutturazione della casa, di cui alcuni molto urgenti. Grazie a loro abbiamo potuto anche allestire una nuova cappellina interna, che è stata benedetta il 22 dicembre dal nostro Arcivescovo, che l’ha chiamata la Tenda dell’Incontro.

‘Credere che un essere che si chiama Amore abita in noi ad ogni istante del giorno e della notte e che ci chiede che viviamo in società con Lui, questo, ve lo confido, è stato ciò che ha fatto della mia vita un cielo anticipato’ (S. Elisabetta della Trinità).

Che quest’incontro perenne con Gesù che vive in noi, ci aiuti a essere sempre luogo di comunione e di incontro”.

 

Tra il 12 e il 24 marzo 2017, il P. Generale, Saverio Cannistrà, sta visitando i membri del Carmelo Secolare, le monache e i frati in Belgio, Svezia e Danimarca, recandosi in diversi conventi e monasteri: Gent, Brugge, Antwerp, Glumslöv (Rydebäck), ecc.

Martedì 21 concelebrerà nella messa presieduta da Mons. Arborelius per il 50º della fondazione in Svezia, insieme a rappresentanti dell’OCDS di tutta Scandinavia. Preghiamo per questa visita di P. Saverio.

“Cari amici,

Vi scrivo per comunicarvi una notizia importante: tutti i profughi sono rientrati a casa! Sì, avete letto bene: proprio tutti. Dopo tre anni e tre mesi termina qui la nostra avventura iniziata il 5 Dicembre del 2013. E questa è l’ultima puntata della storia del nostro convento diventato improvvisamente un campo profughi.

Dal mese di gennaio, infatti, un progetto finanziato dall’Alto Commissariato per i profughi dell’ONU, in collaborazione con il Governo Centrafricano e altri partner, ha permesso a tutti i nostri profughi (e a quelli, molto più numerosi, ancora accampati nei pressi dell’aeroporto di Bangui) di poter rientrare finalmente nei quartieri della città e di riprendere una vita normale. Ogni famiglia ha ricevuto un piccolo sostegno economico alle sole condizioni di trasportare tutte le proprie masserizie nella nuova residenza, smantellare la propria tenda e abbandonare definitivamente il campo. La partenza era libera e nessun è stato obbligato ad abbandonare il campo; ma, di fatto, tutti hanno accettato volentieri di partire. Tutto si è svolto in modo ordinato e senza particolari intoppi. Anzi: siamo rimasti stupiti della maniera rapida, serena e disciplinata con la quale il nostro campo profughi si è svuotato e ha terminato la sua esistenza. Ovviamente tutto questo è stato possibile non solo grazie al piccolo incentivo economico, ma soprattutto per la situazione di tranquillità e sicurezza che ormai si è creata nella capitale. Questo nuovo clima ha incoraggiato i nostri profughi a compiere il grande passo e a iniziare una nuova vita nel quartiere di origine oppure in un altro quartiere della città.

Per giorni, al Carmel, è stato un via vai di carretti stracarichi, che ritornavano vuoti per essere ancora caricati e ripartire; poi un risuonare di colpi di martello per smontare i pali delle tende: una musica che non dimenticheremo mai. Erano arrivati correndo, scappando dalla guerra, con la paura sul volto e poche cose in mano o sul capo, raccolte di corsa, per sopravvivere chissà come e chissà fino a quando. Ora, invece, ripartivano con più calma, quasi come convinti dalla pace, con la speranza sul volto, qualche figlio in più e spingendo carretti carichi di sogni e progetti. I profughi erano contenti di partire. E anche noi eravamo contenti; ma, inevitabilmente, c’è stata anche un po’ di tristezza per non averli più tra noi. C’eravamo così abituati e affezionati alla loro presenza, alle loro esigenze e a loro rumore che, i primi giorni, abbiamo tutti percepito un senso di vuoto e un silenzio a cui non eravamo più abituati. Ma questo capitolo intenso e straordinario della storia del Carmel doveva comunque concludersi. Il sindacato dei bambini ha protestato un po’; ma poi anche i più piccoli hanno dovuto arrendersi alle decisioni dei grandi. Non si cresce bene in un campo profughi; lo capiranno da grandi. Ma è vero che abbiamo faticato un po’ a uscire dal portone senza essere più attesi, circondati e quasi spiati da frotte di bambini. Alcuni di loro erano poi fedeli e puntuali alla nostra preghiera della sera. Quanto ci mancheranno!

Osservare adesso la zona in precedenza occupata dai profughi, ormai deserta e disabitata, è po’ impressionante. Sembra quasi sia passato un tifone. Soltanto dopo la partenza dei nostri ospiti ci siamo accorti di quanto il nostro campo profughi fosse vasto e popolato (e di quante cose, per evitare i saccheggi nei quartieri, erano state raccolte e accumulate nelle loro tende). In questi giorni alcune persone stanno lavorando per rimettere tutto in ordine, raccogliere l’immondizia, colmare i solchi creati per il drenaggio dell’acqua piovana, riempire le buche delle latrine e delle docce, disinstallare l’impianto e i serbatoi per la distribuzione dell’acqua potabile… in attesa che arrivi la stagione delle piogge per rivedere l’erba che c’era un tempo, dove ora c’è solo terra rossa, dura come il cemento. Di quanto c’era prima è rimasto soltanto il mercato (con bar, cinema e una piccola officina meccanica), notevolmente ridotto rispetto ad un tempo, situato all’ingresso della nostra proprietà e ormai frequentato soltanto da clienti provenienti dai quartieri limitrofi.

L’8 Gennaio abbiamo celebrato una Messa di ringraziamento al Signore per tutti i benefici di cui ci ha colmato in questi tre anni e per non averci mai fatto mancare la sua protezione e la sua provvidenza. Abbiamo anche ricordato tutti i bambini nati al Carmel come anche tutte le persone che qui hanno terminato – per vecchiaia o per malattia – la loro vita. Sono venuti anche vecchi amici che erano già partiti nei mesi precedenti. Anche molti profughi di confessione protestante hanno voluto unirsi alla celebrazione. Abbiamo terminato la Messa sulla collina al centro della nostra proprietà con la benedizione della città di Bangui e l’implorazione del dono della pace per tutto il paese. In effetti, non bisogna dimenticare che, se la situazione è nettamente migliorata in capitale, non è così in altre zone del paese come Bocaranga o Bambari. Piccoli gruppi di ribelli – non sempre ben identificabili, spesso divisi tra loro e poco chiari nelle loro rivendicazioni – continuano purtroppo a compiere azioni criminali causando vittime innocenti, seminando paura e costringendo la popolazione ad abbandonare i centri abitati. Con molta fatica la missione dell’ONU cerca di arginare questi fenomeni che, si spera, dovranno assolutamente essere sradicati per permettere a tutto il paese – non solo alla capitale – d’imboccare risolutamente il cammino della pace e dello sviluppo.

Prima di lasciarci, davanti a tutti, il presidente dei profughi ha fatto un discorso brevissimo, rivolto alla comunità dei frati, dicendo: “Vi ringraziamo di non averci abbandonati. Non lo dimenticheremo mai”.

E anche noi non li dimenticheremo mai. Come sarebbe possibile? Quasi di ognuno conoscevamo il volto, talmente ci erano divenuti familiari. Quasi ad ognuno – impossibile il contrario in più di tre ani di convivenza – era successo qualcosa che ci aveva permesso di incrociare la nostra vita con le loro vite. Al Carmel, in questi tre anni, c’è chi è nato e chi è morto, chi si è ammalato e chi è guarito, chi ha trovato un lavoro e chi l’amore della sua vita o chi ha ritrovato la fede, o semplicemente la forza di perdonare, perdute nei meandri della guerra…

Quando la mattina del 5 Dicembre 2013 avevamo accolto le prime centinaia di profughi pensavamo che fosse questione di qualche giorno; poi pensavamo che saremmo andati avanti fino a Natale… e poi abbiamo smesso di pensare fino quando sarebbe durata l’avventura, comprendendo che quel pezzo di strada andava fatto insieme. Fuggire o cacciarli sarebbe stato da vigliacchi. Perché lasciarsi sfuggire un’occasione del genere? Accoglierli ci è sembrata da subito la cosa giusta da fare; anche se una cosa del genere, e di tali proporzioni, nessuno di noi l’aveva mai fatta e nessuno di noi poteva prevedere come e quando sarebbe finita o dove ci avrebbe portato.  Se quel giorno ci avessero detto che i profughi sarebbero diventati poi migliaia e che si sarebbero installati per tre anni… forse ci saremmo spaventati e avremmo rifiutato. E invece ci siamo solo un po’ spaventati… Ma non c’è dubbio che quanto abbiamo vissuto sia stato dal punto di vista umano e cristiano un’esperienza che ci ha profondamente segnato e che ricorderemo tra le più belle e intense della nostra vita. Non c’è stato tra noi un eroe; e, tanto meno, quell’eroe sarebbe il sottoscritto. Ognuno ha fatto la sua parte, giorno dopo giorno, permettendo di dare il cambio a chi era un po’ più stanco.

Il sottoscritto ha semplicemente cercato di raccontarvi un po’ cos’è una guerra – una delle tante di cui è purtroppo ammalato il nostro pianeta – e di come un convento possa convivere con 10.000 profughi… con qualche difficoltà logistica, ma anche con una buona dose di divertimento, non poche soprese e qualche soddisfazione. Un buon lavoro di squadra ci ha permesso di venirne sempre a capo, anche nelle situazioni più difficili o imprevedibili.

Devo, infine, riconoscere che è anche grazie a questa guerra se i miei lettori e gli amici del Carmel sono aumentati. È proprio vero che non tutto il male vien per nuocere! Mi sia permesso dirvi ora il mio grazie più sincero per la passione, l’interesse e la generosità con cui ci avete seguito. La nostra missione alla periferia di Bangui ha avuto una visibilità che non abbiamo cercato e la nostra avventura una risonanza che neppure potevamo immaginare, ma che ci hanno permesso di allargare il cerchio delle nostre amicizie e di scoprire quante persone facevano il tifo per noi e perché il Centrafrica vincesse la guerra contro la guerra.

Ora il vostro corrispondente da Bangui avrà probabilmente cose meno interessanti da raccontarvi. Ma non è questo il momento d’abbandonare il Centrafrica che ha ancora bisogno della vostra simpatia e della vostra amicizia. C’è un paese non da ricostruire, ma da costruire per la prima volta e non possiamo farcela senza il vostro contributo. L’Africa è un continente in fermento e che riserva sempre grandi sorprese. Anche al Carmel nuovi cantieri stanno per essere aperti. Non mancherò di aggiornarvi.

Un abbraccio, ancora grazie e alla prossima!

Padre Federico Trinchero, ocd, i frati del Carmel di Bangui e tutti i nostri ex-ospiti”

Durante i mesi di gennaio e febbraio, fr. Alzinir Debastiani, ocd, Delegato del P. Generale per le comunità del Carmelo Secolare, ha svolto due importanti visite all’OCDS.

La prima ha avuto luogo in Croazia, tra il 27 e il 30 gennaio di quest’anno, su invito del Provinciale P. Srecko Rimac, ocd e con l’accompagnamento di P. Dario Tokic, ocd. Insieme hanno visitato le comunità OCDS di Zageb, Split e Krk, nonché le Monache Carmelitane Scalze di Bresovica.

Particolarmente importante è stato l’incontro con gli Studenti Carmelitani Scalzi e gli Assistenti delle diverse comunità, cui il Delegato del P. Generale ha presentato la realtà odierna dell’OCDS nel mondo, le sue necessità e l’importanza di accompagnarlo e di collaborare con esso nella missione apostolica dei Frati.

In Croazia esistono due comunità già erette: Sombor e Zagreb-Remete, benché quest’ultima sia stata divisa in due l’anno scorso, in ragione dell’elevato numero dei membri. Esistono inoltre altre comunità in formazione: Split e Krk. A Sofia (Bulgaria) esiste un’altra comunità, dipendente dalla Provincia, che nacque alla fine degli anni Sessanta attorno alle Monache. A causa della durezza del regime comunista, i suoi membri vivevano la loro consacrazione di nascosto. Grazie a Dio, a partire dal 2000 la comunità ha ripreso un’attività normale e attualmente conta otto membri.

Presso Zagreb esisteva una fiorente comunità, a Lasinja. I disastri della guerra degli anni Novanta causarono gravi danni umani e materiali, e dispersero gli abitanti della zona. Dio voglia che, un giorno o l’altro, questa fraternità possa rinascere.

Più tardi, l’11 e il 12 febbraio, P. Alzinir Debastiani ha reso visita alle comunità OCDS della Sardegna, appartenenti alla Provincia dell’Italia Centrale. Sabato 11 febbraio si sono radunati presso il monastero delle Carmelitane Scalze di Nuoro i rappresentanti delle comunità di questa città, di Ozieri e di Bosa. Domenica si è svolto l’incontro con le comunità di Cagliari-S. Isidoro e Pula, oltre che con alcuni membri della nuova comunità che sta nascendo a Cagliari.

C’è stato il tempo di condividere, in un clima di fraternità, le attività di ogni comunità, rafforzando i legami che uniscono tutti i Carmelitani Secolari sardi nella stessa vocazione al Carmelo teresiano. Dio voglia che giungano nuove vocazioni, sia per l’OCDS che per i Frati e le Monache della Sardegna.

Com’è ormai abitudine ogni tre mesi, a partire da lunedì 6 marzo il Definitorio Generale, presieduto da P. Saverio, si radunerà nella sua sede in Casa Generalizia,

In quest’occasione, oltre alla trattazione degli affari correnti, come l’informazione sulle Visite realizzate o la situazione economica dell’Ordine, è previsto di iniziare la preparazione del Definitorio Straordinario che sarà celebrato nel mese di settembre di quest’anno. Delle date definitive, del luogo dell’Assemblea e del tema saranno avvisate a tempo opportuno tutte le Circoscrizioni. Alla fine della sessione, come al solito, verrà inviata una lettera del Definitorio a tutti i Superiori, che ne cureranno la distribuzione ai frati, alle monache e ai secolari dell’Ordine. In questi giorni, siamo invitati a pregare in modo particolare per il P. Generale e i nostri fratelli Definitori.

Da oltre un anno, nella regione di Kananga (Repubblica Democratica del Congo) si stanno verificando scontri fra membri dell’etnia tribale maggioritaria e il governo centrale di Kinshasa, nel corso dei quali è morto il leader locale Kamuina Nsapu. In aperta ribellione, le sue milizie, nonostante l’accresciuta presenza dell’esercito congolese, continuano a provocare molti problemi che pesano sugli abitanti.

In particolare, esse hanno scelto come bersaglio della loro violenza la Chiesa Cattolica, che si era proposta come mediatrice per siglare la pace; i ribelli, accecati dal loro delirio, hanno interpretato questo gesto come una presa di posizione a favore del governo.

Così, sabato scorso 18 febbraio, hanno saccheggiato il Seminario di Cristo Re, e lo stesso giorno sono penetrati nel Monastero delle nostre Monache di Malole le quali, per fortuna, non hanno subito alcun danno.

Ciò nonostante, per evitare mali peggiori, il Nunzio in Congo ha deciso che le Monache si trasferiscano nella Casa per Esercizi “Tabor” in centro città, dove saranno più al sicuro, in attesa di poter rientrare presto al loro Monastero.

Accompagniamo le nostre Sorelle e il popolo congolese con la nostra preghiera.

La pagina Web del Teresianum comprende un nuovo strumento – sviluppato sotto la supervisione del Direttore della Rivista “Teresianum”, P. Christof Betschart, OCD – grazie al quale è possibile reperire e consultare tutti gli articoli pubblicati nella suddetta Rivista dal 1947, anno della sua fondazione, al 2014.

Concretamente, si tratta di un motore di ricerca accessibile in fondo alla pagina: http://www.teresianum.net/rivista, disponibile in cinque lingue: italiano, spagnolo, inglese, francese e tedesco.

Dopo aver individuato il titolo richiesto, cliccando nella relativa scheda su “attiva il link” avremo a nostra disposizione l’articolo digitalizzato in PDF.

Per accedere agli articoli pubblicati a partire dall’anno 2014, bisogna invece aprire il seguente link: http://www.teresianum.net/rivista/ultimo-numero/, per consultare il numero corrispondente in formato PDF.

In questo video è possibile vedere un esempio di ricerca: https://youtu.be/bWpwKLSmglg (per gentile concessione del canale Youtube del blog https://delaruecaalapluma.wordpress.com).

03 02

Il gennaio 2017 è stato un mese di benedizione per il Vicariato Regionale del Bengala Occidentale, nel Nord-Est dell’India, dipendente dalla Provincia dei Carmelitani Scalzi del Kerala Meridionale.

In particolare, sono stati ordinati Sacerdoti – i primi del Vicariato – quattro nostri religiosi: fr. Joel Sarkar, fr. Arvind Tigga, fr. Anil Tirkey e fr. Anil Kerketta.

La prima Ordinazione Sacerdotale, quella del diacono fr. Joel Sarkar, ha avuto luogo il 20 gennaio nel nostro centro missionario di Dhupguri.

I diaconi Arvind Tigga a Anil Kerketta sono stati ordinati nella parrocchia di Saunamara, diocesi di Rourkela (Odisha), il 23 dello stesso mese, mentre l’Ordinazione del diacono Anil Tirkey è stata celebrata il 25 nella parrocchia di Gaibira, diocesi di Rourkela. Ci rallegriamo nel Signore insieme ai nostri fratelli del Bengala Occidentale per questa bella notizia che promette una solida crescita della Missione, in cui sono già germogliate delle vocazioni native.

Inoltre, il 28 gennaio è stata benedetta dal Vescovo George Palliparambil, alla presenza del Provinciale del Sud Kerala  P. Benjamin Elias, ocd, la chiesa del centro missionario di Kumari (Arunachal Pradesh), in uno Stato dell’India alla frontiera con la Cina. È la chiesa per la quale ha lavorato per lunghi anni fr. Jaison Kaimathuruthy, ocd, che continuerà il suo servizio nel centro di Kumari.

05 03 0204

 

Il 7 febbraio scorso è deceduto a Quito (Ecuador) Mons. Luis Alberto Luna Tobar, Carmelitano Scalzo e Arcivescovo emerito di Cuenca, all’età di 94 anni.

Mons. Luna era nato il 15 dicembre 1923 in una famiglia benestante di Quito. Conobbe il Carmelo in occasione di una visita a Sucumbios fatta insieme ad alcuni amici, tre dei quali entrarono con lui nell’Ordine. Era rimasto ammirato dai frati e più precisamente, secondo le sue stesse parole, “dalla loro vita, dalla loro gioia, dalla loro formazione, dal loro modo di essere”.

Alla fine, solo lui perseverò e fu inviato a studiare in Spagna. Fu il primo ecuadoriano a vestire l’abito in Burgo de Osma il 3 agosto 1939. Fu ordinato sacerdote il 25 luglio 1946 nella Certosa di Miraflores, presso Burgos. Quasi subito dopo l’ordinazione sacerdotale rientrò a Quito e fu nominato parroco della chiesa di Santa Teresa di Lisieux, ove lavorò instancabilmente come parroco per 22 anni, con risultati inattesi, al punto da diventare un sacerdote richiestissimo: non c’era battesimo, confessione o matrimonio di cui non fosse il celebrante.

Aveva un certo carisma per ispirare fiducia, e fu consigliere di centinaia di personaggi politici e della società della capitale. Sarà anche professore dell’Università Cattolica e nominato membro dell’Accademia ecuadoriana della Lingua nel 1972. Dal 1970 al 1973 svolse il servizio di Consigliere Generale dell’Ordine. Nel 1977 fu nominato Vescovo ausiliare di Quito. Ma il grande Vescovo, il grande Pastore, il grande amico dei poveri e dei contadini si mostrò solo a partire dal suo arrivo a Cuenca come Arcivescovo, nel 1981. Fu accolto con diffidenza e sfiducia dal clero di Cuenca per le sue origini e per il periodo un po’ elitario trascorso come ausiliare di Quito. Accompagnato dal suo Vicario per la Pastorale rurale P. Hernán Rodas, visiterà la diocesi fino agli angoli più remoti. E qui troverà la sua conversione. Quello stesso spirito che aveva dimostrato a Quito per accogliere i personaggi della politica, dell’aristocrazia e della cultura… lo porterà a sintonizzarsi con i contadini e le contadine: “Il mio piacere più grande è di essermi capito con i contadini, siamo in grandissima armonia”.

Così, era conosciuto come “il Vescovo dei poveri” e “il Vescovo senza distinzioni” o, come riconoscevano i suoi stessi fratelli nell’episcopato: “È il profeta dell’Ecuador!”. La sua morte ha avuto un enorme impatto sulla Chiesa e sulla società dell’Ecuador, tanto che lo stesso presidente Correa ha deplorato pubblicamente la sua morte e ha dedicato un’elegia funebre a Mons. Luna.

Insieme a Mons. Proaño, morto quasi 30 anni fa, e al nostro Mons. Gonzalo, che ci ha lasciato recentemente, formò il gruppo più riconosciuto di Vescovi impegnati nel guidare la riforma iniziata dal Vaticano II, come anche le riunioni dell’episcopato latino-americano e del Caribe, celebrate a Medellin e Puebla.

Il nostro fratello riposi in pace.

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Il prossimo 13 febbraio la diocesi di Coimbra in Portogallo chiuderà la fase diocesana del Processo di Canonizzazione di Suor Lucia Dos Santos, Carmelitana Scalza e una dei tre veggenti di Fatima. A partire da quel momento, la Causa comincerà ad essere analizzata dalla Congregazione vaticana per le Causa dei Santi.

Dopo la cerimonia di chiusura si celebrerà, sempre presso il Carmelo di Coimbra, una Messa di ringraziamento. A seguire, un concerto verrà offerto nella Cattedrale della città.

Suor Lucia è stata religiosa Carmelitana Scalza per 57 anni e dopo la sua morte, nel 2005, è stata sepolta nella Basilica di Nostra Signora del Rosario al Santuario di Fatima.

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Dal quotidiano religioso digitale spagnolo “Religión Digital”, abbiamo appreso la notizia che il nostro fratello Mons. Silvio Baéz Ortéga, OCD, Vescovo ausiliare di Managua, è stato designato come personaggio ecclesiale dell’anno 2016 nel suo Paese, il Nicaragua.

Tale onorificenza gli è stata concessa per le sue costanti ed evangeliche denunce contro gli abusi commessi contro i diritti umani in Nicaragua, ma anche per la sua dedizione pastorale: umile, ama i più poveri e insegna a tutti ad amare Dio e le Sacre Scritture.

Secondo lo stesso quotidiano, l’esercizio del suo ministero episcopale gli ha guadagnato l’apprezzamento non sono dei fedeli cattolici nicaraguensi, ma anche di persone che in precedenza non condividevano le posizioni della Chiesa.

03 02

Abbiamo ricevuto recentemente una lettera del nostro fratello P. Federico Trinchero, ocd, dal convento di Bangui nella Repubblica Centroafricana, in cui ci aggiorna sullo stato dei nostri missionari laggiù. Ne diamo un breve riassunto.

La comunità è attualmente composta da 21 membri: 4 Padri, 11 Studenti, 1 Postulante e 5 pre-Novizi, con un’età media di 26 anni. Ogni tanto è rinforzata dalla presenza di P. Anastasio Roggero che, a 80 anni, continua a visitare la sua cara missione del “Carmel” da Praga, sua residenza abituale, ove prosegue il lavoro per le missioni in generale e per questa in particolare.

“La formazione di questi giovani è e resta la nostra prima missione in questo giovane cuore dell’Africa e della Chiesa; una missione che ci occupa ogni giorno e che richiede pazienza… ma che ci diverte anche!”, ci dice P. Federico.

Quanto alla situazione del Paese, essa continua ad essere precaria, soprattutto in alcune zone (particolarmente al Nord), anche se i combattimenti si stanno riducendo e la situazione di Bangui in particolare è molto più tranquilla. Il nuovo Presidente – eletto democraticamente grazie all’aiuto delle forze francesi – è stato accettato senza discussioni da tutte le fazioni del Paese anche se, purtroppo, persiste la sfiducia reciproca tra musulmani e cristiani.

Il numero dei rifugiati accolti dai nostri Frati nella missione è considerevolmente diminuito: dai 10.000 del 2014 si è passati a circa 3.000. Terminiamo con un divertente aneddoto narratoci da P. Federico: “Spesso, quando percorro le strade in centro oppure al Km 5, mi capita di essere interpellato da qualcuno che, vedendo il mio volto, mi riconosce e grida: “Bwa Federico, mbi lango na Carmel! Zone ti mbi 7. Padre Federico, ho dormito al Carmel! La mia zona era la numero 7”. È anche capitato che qualcuno, in un impeto di eccessiva riconoscenza, abbia orgogliosamente sollevato un bambino, dicendo: “So molengue ti mo! E questo è tuo figlio!”. Per fortuna, grazie al colore scuro della pelle del bambino, riesco sempre a scagionarmi da interpretazioni maliziose… Ma, inevitabilmente, il pensiero corre, con un po’ di nostalgia, ai quei fantastici giorni in cui un’efficiente sala parto aveva preso dimora nel nostro refettorio e tanti bambini dormivano in chiesa o giocavano nella sala del capitolo”.

03 02

Sabato 7 gennaio il P. Generale ha lasciato Roma in direzione di São Paulo del Brasile, per partecipare al Capitolo della Provincia del Brasile “Sudeste”, celebrato dal 9 al 13 dello stesso mese a SãoRoque. Approfittando dell’occasione,si è riunito col Consiglio delle Associazioni dei Monasteri delle Carmelitane Scalze del Brasile.

Il15 è partito per Buenos Aires (Argentina) e ha presieduto il Capitolo della Delegazione, celebrato dal 16 al 20 gennaio.

La sua ultima tappa in America Latina si svolgerà tra Paraguay e Uruguay, dopo aver attraversato il Rio de la Plata, per visitare fraternamente i nostri fratelli e partecipare a un Consiglio Plenario che avrà luogo tra il 31 gennaio e il 2 febbraio, in compagnia del Superiore della Provincia Iberica, P. Miguel Márquez Calle, da cui dipende il Vicariato di Bolivia-Paraguay-Uruguay.

Il rientro a Roma di P. Saverio è previsto per il 5 febbraio. Raccomandiamo tutti questi viaggi al buon Dio.

03 02

Am Samstag, 7. Januar, brach P. General in Richtung Sâo Paulo, Brasilien, auf, wo er vom 9. bis 13. Januar in Sâo Roque am Kapitel der Provinz Südbrasilien und an der Ratsversammlung der vier Assoziationen der Karmelitinnen in Brasilien teilnahm.

Am 15. Januar flog er nach Buenos Aires zum Kapitel der Generaldelegation Argentinien. Die letzte Etappe auf seiner Reise in Lateinamerika wird ein Besuch in Paraguay und Uruguay sein, wo er an einer Vollversammlung dieser Zirkumskription Bolivien – Paraguay – Uruguay teilnehmen wird, , begleitet vom zuständigen Provinzial Miguel Márquez.

Die Rückreise nach Rom ist für den 5. Februar geplant. Wir empfehlen unseren Ordensoberen für diese Reisen dem Gebet aller.

03 02

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El sábado 7 de enero el P. General salió de Roma en dirección a SâoPaolo, en Brasil, con el fin de participar en el Capítulo de la Provincia de Brasil Sudeste, que se celebró entre el 9 y el 13 del mismo mes en Sâo Roque, pudiendo además reunirse con el Consejo de las Asociaciones de los monasterios de carmelitas descalzas de Brasil.

El día 15 partió para Buenos Aires, Argentina, y presidió el Capítulo de la Delegación, celebrado entre el 16 y el 20.

Su última etapa en América Latina se desarrollará entre Paraguay y Uruguay, tras atravesar el Río de la Plata, visitando fraternalmente a nuestros hermanos y participando en un Consejo Plenario a desarrollar entre el 31 de enero y el 2 de febrero, acompañado del Provincial de la Ibérica, P. Miguel Márquez Calle, de la que depende el Vicariato de Bolivia – Paraguay – Uruguay.

El regreso del P. Saverio a Roma está previsto para el 5 de febrero. Encomendamos todos estos viajes y trabajos al buen Dios.

03 02

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