Il 16 aprile, come parrocchia, abbiamo partecipato con gioia al Corteo per la Vita e la Famiglia, un evento organizzato dal Comitato Regionale di Coordinamento per la Vita.

Di prima mattina i membri della nostra parrocchia hanno preparato il nostro carro per l’evento. Abbiamo poi partecipato al Corteo con abiti bianchi, palloncini e cartelloni che richiamavano l’obiettivo della manifestazione.

Dobbiamo continuare a testimoniare il nostro impegno per la difesa della Vita dal momento del concepimento e di ogni vita umana, così come per il nucleo della società che è la famiglia.

 

Domenica 19 marzo 2023 sono stati approvati gli Statuti definitivi degli “Amici del Carmelo”, che erano stati approvati ad experimentum per cinque anni, a partire dal 12 gennaio 2017 presso il Convento dei Carmelitani di Bujumbura, nello stesso giorno in cui era stata inaugurata la loro attuale residenza.

Alcuni di questi Amici iniziarono a frequentare il convento fin dai primi giorni del suo arrivo a Bujumbura, attratti prima dalla disponibilità per il sacramento della Riconciliazione, poi dalla Messa mattutina, il cui orario si armonizza facilmente con quello di lavoro, e infine dall’adorazione del Santissimo Sacramento ogni giorno lavorativo dal lunedì al venerdì.

A partire da quest’attenzione pastorale verso tutti, questo gruppo di fedeli si è gradualmente trovato in spontanea amicizia con i Carmelitani fino a condividere attivamente la liturgia, animandola con canti e letture, soprattutto il martedì e il giovedì. Poi, si sono mostrati solidali tra loro e con i Carmelitani in diverse situazioni della vita, al punto da riconoscersi come “amici in Cristo” secondo le parole di Santa Teresa di Gesù (cfr. Vita 16, 7). Dopo un processo informale durato sei anni, sono stati incoraggiati a elaborare degli statuti per costituirsi come Associazione di fedeli. Il Provinciale ha chiesto al Vicario regionale di approvare questi statuti. Si sono posti sotto il co-patronato dei Santi Giuseppe e Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo. L’aggregazione dei primi diciotto è stata siglata con un atto di promessa.

 

In un clima di gioiosa fraternità, il 23 marzo abbiamo celebrato l’Eucaristia in occasione della Giornata del Carmelo Secolare, nel suo 429° anniversario. L’Eucaristia è stata presieduta da P. Victorino Bal, Assistente delle Comunità OCDS nel nostro Paese, insieme a P. Javier, il nostro parroco.

Al termine della Messa, i Secolari hanno ricevuto una benedizione speciale dai nostri due sacerdoti e sono stati successivamente invitati a entrare nel convento, dove i frati avevano preparato un banchetto per loro.

P. Victorino ci ha detto che la condivisione fraterna tra tutti i rami del Carmelo è vitale, perché ci permette di coltivare la gioia e l’amicizia che caratterizza il carisma teresiano, per poi condividerla con il prossimo.

 

Domenica 19 marzo 2023, il Delegato Provinciale dell’OCDS, Padre Alex Collera OCD, ha presieduto la celebrazione eucaristica dell’erezione canonica della Comunità di San Giuseppe e San Giovanni della Croce nella Cappella delle Carmelitane di Upper Camaman-an (Oro City), con la partecipazione di una numerosa assemblea.

 

La comunità OCDS del Beato Marie-Eugène è nata 6 anni fa a Boars Hill, Oxford, Inghilterra, dopo che la comunità di Sant’Elia era diventata troppo grande. Cinque membri si sono sentiti pronti e ispirati a formare una nuova comunità, che è stata eretta ufficialmente il 4 marzo 2023. La cerimonia è stata celebrata da Matthew Blake, Delegato Provinciale dell’OCDS, e concelebrata da alcuni frati della comunità di Boars Hill, con la presenza della nostra Presidente Nazionale Annette Goulden, del nostro Presidente Regionale Cyprian Blamires e altre persone collegate online. Un pranzo e un momento di festa hanno seguito quest’importante evento, marcato da una processione verso la porta del convento, simbolo del nuovo cammino della nostra comunità. Le nostre valigie sono pronte!

Due settimane dopo, nella Domenica Laetere, Mons. Philip Egan, Vescovo di Portsmouth, ha visitato la nostra parrocchia di San Giovanni Evangelista a Wallingford, nell’Oxfordshire. È stato piacevolmente sorpreso di ricevere una copia del documento ufficiale che porta il suo nome e che è stato firmato dal nostro Superiore Generale, padre Miguel Marquez, OCD e da padre Ramiro Casale, OCD, Delegato Generale dell’OCDS.

 

Sabato 25 febbraio 2023

Destinazione Aleppo

 

Dopo i giorni trascorsi in Iraq per celebrare i 400 anni di presenza carmelitana nelle terre di Abramo (17-24 febbraio), con celebrazioni vibranti e piene di comunione con i cristiani dell’Iraq, con la famiglia carmelitana, con i confratelli e i laici provenienti dalla Francia, dall’Egitto, dal Libano e dall’Italia, insieme all’arcivescovo latino di Baghdad, Mons. Sleiman, carmelitano scalzo, parto per la Siria… Faccio questo viaggio attraverso il Medio Oriente in compagnia di Padre Christophe-Marie, il Definitore francese.

Viaggiamo verso Beirut, in Libano, celebre terra dei cedri, di cui la Bibbia canta la bellezza e la gloria. Qui la presenza del Carmelo è molto viva e ricca: diverse comunità di frati, due comunità di Carmelitane Scalze, diverse comunità del Carmelo Secolare, scuole, centri di formazione, un forte impegno all’interno della Caritas nazionale, ecc. È una terra duramente colpita da una brutale crisi economica con conseguenze molto dure. C’è una forte immigrazione legata alla guerra in Siria e in altri Paesi. Approfittiamo del nostro viaggio in Siria per associarci ai confratelli della Semiprovíncia del Libano, riuniti in assemblea plenaria per discutere il compito e le sfide della formazione, in preparazione al Capitolo provinciale.

Arriviamo ad Hazmieh (Beirut) la sera del 24 febbraio. Facciamo la Via Crucis con i confratelli e i fedeli, scandita da magnifici canti. Il giorno successivo ci rechiamo più a nord, a Tripoli, presso la comunità di Mijdlaya. Dopo pranzo, iniziamo il nostro viaggio verso la Siria. Padre Raymond, il Provinciale, ci guida. È esperto nelle avventure dei viaggi in Siria.

Abbiamo impiegato circa un’ora per raggiungere la frontiera e un’altra ora per passare i tre o quattro posti di controllo libanesi e siriani. Finalmente, grazie agli sforzi e alla competenza di Raymond, entriamo in territorio siriano. I controlli militari e di polizia sono costanti. Sono le ore 14.45.

Suor Anna, priora delle Carmelitane di Aleppo, ci accoglie. È venuta a prenderci con Levan, il nostro autista. Avevamo un appuntamento a Homs, ad una quarantina di chilometri dalla frontiera.

Levan ci racconta quello che è accaduto in questi giorni. Da quando c’è stato il terremoto, lui, sua moglie e i loro due figli dormono in un’auto simile a quella in cui ci troviamo noi. Da tre settimane usano l’auto come rifugio notturno.

Molti non sono rientrati nelle loro case. Circa 800 persone sono state accolte dai Maristi, un migliaio dai Salesiani, e tanti dormono nelle loro auto. Di giorno entrano in casa, ma di notte hanno paura. Altri terremoti si sono verificati su scala minore.

Quando arriviamo in Siria, ci appare un paesaggio difficile da definire: chilometri infiniti di città devastate dalla guerra, simili a scheletri senz’anima. In alcune città e villaggi vediamo persone sedute a terra che parlano, bambini che giocano. Molto spesso vediamo piccole greggi di pecore. Il sole tramonta verso le ore 18.30.

Arriviamo al monastero delle Carmelitane alle ore 20.30. Siamo accolti da due donne rifugiate e da una ragazza che ci aiutano a portare la frutta e i pacchi che abbiamo portato. Ci danno il benvenuto. Ci dicono che la nostra presenza illumina Aleppo (tipico saluto arabo).

Conversiamo gioiosamente con le suore. Sono molto felici di incontrarci. Ci raccontano alcune delle loro impressioni di quel momento, del giorno del primo terremoto, alle 4 del mattino. Tutti sono usciti in strada così com’erano, in pigiama, a piedi nudi. Pioveva, faceva molto freddo. Chi ha potuto, si è rifugiato nella propria macchina. Avevano tanta paura di tornare in casa.

Le monache hanno subito accolto le persone e le famiglie che hanno chiesto di poter essere ricevute qui. Attualmente, nel monastero vivono circa cinquanta persone.

Le suore raccontano che nel coro, durante la seconda scossa, la statua della Madonna si è spostata in avanti, così come il vaso di fiori. Sono rimaste paralizzate. Suor Hilda ci dice che prima del terremoto, il loro cane è entrato nella sua stanza molto agitato e, salito sul letto, le zampettava addosso come se volesse dirle qualcosa. Lei lo ha cacciato dal letto e ha continuato a dormire. Il cane è allora rimasto accanto al letto, mugolando. Pochi minuti dopo questa reazione del cane, è iniziato il terremoto… i cani e il loro sesto senso…

Sono le ore 21:00 e le suore hanno preparato una deliziosa cena con prodotti locali e dolci tradizionali. C’è un camino nel soggiorno e due camere da letto finemente decorate. Questa meravigliosa accoglienza contrasta con la desolazione esterna, di cui abbiamo visto solo una piccola parte.

Incontriamo i volontari della San Vincenzo, venuti a portarci del cibo. Anche se abbiamo già cenato, insistono perché riceviamo anche la nostra parte, una specie di frittata di patate che ci assicurano essere molto buona. Accettiamo tutto quello che ci offrono.

Salutiamo alcune famiglie con due o tre bambini. Più tardi scopriamo che ci sono molte famiglie con molti più bambini. Una coppia ci chiede di portarli in Spagna, in Italia o altrove, perché qui non hanno nulla. Ci accolgono con un grande sorriso, ringraziandoci per la nostra presenza. Ci chiedono preghiere.

La giornata si conclude nel ringraziamento per aver potuto venire qui a portare un po’ di conforto e calore.

 

Domenica 26 febbraio 2023

 

Fa molto freddo e non c’è riscaldamento. Il letto si compone di un insieme di coperte e piumoni. Non c’è acqua calda nella nostra stanza, solo quando sorge il sole. Più tardi veniamo a sapere che verso le ore 5.30 c’è stato un altro piccolo terremoto. Preghiamo con le suore. Sono le 6 del mattino e sentiamo il muezzin cantare tenuamente in lontananza. La cappella è silenziosa e c’è un po’ di riscaldamento. È una cappella molto sobria e bella che invita al silenzio. È stata progettata da suor Hilda, che è architetto.

È una gioia speciale essere qui con loro e con queste famiglie, anche se è solo per due giorni. La sensazione di essere nel posto giusto, di rendere presente tutto l’Ordine, di confortare e di lasciarci introdurre nel silenzio della loro preghiera intima con Gesù sofferente e della loro tenda aperta al mondo.

Abbiamo incontrato una delle famiglie: Mirna, Hana, Satina, George. Satina studia matematica, frequenta il terzo anno. Le manca ancora un anno. È molto magra. Ci chiede, quasi in lacrime, se possiamo aiutarla a lasciare la Siria: “Qui non c’è futuro”. Non abbiamo parole, non abbiamo risposte. Solo la preghiera. Molti vorrebbero andarsene da qui, da questo orrore. Ma chi ricostruirà la Siria, chi combatterà dall’interno per sollevare le rovine e infondere una speranza che solo dal popolo siriano può nascere? Come ricostruire tanta distruzione?

Parliamo con altri rifugiati: Mina, Nayla, Ghada, Daud. Mina lavora alla Caritas e ogni giorno si reca da qui al suo posto di lavoro. Parliamo con sua madre e sua zia. Mariam, forse la più giovane dei rifugiati, non si allontana da noi con la sua borsetta da vecchia signora. È di famiglia musulmana. Michel e Mary, con il figlio Gad, ci accolgono al nostro arrivo. Anche loro ci chiedono se possiamo fare qualcosa per aiutarli a lasciare il Paese.

Incontriamo alcuni bambini che hanno fatto di un albero il loro rifugio privato, circondandolo con una sorta di muretto, e con una sua porta d’ingresso. Anche arrampicarsi sull’albero è un’avventura e uno di noi vi gioca, per la gioia dei bambini.

Alle ore 16, ci rechiamo al Vicariato Apostolico dei Latini di Aleppo. Il Vicario, Raymond Girgis, francescano, ci accoglie. È uno specialista in diritto canonico delle Chiese orientali. Abbiamo una conversazione affascinante. Un sacerdote argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato, Hugo Fabián Alániz, si unisce a noi. Ci parla della paura che si è impossessata della popolazione. Qui, hanno accolto 130 persone dopo il primo terremoto e 170 nel secondo, i Francescani vicini ne hanno accolte 4000.

Raymond celebra la messa domenicale dalle Carmelitane. Ci dice che non dobbiamo perdere la speranza. Esorta la gente a non abbandonare il Paese, a lavorare insieme per migliorare la situazione. La guerra continua a segnare la vita di questo Paese. Il servizio militare porta via gran parte della gioventù. È obbligatorio a partire dai 18 anni e dura otto anni.

Raymond ci chiede di incontrare il Nunzio, il cardinale Mario Zenari, che vive a Damasco. Gli ho telefonato e me ne è stato molto grato.

Abbiamo espresso la nostra vicinanza alle nostre monache nel loro libro degli ospiti, testimoniando i sentimenti di tutto il Carmelo, monache, frati e laici, nei loro confronti:

“Era un mio desiderio venire ad Aleppo per visitarvi e poter condividere con voi la gioia della nostra vocazione. Ringrazio Dio per questi due giorni qui nella vostra casa aperta a tutti i rifugiati. Voi siete, nella vostra debolezza, una parabola del Vangelo del Carmelo, un’umile testimonianza di come Dio sia casa e dimora per coloro che hanno paura e sono desolati. Che Dio sia per ciascuna di voi fonte, casa, cibo, speranza e amore per sempre. Sono orgoglioso della vostra offerta e della vostra presenza qui. Continuate a dare la vita con entusiasmo e semplicità. Siete stati per me un dono di speranza e di fede che il Carmelo rinascerà secondo il cuore di Dio. In profonda comunione, ogni giorno nell’Eucaristia. Dio vi benedica.”

 

 

Lunedì 27 febbraio 2023

 

Spunta l’ultimo giorno del nostro soggiorno ad Aleppo. Poco dopo le 5 del mattino sentiamo di nuovo il muezzin della moschea. Sembra un lungo lamento, ma è molto bello. In quel momento torna l’elettricità.

Non vogliamo andarcene da Aleppo senza aver visto la città, soprattutto le zone più devastate. Il monastero delle Carmelitane è molto ben costruito e ha subito pochi danni. Tuttavia, ci parlano di aree devastate.

Fra George Seba, un marista, ha accettato di farci visitare Aleppo. Non dimenticherò mai questa esperienza. Per tre ore e mezza abbiamo camminato per le strade di Aleppo, con gli occhi apertissimi e l’anima sconvolta. Abbiamo prima attraversato giardini occupati da tende, furgoni e camion trasformati in case mobili, lunghe code di persone in attesa di pane o cibo, tantissime persone per strada e sedute nei parchi.

Ci dirigiamo verso la parte della città più colpita dalla guerra e dal terremoto. Le distruzioni causate dalla guerra sono infinite. Edifici e case crivellati di colpi e in rovina. Chiediamo a George di indicarci cosa è dovuto alla guerra e cosa al terremoto.

In mezzo a tutti questi edifici devastati, vediamo bambini che giocano, persone che fanno le loro spese, uomini che bevono il tè per strada, donne velate che vanno e vengono, un ragazzo con il suo fratellino in bicicletta, altri che bevono un drink su una terrazza accanto alla Cittadella di Aleppo… È come se la vita si risvegliasse in mezzo alle macerie e ricominciasse, senza fuggire.

Visitiamo anche un negozio tradizionale con montagne di sapone di Aleppo. Il fascino del Medio Oriente è tutto lì. George ci ha preparato un pacco con alcuni saponi. Durante questo soggiorno, abbiamo sperimentato l’accoglienza, la gentilezza, i sorrisi. Per noi è stato acceso un camino, ci è stato offerto del sapone, le donne rifugiate ci hanno preparato ogni giorno un piatto tipico. Con le Carmelitane non ci siamo soffermati troppo sulla tragedia, anche se abbiamo chiesto loro come l’avevano vissuta e come stavano le loro famiglie. Con loro abbiamo pregato, visitato il monastero, riso e raccontato quelle storie che rasserenano e portano quell’aria del Carmelo che conforta e aiuta a rialzarsi sempre. Con loro, per due giorni, abbiamo celebrato l’Eucaristia. Al momento della consacrazione, era emozionante vederle prostrarsi a terra in adorazione. Questa è una vita offerta in un “sì” incondizionato. Sono donne fragili e indifese che sono qui da tanti anni, quale presenza silenziosa e accogliente. Sono coraggiose e semplici, senza alcuna forma di pretesa. Hanno raccolto i proiettili caduti nel loro monastero e ne hanno fatto un rosario. Ci mostrano anche una scatola piena di altri proiettili, il famoso missile caduto nel frutteto senza esplodere. Dalla terrazza possiamo vedere alcuni minareti decapitati di moschee.

Con le nostre consorelle abbiamo sperimentato una fraternità di famiglia e quell’aria teresiana in cui ci si sostiene l’un l’altro. Ecco i nomi delle monache che vivono e offrono la loro vita qui ad Aleppo, affinché possiate pregare per loro e con loro:

Marie-Thérèse KHACHO, Siria

Mariam QREIT, Siria

Anne-Françoise MAURIN, Francia

Anne BONNET, Francia

Hilda GHAZZI, Siria

Maria ROUFAIL, Siria

Laetitia PEYRARD, Francia

Marie-Élisabeth KHORANI, Iraq

Ho sentito nell’orazione, mentre condividevamo il silenzio, che questi due giorni avevano rafforzato la mia fede; che la loro preghiera perseverante mi ha dato forza; che sono state loro a visitarci; che ci hanno confermato nella necessità di andare avanti, in mezzo a tante guerre e terremoti, nella necessità di costruire un Carmelo che dica “sì”, con l’audacia di queste donne. Laddove c’è una comunità di Carmelitane Scalze, distaccate da sé stesse, gioiose, che sfidano la paura e non cercano sicurezze, che accolgono nella loro preghiera e nella loro dedizione la storia ferita di tante persone, laddove c’è un unico monastero come quello di Aleppo, mi sento molto orgoglioso di essere Carmelitano e figlio di Santa Teresa.

Veglia su ciascuna delle mie consorelle, proteggile, dona loro il conforto interiore di quella fiducia con cui hai rivestito i tuoi figli e le tue figlie più emarginati. Uniti a questa grande famiglia di rifugiati e a tutto il popolo maltrattato della Siria, non permetterci di dimenticare tutto ciò che abbiamo visto e sentito, la speranza che ci viene data da coloro che camminano tra le rovine e desiderano una terra di pace e felicità.

Sulla via del ritorno in Libano, abbiamo visitato un’altra città importante e ugualmente devastata, Homs, situata a metà strada dalla frontiera. Padre Tony Homsy sj, il giovane superiore, ci accoglie nella casa dei Gesuiti di Homs, il medesimo posto dove il gesuita Frans Van Der Lokht è stato assassinato nel 2014. Originario dell’Olanda, viveva in Siria da quarant’anni ed era un uomo totalmente dedito. Preghiamo in silenzio sulla sua tomba con rispetto per la vita di quanti si sono offerti fino alla fine. Ricordiamo tutti i cristiani che sono morti in Siria, in Iraq e nel Medio Oriente, o che sono stati costretti a emigrare lontano a causa della loro fede. Preghiamo per tutti coloro che hanno perso la vita in questa guerra e nel terremoto. Che Dio li accolga nella sua pace, nella casa più bella che possiamo immaginare.

Teresa di Gesù affermava che noi siamo le pietre di fondazione per coloro che verranno dopo di noi… Che Dio faccia di ciascuno di noi una pietra che edifica, ricostruisce e restaura la vita di ogni persona. Più potente di tutte le guerre e i terremoti è la forza della preghiera, la forza della comunione e della speranza che scaturisce dal sorriso risorto di chi non ha più nulla da perdere e la cui unica ricchezza è dare. Vere incarnazioni del Risorto, ci fanno credere fin da oggi, contro ogni speranza, nella Terra Promessa.

 

Miguel Márquez Calle, OCD

Roma, 25 marzo 2023

Solennità dell’Annunciazione del Signore

 

Sono passati 400 anni da quando i Carmelitani Scalzi arrivarono per la prima volta in queste terre d’Iraq. Era a Bassora, nel sud della regione, non lontano dal Golfo Persico. Se oggi la Missione è sotto la responsabilità della Provincia di Parigi, il fondatore era portoghese: il Padre Basilio di San Francesco. La prima Messa fu celebrata il 9 luglio 1623. Noi, la famiglia carmelitana, i frati, i Secolari, le Carmelitane di San Giuseppe, le consacrate, i devoti dello scapolare e gli amici del Carmelo abbiamo celebrato una Messa di ringraziamento domenica 19 febbraio 2023, presieduta dal nostro confratello Mons. Jean Sleiman, Arcivescovo di Bagdad dei Latini.

Siamo andati in pellegrinaggio alle sorgenti della nostra fede recandoci a Ur dei Caldei, dove abbiamo visitato uno ziggurat e la “Casa di Abramo”.

Abbiamo proseguito il nostro viaggio spostandoci a Baghdad per riflettere insieme sulla testimonianza resa dal Carmelo in tutti questi anni, e abbiamo anche inaugurato un busto in onore del primo carmelitano iracheno, Padre Anastasio Maria di Sant’Elia (1866-1947), grande studioso della lingua, della letteratura e della filosofia araba.

 

Ad Aleppo, dopo il terremoto dello scorso 6 febbraio, tutte le monache sono sane e salve. Fortunatamente il loro monastero è stato ben costruito e non ha subito alcun danno strutturale. In esso vivono otto monache.

La loro casa è sempre stato aperta, anche nei momenti peggiori della guerra. Ha accolto tutti, sia musulmani che cristiani, e fino a un anno e mezzo fa ospitava una famiglia con dieci figli che aveva perso tutto durante la guerra.

Dopo il terremoto, le suore hanno accolto 10 famiglie nel loro monastero, cosicché ora vivono presso di loro una cinquantina di persone. La loro preghiera si è tradotto in un aiuto materiale concreto per coloro che soffrono di più, anche se anche loro sono in grande difficoltà: il monastero non ha subito gravi danni ma, come il resto della popolazione, il terremoto le ha lasciate senza elettricità e acqua, con temperature sotto zero a causa del rigido inverno nella regione di Aleppo.

 

Se si desidera aiutarle, si può effettuare un’offerta qui:

Intestazione: Casa Generalizia dell’Ordine dei Padri Carmelitani Scalzi

Indirizzo: Corso d’Italia 38 – 00198 Roma

Banca: FINECO BANK

Indirizzo: Piazza Durante 11 – 20131 Milano

 

IBAN: IT52S 03015 03200 00000 3646278

SWIFT (BIC) Europa – area SEPA: FEBIITM1

SWIFT (BIC) extra area SEPA: FEBIITM2

 

Casuale: MONALSY – TERREMOTO

 

Padre Norberto Pozzi, 71 anni, della Provincia Ligure, nel 1980 partì per la Repubblica Centrafricana, dove lavorò per 8 anni nella missione di Bozoum come muratore-geometra. Dopo il suo rientro in Italia è diventato sacerdote carmelitano e nel 1995 è ritornato nella capitale centrafricana, Bangui, come missionario operando con grande forza e coraggio nei villaggi della savana.

Lo scorso 10 febbraio, mentre era diretto al villaggio di Bokpayan, a 22 Km dalla missione di Bozoum, è rimasto ferito nell’esplosione di una mina mentre viaggiava in compagnia di altre 5 persone. Al passaggio dell’auto, la mina è scoppiata proprio sul lato dell’autista, lo stesso Padre Norberto. È lui il ferito più grave: ha entrambe le gambe fratturate, ma l’esplosione ha prodotto più danni a quella sinistra. Un motociclista lo ha soccorso e lo ha trasportato all’ospedale di Bozoum dove è stato sottoposto a un intervento per pulire la ferita e togliere le schegge. In elicottero è arrivato a Bangui (Centrafrica) e poi, con un volo militare, a Kampala (Uganda), dove ha subito l’amputazione del piede sinistro. Il 23 febbraio è stato trasportato in Italia in tutta fretta, nella speranza di poter fermare la necrosi della gamba.

Padre Norberto, con la sua grande voglia di vivere e di aiutare gli altri, vuole riprendere la sua missione e, se sarà possibile, tornare fra la sua gente in Centrafrica.

Lo affidiamo alla vostra preghiera.

 

I Carmelitani Scalzi di Tripoli e il Monastero di San Francesco, l’Associazione Pro Terra Sancta, il Consiglio Religione e Sicurezza, l’Associazione Vita e Riconciliazione, la Fondazione Adyan, la Rete dei Leader Religiosi di Tripoli e del Nord del Libano hanno organizzato un incontro interreligioso nei locali della Scuola Sant’Elia dei Carmelitani. Il titolo dell’incontro era: “Dialogo interreligioso e iniziativa di fratellanza umana. Imparare e mettere in pratica”. L’incontro si è ispirato al documento “Fraternità umana per la pace nel mondo e la convivenza comune” firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Sheikh Ahmad Al-Tayyeb, in occasione dell’800° anniversario dell’incontro tra San Francesco d’Assisi e il Sultano Al-Malik Al-Kamil.

L’incontro prevedeva testimonianze di leader laici e religiosi e intendeva promuovere l’educazione al dialogo interreligioso e alla pace, oltre a sensibilizzare le giovani generazioni sui principi e gli insegnamenti del documento sulla “Fratellanza umana”.

Nel suo discorso, la direttrice della scuola, la signora Rita Salama Faisal, ha sottolineato l’importanza di questo incontro e il suo impatto sui giovani, evidenziando che la scuola Sant’Elia dei Carmelitani è un buon esempio di coesistenza e di apertura all’altro. Ha inoltre auspicato che tale iniziativa possa continuare.

 

Circa due anni fa, un gruppo di laici di diverse culture si è interrogato sulla possibilità di fondare una comunità del Carmelo Secolare a Stella Maris, sul Monte Carmelo, e ha iniziato a organizzarsi e a informarsi sulle procedure da seguire per la sua fondazione.

Il 28 gennaio, nella nostra chiesa di Stella Maris, dopo un periodo di discernimento, si è svolta la cerimonia di ammissione dei candidati. Hanno ricevuto la Bibbia, le Costituzioni del Carmelo Secolare e hanno ricevuto lo scapolare come segno della protezione della Vergine Maria del Monte Carmelo e del loro ingresso formale nel periodo di formazione. Nei prossimi due anni, studieranno la spiritualità e la missione dei laici nel Carmelo e nella Chiesa.

Chiediamo allo Spirito Santo di accompagnare queste persone che Egli ha chiamato e di aiutarle a perseverare, affinché possano trovare nell’OCDS ciò che il loro cuore desidera tanto, e cioè l’unione con Dio e il servizio alla Chiesa.

 

Dal 31 gennaio al 2 febbraio, oltre trenta formatori si sono incontrati per discutere sulla revisione della Ratio Institutionis. Hanno affrontato temi legati alle diverse fasi della formazione e agli elementi da rivedere nella Ratio. Il primo giorno è stato dedicato al dialogo e alla condivisione delle esperienze formative degli ultimi tre anni (visto che la pandemia COVID-19 ha azzerato gli incontri). Quest’anno è stato invitato  P. Luca Balugani, psicologo, che ha trattato il tema dell’affettività e della sessualità nella vita consacrata.

L’ultimo giorno, un tempo di ricreazione fraterna ha portato i partecipanti all’Abbazia di Grottaferrata e al convento carmelitano di Monte Compatri, dove si trova il sepolcro del Padre Giovanni Gesù Maria. Ivi è stata celebrata l’Eucaristia, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Vita Consacrata. Il nostro Padre Generale, Padre Miguel Márquez, ha trascorso con noi quella giornata. Dopo la celebrazione eucaristica, una conferenza ha presentato il Venerabile Giovanni di Gesù Maria: promotore della beatificazione di Santa Teresa d’Avila, terzo Preposito Generale dell’Ordine (1611), scrittore fecondo, primo Maestro dei Novizi e promotore delle missioni nell’Ordine. Il suo corpo incorrotto si trova nella chiesa del convento di Monte Compatri. La presentazione del Venerabile è stata affidata alla sua biografa, la Presidente Provinciale OCDS dell’Italia Centrale, la signora Laura Isotton, e a P. Basilio Visca OCD, autore di diverse pubblicazioni su Giovanni di Gesù Maria.

 

Dal 21 al 30 gennaio 2023 si è tenuto a Yaoundé il primo incontro congiunto delle Conferenze dei Superiori OCD dell’Africa francofona e anglofona e del Madagascar. Queste conferenze sono un elemento importante nella vita del nostro Ordine in Africa, e si incaricano di diverse realtà come la formazione comune prima della professione solenne. Per la prima volta le nostre due Conferenze, che rappresentano 17 Paesi africani, si sono riunite insieme. Abbiamo potuto discutere di progetti comuni, come l’organizzazione di un Congresso carmelitano per tutta l’Africa nel 2025, o la collaborazione nella formazione con lo scambio di studenti.

Il Padre Generale, P. Miguel Márquez Calle, è stato presente con noi durante gli ultimi tre giorni. Abbiamo anche potuto incontrare le monache carmelitane di Etoudi-Yaoundé e i membri dell’Ordine Secolare del Camerun, oltre che celebrare il 25° anniversario del nostro convento di Nkolbisson, alla periferia di Yaoundé.

 

Dal 6 al 16 febbraio, abbiamo avuto la gioia di avere in mezzo a noi il P. Generale, P Miguel, e il Definitore per il Medio Oriente, il Padre Christophe-Marie.

Il 12 febbraio, abbiamo aperto le celebrazioni dei 150 anni della nascita di santa Teresa del Bambino Gesù. P. Makhoul, Delegato, ha presieduto la celebrazione, mentre il P. Generale ha tenuto una breve omelia mettendo in evidenza la dottrina di Santa Teresa. L’amore che tutti gli Egiziani hanno per santa Teresina è un amore di reciprocità. La basilica è una luce spirituale per tutto l’Egitto. Noi carmelitani, siamo chiamati ad accogliere bene il popolo nel sacramento della confessione e direzione spirituale. La presenza del centro dell’Ordine in mezzo a noi è un segno di comunione e di unità.

Ringraziamo per questa visita che ci spinge a rispondere alla domanda: che Carmelitani Scalzi vogliamo essere oggi in Egitto?

 

Domenica 15 gennaio, è nato al cielo fra Serafino dell’Eucaristia (Melchiorre), all’età di 90 anni. Nato a Gioia del Colle, in Puglia, il 2 settembre 1932, Serafino Melchiorre, frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Professò nel Carmelo il 3 giugno del 1954 ed è stato conventuale nella comunità della parrocchia di Santa Teresa a Roma dal 1955 fino ad ora. Frate artista, allievo di Filippo De Pisis, la sua arte lo ha portato a partecipare a Mostre nazionali e internazionali. Autore di opere significative quali portali in bronzo, ben 21 nel mondo, tra cui quelli di Santa Teresa a Roma e di Stella Maris ad Haifa in Israele.

I funerali si sono tenuti mercoledì 18, nella chiesa di Santa Teresa, alla presenza dei membri della sua famiglia, dei frati carmelitani delle diverse comunità romane e di una numerosa assemblea.

Preghiamo per lui e per la sua Provincia di Venezia.