All’alba di oggi, 27 luglio, dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale è morto a Burgos P. Tomás Álvarez Fernández (Tomás de la Cruz). Era nato il 17 maggio 1923 ad Acebedo (León) ed era Carmelitano Scalzo dal 6 agosto 1939, giorno della sua prima Professione. Fu ordinato sacerdote di Cristo il 23 giugno 1946. Era uno dei più grandi specialisti di Santa Teresa d’Avila degli ultimi decenni.

La sua vita è stata molto feconda di intenso studio, di insegnamento e di ricerca, ma soprattutto di un’esperienza profonda del carisma e della fraternità teresiana, da lui intesa come il miglior servizio reso all’Ordine e alla Chiesa.

La sua figura trascende l’ambito strettamente carmelitano, aperta com’è sui vasti orizzonti ecclesiali e della cultura. La sua lunga e intensa traiettoria ne ha fatto un punto di riferimento imprescindibile per il teresianismo e per gli studiosi della nostra cultura attuale.

La sua vita ha coperto un ampio spazio temporale e di aree geografiche: Europa, America e soprattutto Italia, Francia, Germania, Regno Unito, grazie alla sua partecipazione a congressi e alla traduzione dei suoi scritti nelle principali lingue moderne. Tra queste traduzioni si segnalano l’edizione critica delle opere di Santa Teresa di Gesù in francese e in italiano, così come la recente traduzione del Dizionario di Santa Teresa, pubblicato da Monte Carmelo di Burgos e tradotto dalle Éditions du Cerf e dalle Edizioni OCD.

Questo gigantesco lavoro è stato svolto soprattutto a Roma (1948-1978) e a Burgos (1979-2018). I suoi studi all’Angelicum lo misero in relazione con Karol Wojtyła, la cui tesi dottorale su san Giovanni della Croce fu pubblicata per la prima volta, grazie a lui, nella rivista Monte Carmelo di Burgos nel 1948.

Tuttavia i suoi studi si sono concentrati durante lunghi anni nella Pontificia Facoltà di Teologia dei Carmelitani a Roma (Teresianum). Essa è stata la grande piattaforma per il suo magistero. Qui ha redatto la Positio per il dottorato di Santa Teresa, proclamato da Paolo VI nel 1970, e ha realizzato una lettura teologica del teresianismo alla luce del Concilio Vaticano II, che ha nutrito le generazioni più recenti.

Un altro dei sui grandi contributi dal Teresianum di Roma è stato il restauro e l’edizione critica dei manoscritti di Santa Teresa: il Cammino di perfezione e il Castello interiore. Da Burgos ha curato l’edizione facsimile delle altre opere teresiane, dotandole di un minuzioso apparato storico e critico.

Nell’anno del V Centenario della nascita della Santa (2015) ha pubblicato il commento di ognuna delle sue opere e ha compiuto una ricerca esaustiva sulle lettere e su tutti i suoi manoscritti autografi conservati a El Escorial (oltre 1000 pagine).

Personalmente, ho sempre nutrito una grande ammirazione per il P. Tomás. Ora, come bibliotecario del Teresianum dal 2011, ho avuto l’onore di far conoscere la sua immensa opera agli alunni e ai ricercatori. Ho avuto la fortuna di essere testimone e portavoce del suo magistero nell’ambito delle lettere, tanto elogiate dalla Madre Teresa, che egli ha coltivato con tanta finezza e tanto amore. Gliene parlavo pochi giorni prima della sua malattia, e mi ha risposto umilmente e saggiamente che tutto è stato opera del Signore e del suo grande amore a Teresa di Gesù.

Ciro García, ocd (Bibliotecario del Teresianum, Roma)

Riportiamo con semplicità i momenti più significativi della breve visita del Card. João Braz de Aviz alla nostra Comunità. Abbiamo potuto vivere questo momento di gioia e condivisione fraterna, ricche e spontanee, grazie all’ interessamento delle Missionarie dell’Immacolata – p. Kolbe di Borgonuovo di Pontecchio Marconi (BO) che avevano invitato il Cardinale per il Capitolo Generale dove egli era atteso. Prima di condurlo dall’aeroporto a Borgonuovo, due missionarie si sono gentilmente prestate ad accompagnare il porporato presso il nostro Monastero.

A sr. Teresa Margherita, che ha detto di avere 99 anni e 71 di Professione, il Cardinale ha risposto: “Che bello ! C’è bisogno di questi esempi di fedeltà. Questo vuol dire che Gesù è il vero amore che può riempire una vita intera. Io ho di età quanto lei ha di professione.”

NS Madre ha ringraziato dell’Istruzione Cor Orans e J. Braz de Aviz:“ Pensate che dietro a tutto questo c’è il cuore del Papa che è puro amore per la vita contemplativa….

NS Madre ha manifestato il suo apprezzamento riguardo alla “ Cor Orans” perché in diversi punti è stata sottolineato il rispetto del Carisma, essenziale per noi, come ad esempio nel rapporto con i nostri Padri.  J.Braz de Aviz:  “Certo è molto importante perché se si blocca la fonte del Carisma si blocca la grazia propria. Cioè voi siete parte del corpo che è la Chiesa, siete molto dentro,nel cuore della Chiesa universale e in una Chiesa particolare, però avete anche una strada carismatica che deve restare sempre aperta. Altre cose col tempo si sono appiccicate addosso : tradizioni ,usi, modi di interpretare , ma tutto questo piano piano deve cadere per tornare alla fonte del Carisma,al Carisma puro,senza paure. È quello che da senso a tutto ed è molto importante il senso di appartenenza alla Chiesa.

A una sorella che ringraziava per questa visita definendola una visita da parte della Chiesa che ci fa sentire ancor più nel cuore della Chiesa, J.Braz de Aviz ha risposto : “Noi siamo parte di voi e voi parte di noi”.

Poi, guardando il biglietto che gli abbiamo donato, che gli ricordava il ponte di Brasilia, aggiunge : “ unità nella diversità, il Papa dice che la diversità è necessaria all’unità perché unità non è sinonimo di uniformità, anzi l’uniformità distrugge l’unità. Ad esempio, a proposito dell’obbedienza’ oggi si dice una parolina molto importante “obbedienza pro-attiva”. L’obbedienza è sempre quella di Cristo in croce che dice : Padre, nelle tue mani affido il mio spirito, anche se mi sembra che non capisco se Tu ci sei, obbedisco. Però prima di obbedire io dico al superiore, anche per chi è in formazione questo è molto importante, tutto quello che lo Spirito mi dice dentro, in modo che il superiore sia illuminato. E anche il Superiore deve dire quello che lo Spirito santo gli dice. Se c’è lo Spirito chi comanda, comanda bene e chi obbedisce, obbedisce bene : non è complicato. Ma se lo Spirito manca … Lo Spirito Santo è dato a tutti, non è venuto solo per Maria e per gli Apostoli, altrimenti gli altri non avrebbero capito. La nostra cultura non accetta che qualcuno comandi su un altro, non ha senso questo se siamo fratelli e sorelle. Però acquistare questo equilibrio non è facile, bisogna cercarlo. Quando non riusciamo dobbiamo pregare,chiedere scusa, tornare indietro, chiedere perdono tutti i giorni. Lo faccio anch’io con le mie suore, a volte devo chiedere scusa. Una volta mi è capitato in Dicastero di fare uno sbaglio e ho chiesto perdono pubblicamente. Un ufficiale mi ha detto: “Ma lei non può fare questo, è un Cardinale!” ma se lo fa il Papa tutti i momenti, perché non dovrei farlo io? Avevo proprio sbagliato !”

Nel salutare il Cardinale,NS Madre ha detto che arriveranno due sorelle di un monastero che chiude e che hanno già fatto la prova da noi e lui si è mostrato molto toccato dal fatto che due sorelle si trasferiscano dopo aver trascorso una vita intera nel loro monastero e ha molto apprezzato la nostra accoglienza. Poi NS Madre gli ha parlato delle esperienze di incontro fatte con le altre realtà monastiche della Diocesi e lui : “Bene continuate perché queste sono esperienze che fanno bene.”

Dall’11 al 15 giugno 2018 si è svolto presso il Teresianum l’incontro dei Novizi Carmelitani Scalzi italiani. Il gruppo di tutti gli attuali novizi ha visto la partecipazione di fr. Francesco Cotta e fr. Francesco De March dalla Provincia Ligure, accompagnati dal Maestro p. Marco Cabula; fr. Giuseppe Ginefra, fr. Andrea Palmentura e fr. Michele Piperis dalla Provincia Napoletana, accompagnati dal Maestro p. Leonardo Cuccurullo; fr. Francesco Alloisio, fr. Alessandro Futia e fr. Arthur Randriamampionona, accompagnati dal Maestro p. Gianni Bracchi. Il gruppo è stato arricchito anche dalla presenza del Maestro p. Attilio Viganò della Provincia Lombarda, la quale attualmente non ha novizi.

L’evento, coordinato da p. Gianni Bracchi, si è sviluppato in tre giornate piene. La mattina di martedì 12 giugno ha visto la visita guidata presso la Tomba di San Pietro e della necropoli sotto la Basilica vaticana, il pomeriggio, invece, è stato riservato alla presentazione della storia vocazionale di ciascun novizio.

Mercoledì 13 giugno, la mattina, grazie alla presenza del prof. Gianfrancesco Solferino, la visita storico-culturale, avente come sfondo il tema della chiamata, ha visto come luoghi principali d’interesse la Cappella Contarelli nella chiesa di S. Luigi dei Francesi, famosa per il ciclo pittorico caravaggesco su S. Matteo, e la Cappella Cerasi della Basilica di Santa Maria del Popolo, con particolare riferimento all’opera del Caravaggio “La conversione di Saulo”. Il pomeriggio, invece, si sono tenuti due incontri, uno avente come tema “La regola del Carmelo”, l’altro “Il profeta Elia e il Carmelo”, i cui relatori sono stati rispettivamente p. Cabula e p.Viganò.

Nella mattinata di giovedì 14 giugno, sempre accompagnati dal prof. Solferino, la visita ha avuto come obiettivo la chiesa di Santa Maria della Vittoria, con particolare attenzione al capolavoro berniniano della Transverberazione di Santa Teresa d’Avila, e la chiesa di S. Francesco a Ripa che ospita un’altra importante opera scolpita dal Bernini, ovvero quella della Beata Ludovica Albertoni. È stata l’occasione per vedere anche il santuario presente in questa chiesa, dove è custodito un grande numero di reliquiari, all’interno della cella in cui il poverello d’Assisi era solito alloggiare durante le sue visite romane. Il pomeriggio, ha visto invece l’intervento di p. Cuccurullo su “Maria e il Carmelo” seguito da un momento assembleare, dove i giovani novizi hanno presentato il loro sguardo sul Carmelo, attraverso le loro attese e le loro preoccupazioni.

Cari fratelli e sorelle,
con dolore, gratitudine e speranza cristiana abbiamo ricevuto la notizia che questa mattina è deceduto a Burgos il P. Tomás Álvarez Fernández (Tomás de la Cruz); da alcuni giorni si trovava all’ospedale.
P. Tomás era nato il 17 maggio 1923 ad Acebedo (León) ed era Carmelitano Scalzo dal 6 agosto 1939, giorno della sua prima Professione. Fu ordinato sacerdote il 23 giugno 1946.
È tornato al Padre all’età di 95 anni e 79 anni di professione, dopo una feconda vita di intenso studio del nostro carisma e spiritualità, e di dedizione alla cura dei fratelli tramite l’insegnamento e la fraternità.
Il funerale sarà celebrato a Burgos domani, sabato 28 luglio, alle ore 12.30.
Rendiamo grazie a Dio per la sua persona e per il suo impegno nell’Ordine, per la sua grande umanità e i suoi lavori, interamente consacrati ad insegnarci a vivere meglio la nostra vocazione e carisma. Riposi in pace.

Il 10 dicembre 2016 la Conferenza Iberica dei Provinciali, composta dalle Province di Portogallo, Navarra e Iberica, aveva dato inizio a una missione a Timor Est.

Nonostante tutti gli sforzi fatti, non è stato possibile assicurare, per il momento, una presenza solida che consenta l’insediamento dell’Ordine in quel territorio.

Per questo motivo, dietro richiesta della stessa Conferenza, l’11 giugno scorso il Definitorio Generale ha scritto una lettera ai Provinciali delle tre Circoscrizioni, ringraziando del lavoro svolto dai missionari in tutto questo tempo di permanenza a Timor Est e accettando la proposta di sospensione temporanea della missione.

Dio voglia che in futuro, come ha scritto il Definitorio Generale, si possa ristabilire una presenza del Carmelo Teresiano a Timor Est, “che abbia i requisiti per una presenza rinnovata, orientata all’accoglienza vocazionale e alla formazione”.

Negli ultimi giorni del mese di giugno, il Preposito Generale P. Saverio Cannistrà ha svolto una visita ai nostri fratelli e sorelle carmelitane dell’Olanda, accompagnato dal suo segretario, P. Rafał Wilkowski. Ha potuto incontrare tutti i frati della Semiprovincia e visitare i monasteri di Echt, Maastricht e Oirschot, condividendo fraternamente la vita dei frati e delle monache di questa Circoscrizione dell’Ordine, che soffrono le difficoltà proprie della mancanza di vocazioni e del trascorrere del tempo, col conseguente invecchiamento. A Echt ha potuto anche visitare la parrocchia in cui sono conservati alcuni oggetti legati a Santa Teresa Benedetta della Croce che, com’è noto, da lì fu condotta insieme alla sorella Rosa al campo di Westerbork e quindi ad Auschwitz, dove subì il martirio.

Il 6 giugno scorso, la missione del Carmelo Teresiano in Bengala Occidentale ha compiuto 20 anni. I Carmelitani si stabilirono dapprima a Kolkata, nel 1998, inviati dall’allora Commissario dell’attuale Provincia di South Kerala, P. Wifred Miranda. Più tardi, P. Bernardine M. Louis, già Provinciale, aprì il primo seminario della missione a Burdwan. Nel 2008 il Bengala Occidentale è diventato un Vicariato Regionale di South Kerala.

Attualmente la Circoscrizione comprende 10 case, 3 delle quali sono seminari, e conta 23 sacerdoti, 18 studenti di Teologia, 2 studenti nell’anno di “regency”, 7 studenti di Filosofia, 6 novizi, 5 postulanti e un buon numero di aspiranti. Le attività pastorali più importanti sono le parrocchie missionarie, i collegi, le case di accoglienza per bambini e bambine e un centro-scuola di taglio e cucito (laboratorio di sartoria).

Il 6 giugno 2018 l’Arcivescovo di Kolkata, Thomas D’Souza, ha celebrato una Messa di ringraziamento nel nostro primo convento. Spronati dalle parole che ci ha rivolto nella sua Visita pastorale il Definitore Generale P. Johannes Gorantla, ci poniamo sotto la protezione di Santa Teresa e della nostra Santissima Madre del Carmelo, affinché continuino ad alimentare in noi il fuoco dello Spirito che anima la nostra missione.

Il 23 giugno è stato un grande giorno per il Paraguay e per il Carmelo. Finalmente il giorno tanto atteso è arrivato e lo stadio del Club Cerro Porteño si è riempito di fedeli, giunti fin dal mezzogiorno per acclamare la loro beata Maria Felicia di Gesù Sacramentato (Chiquitunga). La cerimonia è iniziata puntuale alle 16.30 del pomeriggio ed è stata presieduta dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi; hanno concelebrato tutti i vescovi della Conferenza episcopale e circa 200 sacerdoti. La cerimonia è stata solenne, agile e gioiosa, con una mescolanza di canti classici e del contagioso folclore paraguayano. È stato emozionante vedere un’assemblea di 50.000 persone (non sappiamo quante migliaia non hanno potuto entrare nello stadio) partecipare con i suoi applausi a ogni momento della cerimonia.

Erano presenti circa 60 Carmelitane Scalze, oltre a circa 40 frati del Paraguay e dei Paesi vicini. Il giorno seguente si sono svolte in vari luoghi delle celebrazioni eucaristiche di ringraziamento per la beatificazione di questa giovane Carmelitana, che già ieri il popolo acclamava come Santa.

Nella sua omelia, il Card. Angelo Amato ha presentato Chiquitunga come “una giovane colta e santa, entusiasta della sua fede e della sua vocazione di consacrata”. Una santa che “invita oggi le sue sorelle ad essere orgogliose della loro vocazione e gioiose nella loro quotidiana offerta al Signore”. Una santa che “ci invita tutti a vivere la nostra esistenza cristiana e ispira la gioventù paraguayana a vivere fedele all’amore di Gesù”.

Il Paraguay, il Carmelo e il Cielo si sono quindi riempiti di festa. Auguri a tutti.

Il Lunedì di Pentecoste (21 maggio 2018) i fratelli della Provincia di Avignone-Aquitania hanno celebrato il 70° anniversario di fondazione del loro Santo Deserto. Il progetto fu discusso nel Capitolo Generale del 1947 e il Beato P. Maria-Eugenio del Bambino Gesù, capitolare, fu incaricato di portare a termine la fondazione; anche allora, la data coincise con un Lunedì di Pentecoste – in quell’occasione (anno 1948) il 17 maggio, giorno in cui si svolge il pellegrinaggio annuale in onore di Nostra Signora della Misericordia, venerata fin dal XVII secolo nel santuario del nuovo Deserto.

Durante circa cinquant’anni, il Santo Deserto di Roquebrune (dipartimento di Var, in Provenza) fu portato avanti dalle quattro province belgo-francesi: Avignone-Aquitania, Parigi, Fiandre e Brabante. A partire dal 1996, la Casa dipende esclusivamente dalla Provincia di Avignone-Aquitania.

Il sito consta di sette romitori edificati dai monaci camaldolesi verso il 1925, e di un grande edificio in stile provenzale (originariamente un bastione) degli inizi del XIX secolo, oltre che di un antico santuario mariano ricostruito nel XVII secolo. La tenuta di oltre 60 ettari (due colline) si estende nella solitudine del Massiccio dei Maures, offrendo una splendida vista sul Mediterraneo e sulla baia di Saint-Raphaël.

Il Lunedì di Pentecoste, gli eremiti hanno organizzato un incontro per commemorare l’evento; esso è coinciso con la celebrazione della prima festa liturgica di Maria Madre della Chiesa, ora celebrata appunto il giorno seguente la Pentecoste. Una coincidenza bella e provvidenziale, altamente simbolica e in sintonia con la spiritualità del Carmelo. Il P. Henri del Bambino Gesù, Provinciale di Avignone-Aquitania, ha presieduto la cerimonia in quest’anno in cui celebra le nozze d’argento della sua Professione religiosa.

In occasione del 450° anniversario della Riforma del ramo maschile dell’Ordine Carmelitano e dell’inizio del Carmelo Teresiano (1568-2018), i giovani religiosi Carmelitani Scalzi e i postulanti di entrambe le Province Polacche dell’Ordine – di Cracovia e di Varsavia – hanno formato una corale carmelitana, che a Czerna ha registrato un CD con la Messa e i Vespri di San Giovanni della Croce, come pure gli inni e le antifone proprie del Santo. Il disco sarà edito nel prossimo autunno.

Come ci confida uno degli ideatori dell’iniziativa, essa dev’essere vista nella prospettiva della frase evangelica sul padrone di casa, “il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52).

Dal punto di vista artistico la responsabilità dell’iniziativa è stata assunta dagli specialisti Ewa Domagała e Robert Rekiel, con a capo il P. Mariusz Wójtowicz OCD, già conosciuto per altri dischi realizzati precedentemente, come quelli di canti gregoriani carmelitani e teresiani (disco “Sancta Mater Teresia”: https://soundcloud.com/dumanie/sancta-mater-teresia-chora-y), senza parlare dei canti polifonici contenuti in altri CD, per es.: “Solo Dios basta”: https://soundcloud.com/dumanie/bog-sam-wystarcza-vol-1 o “Twoje Niebo”: https://soundcloud.com/dumanie/twoje-niebo-dzien-po-dniu

Si tratta davvero di un’iniziativa più che lodevole, perciò diffondiamo con gioia la notizia che la presenta. Vi invitiamo a visitare spesso la pagina web della Provincia OCD di Cracovia, dove sono reperibili le nuove registrazioni: https://www.karmel.pl

Notiziario dal Carmel di Bangui n° 21 – 8 Maggio 2018

 « Nei momenti più difficili emergono degli eroi e non dubito che degli eroi esistano nella Repubblica Centrafricana per alzarsi, come un solo uomo, per dire no alla violenza, no alla barbarie, no alla distruzione di se stessi ». È questo l’appello che l’arcivescovo di Bangui, il cardinal Dieudonné Nzapalainga, ha rivolto alla capitale e all’intera nazione in questi giorni drammatici, carichi di tensione e di tristezza.

Cos’è successo a Bangui? La mattina del primo maggio, durante una celebrazione nella parrocchia di Notre Dame de Fatima (a poca distanza dal nostro convento), un gruppo armato proveniente dal quartiere Km5 (un’enclave a maggioranza musulmana, da anni il focolaio principale delle tensioni della capitale) ha aperto il fuoco sulla gente in preghiera provocando morti e feriti. L’incursione è avvenuta come rappresaglia in reazione ad un tentativo da parte delle forze dell’ordine di catturare alcuni elementi di questo gruppo armato che, di fatto, tiene in ostaggio la capitale e alcuni stessi musulmani del quartiere.

I fedeli a Fatima avevano appena proclamato la loro fede e stava per iniziare l’offertorio. Ma la Messa è continuata con il sacrificio di sedici cristiani, tra i quali un sacerdote, l’abbé Albert Tungumale Baba. Lo scontro è poi continuato – per giorni – in altri quartieri della città provocando altri morti, altri feriti e la distruzione di due moschee. L’episodio di Fatima, che ha ferito e lasciato quasi incredula l’intera città, è avvenuto inoltre a poche settimane dell’uccisione a Séko (nel centro del paese) di un altro sacerdote, l’abbé Désiré Angbabata, insieme a undici suoi parrocchiani.

L’abbé Albert, settantun anni e tra i sacerdoti più anziani del clero di Bangui, era un pastore stimato e conosciuto per la sua semplicità e simpatia, e soprattutto per la sua opera discreta e infaticabile in favore della riconciliazione tra cristiani e musulmani. Durante le fasi più acute della guerra aveva accolto per diversi anni, nella sua parrocchia vicinissima al Km5, migliaia di profughi provenienti dai quartieri vicini. L’abbé Albert, inoltre, era a tutti noto per il suo grande amore per il sango, la lingua nazionale del Centrafrica, non particolarmente ricca di vocaboli. L’abbè Albert riusciva a tradurre ogni parola (senza usare il francese), con soluzioni geniali o giri di parole divertenti. Una volta, mentre eravamo in macchina insieme, tradusse pure il mio nome, decretando che mi si doveva chiamare Bwa (che in sango significa sacerdote) Federiki. 

In un’intervista l’abbé Albert aveva detto che solo Dio può ormai salvare il Centrafrica. Non aveva tutti i torti. A salvare il Centrafrica ci hanno provato, e ci stanno ancora provando, in tanti: l’esercito nazionale, le truppe dell’Unione Africana, la missione francese (che ha comunque il grande merito di aver impedito che il conflitto diventasse un massacro), i soldati dell’Unione Europea, poi la Minusca, la grande missione dell’ONU (che, pur con tutti suoi limiti, resta al momento l’unica soluzione possibile) e ora sono all’orizzonte anche i russi. Ci ha provato pure papa Francesco che, con la sua visita nel novembre del 2015, era riuscito a regalare una tregua sufficiente per eleggere democraticamente un nuovo presidente. Con il tempo, purtroppo, l’effetto di quella visita è come svanito e l’occasione di voltare pagina è stata per l’ennesima volta sprecata. Gli scontri si sono moltiplicati su tutta l’estensione del paese e quella pace, che avevamo appena accarezzato, sembra quasi più lontana di prima.

Perché è iniziata questa guerra? E perché sembra impossibile arrestarla? Le guerre sono sempre complesse, iniziano per tanti motivi ed evolvono nel tempo. Anche per chi abita qui da anni, è difficile spiegare le vere ragioni del conflitto e, ancor di più, suggerire la soluzione giusta per spegnere l’incendio evitando che si propaghi ora qui, ora là – quasi come i fuochi della savana – lasciando solo morti, distruzione, paura e scoraggiamento. Attualmente i due campi avversari non sono neppure così nettamente distinguibili, come nei primi anni della guerra, tra Seleka (la coalizione delle milizie a maggioranza musulmana, tra cui anche mercenari di altri paesi) e gli anti-balaka (le milizie di autodifesa, sorte a difesa della popolazione del paese, a maggioranza cristiana, ma dalle quali i vescovi hanno sempre preso le distanze). La Seleka è ufficialmente sciolta. Ogni gruppo di ribelli ha il suo capo, i suoi obiettivi e la sua zona d’influenza. Non c’è più quella guerra casa per casa, quartiere per quartiere che Bangui aveva conosciuto nel 2013 e nel 2014. Ora si tratta di battaglie che hanno per protagonisti gruppi di autodifesa, i soldati dell’Onu o le forze dell’ordine. Tre quarti del paese sono come fuori dal controllo dell’autorità dello Stato.

La guerra in Centrafrica, iniziata di fatto già nel 2012, non è uno scontro confessionale o etnico. Si tratta piuttosto dell’ennesimo conflitto per la conquista del potere e per lo sfruttamento delle ricchezze di cui abbonda il sottosuolo. Purtroppo, l’elemento confessionale si è inserito violentemente, avvelenando quella convivenza tra cristiani e musulmani che faceva del Centrafrica – in un tempo ormai lontano – un esempio di coabitazione pacifica. Seko e Fatima confermano che per ritornare alla situazione precedente la strada è ancora lunga.

Durante l’omelia, in occasione dei funerali del sacerdote ucciso e di alcune delle vittime, il Cardinale di Bangui ha messo tutti con le spalle al muro denunciando l’inerzia del governo, la lentezza dell’Onu e il rischio che i cristiani cedano allo sconforto o, peggio ancora, alla logica della violenza e della vendetta. C’è un nemico insidioso che sta distruggendo il Centrafrica. E questo nemico, ha scandito il Cardinale, è il diavolo. Solo le armi della fede possono vincerlo.

Bangui, ferita al cuore della sua fede, non è arrabbiata con Dio. È arrabbiata piuttosto con quegli uomini che non vogliono la pace e, quasi obbedendo a un’agenda nascosta, si ostinano a bloccare il paese, come se fosse ineluttabilmente condannato alla miseria e alla guerra. Bangui e tutto il Centrafica sono in cerca di eroi – tra i governanti, i soldati, i giovani – che si alzino come un solo uomo e dicano no alla guerra e sì alla pace.

 Bwa Federiki

La GMG si terrà a Panama, dal 22 al 27 gennaio del prossimo anno 2019. I Carmelitani Scalzi della Provincia dell’America Centrale ci invitano alla Giornata mondiale della Gioventù carmelitana, che si svolgerà, con l’aiuto di Dio, il 28 gennaio. Per facilitare la partecipazione dei giovani di tutto il mondo, hanno lanciato questa pagina web, disponibile in otto lingue: spagnolo, portoghese, francese, italiano, inglese, tedesco, russo e latino:

 http://jmjcarmelitana.org/

Così il Superiore Provinciale, P. Marco Antonio Durán, OCD, apre la lettera di benvenuto a questa IV Giornata, che avrà come motto: “Dio è gioia infinita”:

 Carissimi giovani della Famiglia del Carmelo:

Nel contesto della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Panama nel gennaio 2019, la nostra Provincia Carmelitano-Teresiana dell’America Centrale trabocca di gioia e di speranza, chiamata com’è ad ospitare la nostra IV Giornata Carmelitana della Gioventù.

Come Superiore Provinciale dei Carmelitani Scalzi, e a nome dei miei fratelli, i frati Carmelitani Scalzi, delle nostre sorelle, le monache Carmelitane Scalze, e del Carmelo Secolare dell’America Centrale, vi dò oggi il più cordiale BENVENUTO a questa Pagina Web Carmelitana, che vuol essere “una finestra per incontrarci, conoscerci, incoraggiarci e organizzarci” in vista della Giornata Carmelitana che vivremo, a Dio piacendo, il 28 gennaio 2019”.

Fr. Mauro Jöhri, OFMCap, presidente dell’USG ha comunicato il 28 maggio scorso al Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, i nomi dei Superiori generali, eletti durante la recente Assemblea dell’Unione Superiori Generali, che parteciperanno al prossimo Sinodo, che si terrà a Roma dal 3 e al 28 ottobre p.v. Nella rosa dei nomi compare anche quello del ns. Padre Generale, Saverio Cannistrà, ocd.

La XV assemblea generale ordinaria del sinodo dei Vescovi avrà come tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Alcuni giorni fa abbiamo ricevuto da P. Daniel Rodríguez, Delegato Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi del Venezuela, una lettera dal titolo significativo: “Venezuela, un paese per piangere”; in essa, P. Daniel ci informava della situazione di emergenza che il Venezuela sta vivendo e di come i Carmelitani cercano di aiutare i più colpiti dalla crisi.

Nella lettera, P. Daniel sottolineava il fondamento morale e spirituale della “notte” politico-sociale in cui il paese si trova sprofondato. La situazione può essere definita, a giudizio del nostro confratello, una “anarchia vorace”, dove il crimine e la delinquenza si fanno strada in mezzo a una società sempre più impoverita, senza poter intravvedere una via d’uscita a una situazione in cui a tanti manca un adeguato sostentamento, mentre scarseggiano gli alimenti e le medicine necessarie, come pure altri mezzi per portare avanti un’esistenza dignitosa.

In questo panorama desolante, i nostri fratelli e sorelle cercano di farsi in quattro per aiutare gli altri, anche quando devono sopportare alcune penurie: mancanza di qualunque combustibile, necessario anche solo per cucinare; le interruzioni di elettricità sono continue e prolungate, per cui, per esempio, le nostre consorelle di Maracaibo devono sopportare temperature tra 42 e 50 gradi centigradi, senza il sollievo di ventilatori elettici.

Dalla Curia Generale, come anche dalla famiglia carmelitano-teresiana di Colombia, Brasile, Panama, Repubblica Dominicana, Perù, Cile, Spagna, Argentina e CITeS di Avila (Spagna), ricevono aiuti di diverso genere, che hanno consentito loro di distribuire alimenti e medicine ai più sfortunati. Il Carmelo Secolare tiene aperta una mensa a Mérida, nel quartiere povero di “El Salado”, ma può offrire un solo piatto di cibo alla settimana.

Il testo integrale della lettera, di cui abbiamo dato qui un brevissimo riassunto, si trova in spagnolo nella sezione Notizie della stessa lingua.

Il 28 aprile è stata una giornata storica per l’Ordine dei Carmelitani Scalzi in Portogallo, perché in quella data è stata presentata ufficialmente, presso il convento dei nostri Frati a Fatima, la Commissione di Studi Storici e Patrimonio Culturale del Carmelo teresiano (CEHOC-OCD la sigla in portoghese) della suddetta Provincia.

La presentazione, presieduta dal Provinciale P. Pedro Ferreira, si è svolta alla presenza del presidente della Commissione, P. Joaquim Teixeira. Le due conferenze tenute dall’architetto Teresa de Campos Coelho e dall’ingegnere Miguel Portela hanno aperto questa giornata di presentazione, conclusasi con una conferenza di fr. Renato de la Cruz, OCD, su due figure essenziali per la configurazione del carisma teresiano in Portogallo: Maria di San Giuseppe e Giuseppe dello Spirito Santo.

I partecipanti – membri della Commissione e studiosi invitati – hanno potuto visitare la sede della Commissione (nella Domus Carmeli di Fatima) e godere di un concerto di canto gregoriano offerto dai novizi della Provincia ivi residenti.

Alcune fonti interessanti relative alla Commissione sono accessibili in internet, alla pagina: www.historia.carmelitas.pt (che contiene la rivista Studia Carmelita).

Video del concerto: https://youtu.be/hc9Xmniad_c

http://www.carmelitas.pt/site/noticias/noticias_ver.php?cod_noticia=502