“Andrea Riccardi è venuto a trovarci a Pescara!

Il 28 maggio il Signore ci ha fatto dono di una visita “storica” ormai lungamente attesa. Si tratta di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nata a Roma proprio nel nostro antico monastero di S. Egidio a Trastevere. È venuto a Pescara anche in occasione della presentazione del suo ultimo libro-intervista “Tutto può cambiare” e così è passato da noi insieme con Gilberto ed altri amici comuni.

Con Andrea – semplicemente così si fa chiamare – abbiamo un legame di profonda comunione e scambio epistolare già da molti anni, che affonda le sue radici in un vero miracolo della Provvidenza. La nostra Comunità, nata a Roma nel 1610, si è trasferita a Pescara solo nel 1972, lasciando l’antico monastero dedicato a “S. Maria del Monte Carmelo e S. Egidio”, a Trastevere. Nel distacco da quel luogo amato, tutte le sorelle desideravano e speravano che rimanesse una casa di preghiera. E infatti, mentre le monache si trasferivano a Pescara, un giovane studente di nome Andrea Riccardi, insieme con alcuni compagni, cercava una sede. Sognavano di poter vivere il Vangelo in fraternità e servizio, a contatto diretto con “la periferia urbana e umana di Roma, dove centinaia di persone vivevano in condizioni di povertà incredibile”. Questa nuova comunità non aveva neppure un nome. Un giorno qualcuno indicò loro il nostro monastero disabitato: a partire dal settembre 1973, vi presero dimora e nome, iniziando una nuova storia che raccoglieva inconsapevolmente la preziosa eredità di amore vissuta dalle nostre sorelle per secoli, incarnandola in una nuova espressione di servizio. Dalla sua sede di Trastevere, la Comunità di Sant’ Egidio ha percorso un cammino lungo e significativo, ed è oggi presente in più di settanta paesi del mondo, accanto agli ultimi, nelle situazioni di criticità internazionale, con la novità del Vangelo.

Finalmente, dopo tanti anni di grazia, la nostra Comunità ha potuto incontrare di persona quel giovane studente, ormai piuttosto cresciuto! E l’incontro è stato a tratti commovente, colmo di ricordi e di gratitudine per tutti e soprattutto per le nostre cinque sorelle più anziane che hanno abitato nel monastero di Sant’Egidio e vissuto in prima persona il trasferimento.

Vi riportiamo le preziose righe scritte come dedica alla nostra Comunità:

«Un ricordo affettuoso nelle radici comuni che sono nella terra e nella preghiera a Sant’Egidio di Trastevere: pace a voi tutte e protezione da Dio; pace a voi e benedizione! Vi auguro ogni bene e vi chiedo che la vostra preghiera mi e ci protegga da ogni male. Con amicizia e fraternità “egidiane”. Andrea Riccardi.»

Ci siamo salutati col desiderio di rivederci, in profonda sintonia. Sentiamo di lavorare anche noi insieme a questi nostri fratelli condividendo il comune impegno evangelico con la preghiera, perché si realizzi il regno di Dio in mezzo a noi.

Le vostre sorelle del Carmelo di Pescara”

La Segreteria per le Informazioni dell’Ordine, rispondendo alle indicazioni dei nostri superiori maggiori sta preparando alcuni cambiamenti che saranno man mano comunicati e che entreranno in vigore durante il prossimo anno sociale 2019-2020.

Per questo motivo, approfittando del tempo estivo nell’emisfero nord, sospenderemo la pubblicazione delle notizie durante il mese di agosto e parte del mese di settembre, per ritrovarci poi all’inizio dell’autunno.

Cercheremo tuttavia di mantenere attive le nostre reti sociali, in particolare Facebook e Twitter. Come senz’altro sapete, nella parte inferiore della pagina web   www.carmelitaniscalzi.com si può accedere a due “finestre”, che permettono di leggere le notizie aggiornate della famiglia del Carmelo in tutto il mondo, pubblicate in queste reti sociali. Non è necessario possedere un account in esse per poter visualizzare le notizie. Vi invitiamo a rimanere in contatto con noi tramite questo canale.

Vi auguriamo un bellissimo mese della Vergine del Carmine e una gioiosa celebrazione della festa di Nostra Signora del Monte Carmelo, e rimaniamo a vostra disposizione attraverso la finestra di contatto della nostra pagina web.

Oltre al Congresso Internazionale celebrato nel Teresianum, di cui abbiamo dato notizia in questo stesso mese nel nostro notiziario, segnaliamo alcuni eventi che mettono in evidenza l’attualità di san Giovanni della Croce e l’interesse suscitato oggi dalla sua opera.

A Murcia, dal 21 al 23 maggio si sono svolte alcune giornate di studio interdisciplinare sul Santo, con due conferenze presentate da P. José Vicente Rodríguez (professore presso il CITeS-Università della Mistica) e da P. Emilio Martínez (professore al Teresianum). Vi è stata anche l’opportunità di riflettere sull’influenza di Giovanni della Croce nell’arte: musica, pittura, scultura e cinema. Le giornate sono state organizzate dall’Istituto Teologico del Seminario “San Fulgencio” della Diocesi di Cartagena, dai Carmelitani Scalzi di Caravaca e dalle Carmelitane Scalze di Algezares. Si auspica che, visto l’esito dell’incontro, possa essere fondata in tale Istituto una Cattedra dedicata agli studi sanjuanisti.

Per quanto riguarda le pubblicazioni scritte, recentemente sono stati editati due libri interessanti: una biografia in italiano scritta da P. Bruno Moriconi, pubblicata da Edizioni OCD, intitolata “Il prigioniero di Toledo. Giovanni della Croce, poeta di Dio” e un commentario al “Cantico Spirituale”, opera postuma del P. Eulogio Pacho, curata da P. Ciro García per l’Editorial Monte Carmelo del Gruppo Fonte, della Provincia Iberica.

Infine, non dimentichiamo l’atteso Congresso Internazionale – già il terzo della serie dedicata a san Giovanni della Croce – che si terrà presso il CITeS-Università della Mistica di Avila dal 2 all’8 settembre prossimo. Come sempre, sarà possibile partecipare al Congresso personalmente o tramite la modalità on-line. Per informazioni sul programma e le iscrizioni, invitiamo tutti a visitare la pagina web: www.mistica.es.

Il Consiglio Generale dei Carmelitani e il Definitorio dei Carmelitani Scalzi, presieduti dai rispettivi Padri Generali, Fernando Millán, OCarm, e Saverio Cannistrà, OCD, si sono radunati dal 27 al 30 maggio nella Casa provinciale dei Frati OCarm, a Gort Muire (Dublino, Irlanda). Quest’incontro si inserisce nel quadro delle riunioni periodiche congiunte dei due Consigli, che normalmente si tengono a Roma. Tuttavia, ogni tanto si organizza una riunione più lunga in cui, oltre a trattare i temi relativi alla collaborazione fra i due Ordini, viene affrontato un tema formativo. In questo caso l’argomento scelto è stato “La missione nel mondo di oggi”. Com’è ormai tradizione, al termine dell’incontro sarà elaborato un documento conclusivo per condividerne i frutti con tutti i membri del Carmelo Teresiano e dell’Antica Osservanza.

Il 9 e 10 maggio scorso si è tenuto presso il Teresianum un Congresso Internazionale su san Giovanni della Croce, intitolato: “Memoria e Speranza in san Giovanni della Croce”. L’obiettivo del Congresso era di analizzare in prospettiva interdisciplinare il processo di purificazione della memoria, potenza umana, attraverso la speranza, virtù teologale, non limitandosi all’analisi di quei capitoli del Terzo Libro della Salita del Monte Carmelo in cui il Santo affronta direttamente la questione, ma allargando lo sguardo a tutta la sua opera.

Gli approfondimenti presentati durante i giorni del Congresso a partire dalla filologia, dalla filosofia, dalla teologia biblica e spirituale, come anche dalla sociologia, hanno evidenziato l’efficacia della proposta sanjuanista, radicata nella tradizione teologica e valida anche a livello antropologico, tanto da poter illuminare situazioni di crisi e riconciliazione che richiedono un esercizio imprescindibile di speranza, in grado di neutralizzare i ricordi dolorosi che alimentano il conflitto tra persone e società.

Il Congresso si è concluso con una tavola rotonda in cui i relatori hanno voluto, alla luce delle conferenze ascoltate, sottolineare l’attualità dell’invito di san Giovanni della Croce a lasciare indietro i ricordi (positivi o negativi) per costruire un futuro sempre migliore, a livello sia individuale che collettivo.

Nella pagina web della Facoltà (www.teresianum.net) si può trovare il link al canale Youtube ove sono disponibili tutte le conferenze.

«L’Associazione “Nuestra Señora del Carmen” dei monasteri delle Carmelitane Scalze del Perù si è riunita nella settimana dal 20 al 25 maggio scorso.

Dal 20 al 22 maggio si è tenuto il Corso per le Priore e le Delegate in due momenti distinti: durante le mattinate abbiamo seguito delle Conferenze di formazione on-line con P. Rafał Wilkowski OCD, Segretario Generale per le monache, che ha sviluppato ogni giorno dei temi molto interessanti:

  • Primo giorno: il servizio dell’autorità nella comunità delle monache Carmelitane Scalze.
  • Secondo giorno: formazione umana.
  • Terzo giorno: Progetto comunitario.

Siamo state molto contente e grate nei confronti di P. Rafał per aver accettato amabilmente di offrirci queste conferenze, e per la chiarezza e semplicità della sua esposizione.

Nei pomeriggi siamo state accompagnate dai nostri Padri Carmelitani Scalzi – P. Alfredo Amesti, Commissario del Perù, P. Ángel Zapata, Assistente Ecclesiastico, e P. Pedro Zubieta, Canonista – nella lettura e revisione in gruppi dei testi dei nostri futuri Statuti, che erano stati previamente distribuiti per lo studio nelle comunità, al fine di essere presentati all’Assemblea per la loro approvazione.

Nei giorni 23, 24 e 25 maggio si è tenuta la IX ASSEMBLEA ORDINARIA, con la partecipazione di tutti i monasteri membri (12), rappresentati dalle rispettive Madri Priore e Delegate.

Nel secondo giorno dell’Assemblea hanno avuto luogo le elezioni, col seguente esito:

Presidente: M. Liliana de la Sagrada Eucaristía, del monastero san José di Arequipa

Prima Consigliera: M. Elena de la Reina del Carmelo, del monastero delle Nazarene Carmelitane Scalze di Lima.

Seconda Consigliera: M. María Guadalupe del Niño Jesús, del monastero di Piura

Terza Consigliera: M. María de Jesús, del monastero di san Vicente de Cañete

Quarta Consigliera: M. Juana Teresa de la Cruz, del monastero di Ayacucho.

Supplente: M. Ketty de Jesús, del monastero Nuestra Señora del Carmen, conosciuto anche come Carmen Alto di Lima.

In accordo con i futuri Statuti che abbiamo votato e che saranno presentati alla Sacra Congregazione per l’approvazione, abbiamo anche eletto

Ecónoma: M. Edith de Jesús, del monastero Nuestra Señora del Carmen, conosciuto anche come Carmen Alto di Lima.

Chiediamo le vostre preghiere affinché il Signore e la Vergine del Carmelo accompagnino il cammino nel bene della nostra Associazione, che presto assumerà il nome di Federazione, ricordando sempre le parole della nostra Madre santa Teresa di Gesù: “Adesso iniziamo e cercate di ricominciare sempre, di bene in meglio” (F 29,32)».

Per offrire un servizio migliore agli studenti che frequentano la nostra Facoltà Pontificia Teresianum, sono state portate a termine alcune opere di miglioría nell’Aula 1, dedicata al P. Siverio di Santa Teresa, che completano quelle realizzate nell’Aula Magna con l’aiuto della Curia Generale.

Sono stati cambiati tutti i banchi dell’aula, sostituendoli con altri dotati di una presa per l’uso di computers. È stato rinnovato il tavolo della presidenza e si è provveduto a migliorare e potenziare l’impianto audio. Sono stati installati anche un video-proiettore professionale e due telecamere con microfoni incorporati per la ritrasmissione in diretta e la registrazione degli eventi in aula, con qualità HD. Inoltre, l’Aula 1 è fin d’ora connessa con audio e video con l’Aula Magna, così da poter essere utilizzata come spazio ausiliario nei casi in cui quest’ultima fosse interamente occupata.

Daniel de Pablo Maroto presenta ai lettori una nuova biografia di santa Teresa, pubblicata dalla Editorial de Espiritualidad del GRUPPO FONTE (Provincia Iberica, Spagna). Si tratta di una seconda edizione corretta e aumentata dell’opera già pubblicata dall’autore nel 2015 col titolo Mi Teresa (La mia Teresa), frutto del contatto personale dell’autore con la Santa nel corso di molti anni di studio e riflessione.

Questa nuova edizione contiene importanti novità, come l’inserimento di diversi dati scaturiti dalla ricerca svolta da vari autori durante il V Centenario della nascita di santa Teresa.

Oltre ad alcune scoperte originali dell’autore che sicuramente accenderanno un dibattito tra gli storici e i biografi della Santa, la biografia affronta la questione dell’attualità di Teresa e desidera raggiungere non solo i credenti, ma anche quanti si accostano con libertà di spirito e senza pregiudizi a questa testimone eccezionale della Trascendenza.

In occasione della celebrazione dei suoi primi dieci anni di esistenza, MIAS-Latina (Ibn Arabi Society Latina) – associazione culturale laica e indipendente nata per incrementare la conoscenza dell’opera del gran poeta, mistico e sufi murciano Ibn Arabi, nonché di autori e temi affini – ha celebrato nell’Università della Mistica in Avila, dal 10 al 12 maggio, il suo IX Simposio Internazionale. Si tratta di una serie di Simposi annuali che, normalmente si sono svolti, quasi sempre in primavera, nella città di Murcia.

Altri Simposi sono stati realizzati negli ultimi anni in città come Siviglia o Barcellona, ma quello dell’anno 2019 riveste un significato particolare per MIAS-Latina, poiché è stato organizzato e celebrato in collaborazione col CITeS e la sua Università della Mistica.

Il Simposio è stato preparato nel corso dell’ultimo anno e ha visto la partecipazione di 19 specialisti, sia sull’opera di Ibn Arabi che di altri autori affini, dato che l’intento del Simposio è di discutere sulle relazioni tra le differenti forme di linguaggio (in particolare la poesia) e i tentativi dell’espressione e della conoscenza mistica. Un’esperienza tanto umana quanto universale.

Durante il Simposio sono stati presi in considerazione poeti come Fernando Pessoa, Juan Ramón Jiménez, Clara Janés, san Giovanni della Croce o santa Teresa di Gesù, oltre ai grandi poeti della tradizione sufi persiana, o alle beghine come Hadewijch d’Anversa. Allo stesso tempo, anche se l’attenzione era centrata sulla mistica sufi e cristiana, non si è persa di vista una prospettiva più ampia, parlando della poesia indù (per esempio, il Râsa Lîlâ) o delle culture primitive e indiane (come nella conferenza inaugurale).

Nel corso del Simposio sono stati consegnati i premi annuali di MIAS-Latina al filosofo e scrittore portoghese Paulo Borges (premio Taryumán 2019), al musicista e ricercatore Eduardo Paniagua (Premio Barzaj 2019) e alla filologa e bibliotecaria Luisa Mora, in rappresentanza della Biblioteca Islamica “Félix María Pareja” di Madrid (premio Hikma 2019).

 

Ai tempi della creazione – diciamo all’incirca tra il quinto e il sesto giorno – Dio passeggiava tra il 2° parallelo nord e il 16° meridiano est. So bene che all’epoca non c’erano ancora sul globo riferimenti così precisi. E il buon Dio non ne aveva certamente bisogno per le sue passeggiate sulla Terra che aveva appena creato; ma è per farvi capire dove si trovava in quel momento. E qui, vuoi per la stanchezza del lavoro dei giorni precedenti, vuoi semplicemente perché non aveva ancora sette miliardi di persone delle quali occuparsi, Dio fece una sosta e si addormentò. Non si accorse però che, in fondo al sacco della sua fantasia, c’era un buco da cui uscirono fiumi e cascate, alberi altissimi, pietre preziose e animali di ogni forma e colore. Quando si risvegliò, era ormai troppo tardi per rimettere tutto nel sacco. Le scimmie, a penzoloni tra le liane, stavano addirittura giocando con il sacco dal quale erano appena uscite. Dio sorrise divertito e pensò che le scimmie gli fossero proprio uscite bene. Chiamò ciò che aveva appena creato ‘foresta’ e pensò che fosse necessario qualcuno che custodisse tanta bellezza. Creò allora i pigmei, uno dei popoli più gentili e pacifici della terra. Dio affidò loro le chiavi della foresta, lasciò quel luogo con un po’ di dispiacere e iniziò a occuparsi dei problemi degli uomini che, da lì a poco, avrebbero costruito le prima città.

Tanta meraviglia, distante circa 500 km da dove abito, meritava una visita di persona. Abbiamo quindi pensato che una gita, dove Dio si era riposato tanti secoli fa, potesse essere il luogo adatto per distrarci e riposarci un po’ anche noi, dopo le fatiche accademiche del primo semestre.

La prima sosta del lungo viaggio è Bambio, nella regione del fiume Lobaye, dove si trova il nostro albergo di riferimento nella zona. Appena arrivati la famiglia di fra Régis, oltre a tutta la casa a nostra disposizione, ci offre dell’ottimo caffè di produzione locale. Il sole non è ancora tramontato e quindi ne approfittiamo per un bel bagno nel fiume. All’indomani mattina, prima di proseguire il viaggio, celebriamo la Messa nella chiesa del villaggio. Ma, a Bambio, è impossibile celebrare una Messa che non sia solenne e la gente accorre numerosa. Qui i sacerdoti sono rari, figuriamoci se ne arriva uno accompagnato da un convento intero. A colazione il continental breakfast di Bambio prevede manioca e selvaggina cacciata il giorno prima.

Nel pomeriggio arriviamo a Belemboké, una missione di soli pigmei ai bordi della foresta. Gli unici non pigmei presenti nel villaggio sono due sacerdoti africani – padre Anselme e padre Sèrge –, tre suore dall’America Latina – suor Melania, suor Alba Maria, suor Margarita – e il maestro della scuola elementare. I pigmei – mi spiegano i miei confratelli – sono i veri abitanti del Centrafrica. Qui ce li ha messi veramente il buon Dio, mentre gli altri abitanti del paese appartengono all’etnia bantù, arrivata in Centrafrica in seguito a delle migrazioni. A Belemboké parrocchia e villaggio sono nati insieme nel 1973, per iniziativa di padre Lambert, un coraggioso sacerdote francese. Questo missionario si accorse che i pigmei vivevano molto spesso alle dipendenze di padroni di altre etnie, quasi come dei servi. Il sacerdote, creando una parrocchia tutta per loro, permise, di fatto, anche la nascita di un villaggio di soli pigmei i quali costruirono attorno alla chiesa le loro tipiche piccole capanne di rami e foglie intrecciate a forma d’igloo. E, con buona pace di chi ritiene, un po’ frettolosamente, che l’evangelizzazione sia stata una delle cause dell’estinzione delle culture indigene, questo sacerdote diede ai pigmei, con il Vangelo, anche libertà e dignità, preservandone cultura e tradizioni. E tra gli elementi più interessanti della cultura pigmea, in un contesto dove la poligamia era largamente diffusa, trovò la pratica di una rigorosa monogamia che ben si sposò – è proprio il caso di dirlo – con la concezione cristiana del matrimonio. Ovviamente l’iniziativa di padre Lambert non piacque a chi aveva perso della manodopera gratuita. Il sacerdote venne minacciato. Ma, in sua difesa, intervenne Bokassa, il famoso sovrano di quello che all’epoca era l’Impero Centrafricano, che dichiarò che chiunque avesse fatto del male a quel sacerdote, sarebbe stato come averlo fatto alla persona stessa dell’imperatore. Da allora, questi piccoli padroni della foresta continuano a vivere felici e in pace, pur non sapendo nulla dell’ennesimo e ambiguo accordo di pace per il Centrafrica appena firmato a Khartoum.

Trascorsa la notte tra le capanne dei pigmei, partiamo per Bayanga, dove visiteremo il National Dzanga-Sangha National Park. Il parco si trova immerso nella foresta del bacino del fiume Congo, nell’estrema propaggine sud-ovest del Centrafrica, incuneato tra il Camerun e il Congo-Brazzaville. L’obiettivo dell’escursione è raggiungere e osservare da vicino una colonia di elefanti. Percorriamo a piedi un tratto di fitta foresta. La guida, aiutata da un pigmeo che si mette in testa alla comitiva, ci offre alcune istruzioni circa il comportamento da tenere nel caso dovessimo imbatterci in un elefante o in un gorilla. Per gli ippopotami non ha istruzioni da offrirci: c’informa che è meglio non incontrarli del tutto. Infine ci chiede di restare in silenzio per evitare di attirare gli animali. E i miei confratelli s’immergono in un silenzio più rigoroso di quello che dovrebbero fare in convento, la sera, dopo la preghiera di Compieta. Dopo alcuni metri, mentre stiamo attraversando a piedi scalzi un piccolo fiume, osserviamo delle impronte dalle dimensioni notevoli. La guida non scherzava: gli elefanti sono da poco passati da questi parti. Dopo quasi un’ora di cammino ci arrampichiamo su un belvedere creato apposta per contemplare queste enormi creature di Dio che, verso mezzogiorno, raggiungono un corso d’acqua per abbeverarsi. Lo spettacolo è impressionante e al di là di ogni previsione: gli elefanti sono un centinaio. Ma, così c’informa la guida, all’interno della foresta ne sono stati contati circa 4.000. Un patrimonio incredibile che rende quest’angolo di natura incontaminata qualcosa di unico al mondo e che attira i nostri sguardi per alcune ore.

Nel pomeriggio risaliamo verso nord. Attraversiamo ancora la foresta tropicale che definire lussureggiante sembra un termine insufficiente. La strada è un piccolo sentiero di terra rossa che, timidamente, chiede il permesso ad arbusti dalle grandi foglie e alberi maestosi che, alti e vanitosi, sembrano gendarmi con i pennacchi, quasi indispettiti dalla nostra presenza. Arriviamo finalmente a Nola, dove trascorreremo la notte. Nola è una cittadina pittoresca, situata all’incrocio dei fiumi Kadeï e Mamberé che, uniti, danno origine al grande fiume Sangha, regno indiscusso di numerosi ippopotami. Nel punto di confluenza dei due fiumi c’è una piccola isola, ricoperta di grandi alberi e popolata da scimmie, un tempo sede della prigione della città. Per raggiungere l’antica missione, fondata nel 1939 e situata dall’altra parte del fiume, dobbiamo salire con la macchina su di una chiatta galleggiante. Arriviamo che è quasi il tramonto. Ci accoglie suor Inès, un’anziana suora spagnola, che per cena ci ha preparato antilope e gamberetti.

Al mattino, attraversando la città, siamo impressionati dalla quantità dei ‘bureaux d’achat’ di oro e diamanti che si affacciano su ogni strada. Ci troviamo, infatti, in una delle tante zone del Centrafrica dove il sottosuolo è particolarmente ricco di questi preziosi minerali. Ed è una sofferenza – mia e dei miei confratelli – porsi la frustrante domanda del perché questo paese, che dorme letteralmente sull’oro e sui diamanti, sia condannato a vivere nell’estrema povertà e solo altri possano approfittare delle sue ricchezze.

A mezzogiorno arriviamo a Berberati, una delle città più grandi del Centrafrica. Siamo invitati a pranzo dai ragazzi del Centro Kizito, una realtà create per il recupero di bambini e ragazzi vittime o autori di violenza, spesso orfani, a volte provenienti da gruppi armati oppure che hanno già trascorso soggiorni più o meno lunghi in prigione. Suor Elvira, una missionaria che non conosce sfumature e che non sopporta gli orfanotrofi, è all’origine di questa comunità che cerca di ridare dignità a decine di ragazzi tramite l’apprendimento di un mestiere, l’agricoltura, la musica, lo sport e soprattutto l’arte di vivere insieme senza farsi del male. “Sara mbi ga zo – Fa’ che diventi un uomo” è l’impegnativo motto di quest’ambiziosa iniziativa che suor Elvira porta tenacemente avanti, ormai da diversi anni, con l’aiuto di diverse famiglie e non poche difficoltà. Un mio confratello, al termine della visita, propone Suor Elvira come presidente del Centrafrica, anche solo per un mandato. Non penso che suor Elvira abbia ambizioni di questo genere ma, proprio quest’anno, il presidente della Repubblica Italiana ha riconosciuto i suoi meriti nominandola Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Alla cattedrale di Berberati incontriamo il giovane vescovo Denis Agbenyadzi, originario del Ghana, e che ci intrattiene raccontandoci un po’ della sua esperienza missionaria, in modo particolare degli otto anni trascorsi come parroco tra i pigmei di Belemboké. Poi ci dirigiamo ancora verso nord e, a metà del tragitto, facciamo una sosta alle cascate di Touboutu. Arriviamo a Carnot, un altro centro per la raccolta di oro e diamanti. Ci accoglie padre André, anziano missionario proveniente dal Belgio. Visitiamo la chiesa, purtroppo non in ottimo stato, di Notre Dame de la Mamberé che sembra quasi un meteorite di arte medievale precipitato per caso da queste parti.

In viaggio verso Baoro, dove dal 1973 abbiamo aperto una missione e penultima tappa prima di rientrare a casa, ci immergiamo in un interessante e animato dibattito sulla natura, la storia, la bellezza, le emozioni di un europeo e quelle di un africano… De gustibus non est dispuntandum, dicevano gli antichi. Ma io con gli antichi non sono. Sono piuttosto con i giovani e la disputa si accende eccome. Le mie opinioni e miei canoni estetici sono però in netta minoranza. Mi dichiaro sconfitto e ci orientiamo verso dibattiti meno impegnativi. A Baoro, ospiti dei nostri confratelli, visitiamo la scuola per i catechisti appena riaperta. Venne inaugurata molti anni fa da padre Nicolò, il fondatore della nostra missione, e poi chiusa poco dopo. Ora rivive grazie all’impegno di padre Odilon che con passione si dedica alla formazione di dieci catechisti che qui vivono con le loro famiglie.

Lungo gli ultimi chilometri prima di arrivare a Bangui, ripenso ai luoghi, ma soprattutto alle persone incontrate durante il viaggio: missionari e missionarie innamorati di questo paese che, nascosti come diamanti, lavorano per il Regno di Dio senza far troppo rumore. Ad ognuno ho posto l’immancabile domanda: “Ma tu, da  quanti anni sei qui?”. La domanda è indiscreta, quasi impertinente, come se volessi conoscere la combinazione di una cassaforte che non mi appartiene. Il missionario o la missionaria sorridono, chiudono gli occhi – come per manifestare il bisogno di rivedere ogni anno trascorso in questi luoghi – e poi pronunciano un numero, umili e orgogliosi al tempo stesso, come fosse un segreto che non avrebbero voluto rivelare, come fossero i carati del diamante più prezioso: quello della propria vita donata per il Vangelo e per questa gente.

Un abbraccio da Bangui

Padre Federico

Come forse molti dei nostri lettori sanno, attualmente è già possibile consultare online gli articoli della Rivista “Teresianum” dalla sua fondazione (col titolo di “Ephemerides Carmeliticae”), fino all’ultimo numero dell’anno 2014, attraverso la piattaforma Dialnet e il catalogo della biblioteca della Facoltà, cui è possibile accedere attraverso la pagina www.teresianum.net. Tra breve, l’accesso sarà possibile anche tramite la piattaforma Atla. Gli articoli sono anche scaricabili in formato PDF.

Per gli articoli più recenti, è possibile accedere a quelli dall’anno 2015 al 2019 tramite una sottoscrizione di 50 € (IVA esclusa). Nell’immagine che correda questa notizia potete trovare tutti i dati necessari.

Il 25 aprile 2019, fra l’Ottava di Pasqua, si è spento a Bambolim (Goa), in India, padre Edwin Aleluia Aleixo Diniz, OCD, dottore in Teologia Dogmatica e licenziato in Sacra Scrittura, professore emerito del Teresianum. Nato a Merces (Goa) l’8 aprile 1944, divenne Carmelitano Scalzo il 19 marzo 1965 e sacerdote il 9 aprile 1972. È tornato alla Casa del Padre all’età di 75 anni, cinquantaquattro dei quali vissuti da religioso e quarantasette da sacerdote.

Con gratitudine lo ricordiamo al Signore per la sua figura di uomo e di religioso, per il suo contributo alla nostra Facoltà, all’Ordine dei Carmelitani Scalzi e alla Chiesa, affidando la Sua anima alla Misericordia divina affinché gioisca in pienezza della Beatitudine Celeste.

La mostra “Vítor Teresa”, aperta l’anno scorso ad Alba de Tormes (Salamanca) e che ha radunato opere molto significative sulla vita della religiosa Santa Teresa, potrà “lasciare una traccia” per sempre in Salamanca.

L’importanza delle opere esposte, restituite ai rispettivi proprietari, impedivano di mantenere perennemente la mostra nella sua integralità, ma con l’intento di perpetuare quest’incontro, la Giunta provinciale di Salamanca ne ha realizzato una selezione fotografica, che sarà esposta nel Palazzo di La Salina in Salamanca, fino al 5 maggio.

Successivamente, con l’obiettivo di continuare a diffondere l’iniziativa, “Vítor Teresa in itinere”, composta da fotografie di grande dimensione su 24 pannelli, entrerà nel catalogo delle mostre offerte gratuitamente dalla Giunta ai comuni della provincia.

La mostra originale “Vítor Teresa”, promossa dai Carmelitani Scalzi di Alba de Tormes e finanziata dalla Giunta provinciale di Salamanca in occasione dell’Anno Giubilare Teresiano nel convento San Giovanni della Croce, ha accolto da luglio a dicembre 2018 oltre 17.200 visitatori.

La proposta iniziale mostrava la figura di Teresa di Gesù dal punto di vista di una prospettiva religiosa attraverso le opere d’arte esposte, e proponeva anche “uno sguardo alla Santa su altri aspetti della sua vita, come quello di grande scrittrice, o anche nella sua sfaccettatura più personale”.

Alla mostra hanno collaborato i Padri Carmelitani Scalzi di Alba, l’Università di Salamanca, la Casa di Alba, la Diocesi di Salamanca, la Cattedrale di Salamanca, l’Università Pontificia, il Museo Provinciale della Junta, la Fondazione Rodríguez Fabrés, la Diocesi di Avila, la Casa di Pastrana, l’Arciconfraternita del Rosario, il Gruppo di Ricerca Alfonso IX, imprese di Alba e privati.

Catalogo e video:

http://www.lasalina.es/ebooks/Libros/978-84-7797-576-2.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=HSRcFaGc-tY

I Padri Gesuiti di Roma hanno organizzato e accolto il 10 aprile scorso – nella famosa chiesa del Gesù – uno spettacolo di luci e suoni, che ha accompagnato la lettura orante di testi scelti dalle Esclamazioni di santa Teresa. La produzione e interpretazione sono state curate da Silvia Lanzarone (musica e suono), Silvia Schiavoni (traduzione e voce) e Giovanni Trovalusci (improvvisazioni musicali), sotto la direzione di Emanuela Mentuccia.

L’obiettivo della rappresentazione teatrale era di far percepire allo spettatore, attraverso la parola di Teresa, l’amore di Dio da lei sperimentato e l’appassionata risposta di Teresa nell’accoglierlo. Anche i mezzi drammatici utilizzati cercavano di toccare il cuore dell’ascoltatore, per far accadere anche in lui quest’esperienza dell’amore divino offerto gratuitamente in Cristo e accolto con stupore e umiltà.

Lo spettacolo, patrocinato tra gli altri dalla Pontificia Facoltà “Teresianum”, ha avuto un buon successo di pubblico e si è chiuso con una bellissima esegesi delle Esclamazioni, presentata da Mons. Melchor Sánchez de Toca, nativo di Toledo e sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Cultura.

Mons. Anders Arborelius, Il primo cardinale svedese nella storia, e primo cardinale carmelitano del terzo millennio, ha visitato domenica 7 aprile il santuario Madonna della Neve, in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario dell’apparizione mariana ad Adro (1519-2019). Accolto da P. Gino Toppan, dal Provinciale P. Aldino Cazzago, dalla comunità dei frati carmelitani, il card. Arborelius, o “padre Anders” – come si fa chiamare con grande semplicità – ha presieduto una messa molto affollata sul sagrato del santuario.

Con l’occasione è stata benedetta la statua della Madonna della Neve che verrà portata in pellegrinaggio per la Franciacorta durante il mese di maggio.

La S. Messa è iniziata con una piccola sorpresa: il saluto, nella lingua madre del cardinale, da parte della piccola comunità svedese presente in Franciacorta. Hanno animato la celebrazione, con grande allegria, alcuni studenti della scuola, coordinati dai docenti dei banchi sinfonici. Nonostante alcune gocce di pioggia che hanno spaventato i più timorosi – ma non P. Gino – il tempo è stato clemente, e ha ricompensato la fede dei devoti di Maria. Nell’omelia, padre Anders ha sottolineato che la quaresima è un tempo di gioia, nel quale camminare con speranza verso la santità, sul modello di Maria. La nostra santità contribuisce a rinnovare il volto della Chiesa, oggi così ferito dal peccato e bisognoso di rinnovamento. Lo strumento per seguire il Signore Gesù Cristo sulla via della croce, e poter partecipare della Sua risurrezione, può essere il sacramento della riconciliazione. Compagna in questo pellegrinaggio di conversione è Maria, con la quale «possiamo andare avanti verso la santità e il rinnovamento spirituale».

Nel pomeriggio, padre Anders ha visitato le monache scalze di Cividino, mentre a cena ha ricevuto presso il convento di Adro la gradita visita del vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada. Lunedì 8, padre Anders ha guidato la preghiera mattutina della Scuola Madonna della Neve, meravigliando gli studenti per il grande numero di lingue che ha parlato. Nel complesso, il Carmelo ha visto rinsaldati i legami di comunione ecclesiale all’ombra e sotto il patrocinio di Maria (F. Samuele Donà ocd).

https://www.carmeloveneto.it/joomla/adro/658-il-cardinale-carmelitano-arborelius-ad-adro-cronaca-ed-intervista?fbclid=IwAR1y3CpmPtm_ka7i4ZRfcgbuXE6nXdxWNBvjSN_MaXyMGjUdYXpTAvYYg1Q