Non dimenticherò mai nei giorni della mia vita questa Domenica di Resurrezione. Mai.

La Vita nasce. Tanto più in un giorno come oggi, giorno di Pasqua. Ma quella vita ci ha generato nel supplizio della Croce e si è fatta luce nel sepolcro vuoto.

Alle 8 del mattino inizia la celebrazione dell’Eucaristia nella nostra parrocchia dell’Esaltazione della Santa Croce, a Kiev, con una processione intorno alla parrocchia, con il Santissimo Sacramento. Fa molto freddo, ma la chiesetta è piena. La processione è una metafora della vita stessa. Cantiamo la gioia e la fiducia nella Sua Resurrezione in mezzo alla morte. Alla celebrazione assistono diversi soldati e poliziotti in divisa che vivono intensamente il momento.

Padre Benedict presiede e padre Maciej – la cui organizzazione “Pro Spe” si reca quasi ogni settimana in Ucraina per aiuti umanitari – tiene l’omelia. Le sue parole e la sua presenza sono anch’esse un dono di comunione ecclesiale in questi giorni.

Al termine della Messa, un sentito ringraziamento da parte della gente. Mi regalano una felpa con la scritta “Viva l’Ucraina” e dei fiori gialli. Due laici della parrocchia mi ringraziano per il coraggio di venire come pastore in mezzo alle pecore in pericolo ed esprimono la gratitudine per la vita di questi Carmelitani che sono rimasti per accompagnare e prendersi cura della gente. Ci dicono che anche loro hanno bisogno delle cure e del sostegno di tutti per continuare a sostenere e incoraggiare gli altri. Mi cantano un canto toccante che dice “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Apprezzo profondamente il loro splendido e sincero discorso ed esprimo orgoglio per i miei fratelli, per la loro dedizione e per trovarmi qui. Li nomino uno per uno e rendo grazie per la loro vita. Benedico la vita di tutti i presenti. Non dimenticherò mai questa Domenica di Resurrezione. Alla fine faccio loro un regalo: una reliquia di Santa Teresina e dei suoi genitori, Zelia e Luigi. E anche di Mariam (Baouardy) di Betlemme, invocando una benedizione per tutti loro, per le loro famiglie e per le famiglie che in questi giorni hanno subito qualche perdita importante, perché Teresina illumini la notte dei nostri giorni e perché Mariam ci faccia vivere il Dio della vita nell’umiltà e nel nulla del sepolcro vuoto, nella pienezza della misericordia. Ricevono il dono con grande gioia.

Dopo la Messa, sono benedetto dai loro abbracci e dal loro sorriso. Tutti esprimono il saluto pasquale in ucraino.

Facciamo colazione, che qui è come un pranzo. Infatti, oggi faremo il prossimo pasto verso le sei di sera.

E ci siamo messi in viaggio, Benedict, Józef, Maciej, Bogdan (un amico volontario) ed io, verso luoghi molto significativi e scioccanti.

Visitiamo innanzi tutto il seminario maggiore di Kiev (Worzel), che si trova in un bosco, in campagna, a pochi chilometri dalla città, e veniamo ricevuti dal rettore, padre Ruslan, giovane, magro, in tonaca e giacca di pile, e alcuni volontari e persone che lavorano con lui nell’aiuto umanitario alle famiglie. Il seminario è stato saccheggiato dai russi e hanno preso tutto ciò che volevano. Una bomba a grappolo è caduta nel cortile del seminario, i cui effetti ci hanno terrorizzato. Alcune schegge sono entrate attraverso le finestre e hanno colpito la Vergine di Fatima, staccandole la testa. Constatiamo il cratere del proiettile nel cortile e la sua potenza distruttiva.

Padre Ruslan e altri volontari ci accompagnano per tutta la giornata alla meta successiva, che è il campo dei russi nella foresta, i responsabili dei massacri di Bucha. Ci addentriamo con prudenza tra gli alberi. Abbiamo trovato tutto come l’hanno lasciato 15 giorni fa; le tane scavate nel terreno, le installazioni provvisorie. Tutto ci lascia assolutamente attoniti e con le nostre anime trafitte da domande senza risposta: come può l’essere umano arrivare a tali atrocità nel mezzo dell’anno 2022? Non è un film, non è un reportage in bianco e nero degli anni ‘42, non è una biografia che parla di Auschwitz. I russi se ne sono andati da qui quindici giorni fa e solo a pensarci mi si rizzano i capelli. C’è la frutta nelle cassette, la caffettiera, i calzini appesi, le bottiglie di vodka vuote, gli stivali per terra, le scatole russe contenenti cibo, pillole vitaminiche, ecc. ecc. Calpestiamo questo terreno con precauzione casomai avessero lasciato una mina, ma vogliamo vedere ed essere testimoni per poter raccontare al mondo ciò che abbiamo visto. Una storia vera e non di fantascienza. L’anima annichilita, indignata, perforata come da una bomba a grappolo dalla testa ai piedi. Oh mio Dio! Come è possibile? Da qui andavano nei villaggi circostanti e commettevano atrocità. Da qui ricevevano dai loro superiori l’ordine di fare liberamente ciò che volevano. Parlo con Józef pensando ad alta voce: anche loro avranno una madre e sorelle e nonni e figli. Allora come si può ferire la vita a tal punto…? Restiamo in silenzio e preghiamo. Ci avviamo sulla via dell’orrore per le strade di Borodjanka, Bucha e Irpin. Non posso descrivere a parole quello che abbiamo visto, vedrete delle foto e vi chiedo di non distogliere lo sguardo, perché questo film è reale e le vittime meritano che guardiamo, che ci svegliamo e che la nostra vita diventi consapevole. Carri armati distrutti, case bruciate, edifici in rovina, ospedali sventrati, uno spettacolo sinistro, demoniaco… ponti distrutti, macchine ribaltate. E la sensazione di essere testimoni privilegiati e sbalorditi del fatto che gli Hitler e gli Stalin, i Mussolini e i Pinochet, i Gheddafi non sono scomparsi dalla scena umana, anche se facciamo fatica a crederlo. Anche allora un’immensa massa invasata acclamava Hitler e lo salutava come il salvatore. Per favore: non tollererò nessuno che giustifichi questo orrore con buonismi ideologici, di qualunque segno essi siano.

Nel cuore di Bucha, dove erano stati deposti i corpi di 98 persone ammazzate per le strade, abbiamo pregato sconvolti sul sito della fossa comune. E da quello stesso luogo abbiamo inviato il nostro messaggio augurale a tutto l’Ordine per la Pasqua. In questo sepolcro vuoto e reale, Józef, Benedict – anche Marek che è rimasto in parrocchia – e io, esprimiamo la comunione dell’intero Carmelo ucraino con tutto l’ Ordine.

Accanto a una porta, per terra dove c’era il cadavere di un anziano, hanno posto dei fiori gialli. Preghiamo Maria e preghiamo per tutti. Cristo ha sconfitto la morte. Cristo è risorto. Essi non sono qui, sono già nella casa della vita. Godono della Pace di Dio nel focolare senza fine.

Abbraccio Ruslan, il giovane rettore che ci ha accompagnato così amabilmente, e che è stato in contatto con tutti i protagonisti e con le famiglie delle vittime e ci assicuriamo una preghiera reciproca. Gli dico che il Carmelo pregherà per i 25 seminaristi di Kiev e per lui. Un abbraccio molto intenso.

Ci avviamo verso la parrocchia di un sacerdote dehoniano, Tadeusz, che è rimasto qui nei momenti più difficili, a Irpin, una delle città massacrate. Ci mostra la sua cappella, dedicata a Santa Teresina. Gli consegniamo una stufa per riscaldare la parrocchia, che abbiamo portato tutto il giorno nel furgone di Maciej.

Torniamo a casa per una trasmissione della radio argentina. E andiamo a trovare Veronica e Aleksandr, membri del Carmelo Secolare di Kiev. Ci accolgono con tanto affetto nella loro umile casa, colpita anch’essa da una bomba a grappolo. Veronica ci parla con entusiasmo del Carmelo Secolare e ci offre alcuni doni e un libro con testi dei Santi del Carmelo, tratti dalle poche pubblicazioni in lingua ucraina sui nostri Santi. Ci contagiano con il loro entusiasmo. Preghiamo per tutto il Carmelo Secolare a Kiev e in Ucraina

Torniamo in parrocchia. Si sta facendo tardi. Il coprifuoco è alle 22.00. Abbraccio molto caloroso da entrambe le parti.

Sono molto felice di vederli confortati. Sono molto contento di essere arrivato a Kiev e di essermi lasciato commuovere dalla loro testimonianza e dalla loro presenza paterna e fraterna con la gente semplice. Sono un sacramento vivo della vicinanza incondizionata di Dio ad ogni essere umano. Dio vi benedica, fratelli miei. Mi sento orgoglioso. E li saluto augurando loro, in polacco, forza e coraggio.

Abbiamo lasciato Kiev con difficoltà. Il GPS non dice niente di barricate e strade chiuse. Dopo un po’ siamo riusciti ad uscire dalla città. Abbiamo poca benzina, solo per circa 40 km. E ce ne rimangono circa 150. Józef prega lo Spirito Santo e dice che non gli viene mai a mancare. Attraversiamo molte stazioni di servizio chiuse. È molto tardi, e già mi vedo a dormire in macchina. Ma passando davanti a una stazione di servizio vediamo una piccola luce e riceviamo non 20, ma 30 litri di carburante. E il benzinaio si sfoga con Józef raccontando le sue emozioni. Alla fine, con le mani, fa un gesto di preghiera.

Prima di arrivare, molti posti di blocco militari. Ci chiedono i documenti. Preghiamo i vespri e compieta. Preghiamo per tutte le persone che abbiamo incontrato e preghiamo Dio per la Pace e la fine di tanto male. Il nostro percorso ci porta, quasi quattro ore dopo la partenza, a Gwozdawa; una tranquilla casa in campagna, dove i frati celebrano quotidianamente con il centinaio di abitanti del villaggio.

Maksimilian, il superiore, ci accoglie. È già molto tardi. Sono passate le 11 di notte. E la giornata è stata estenuante, impressionante, travolgente.

Cristo Risorto, guarisci la terra d’Ucraina, guarisci le sue ferite. Guarisci il nostro mondo.

 

È una giornata di silenzio, un’esperienza impressionante di profondo vuoto, nel calore ferito di Maria, la Madre; nel cuore di tutte le madri, che rappresentano l’anima che veglia nel mondo, e che custodiscono sempre la speranza, in mezzo a tanto dolore. Com’è toccante questo giorno, come un abisso di silenzio, che racchiude qualcosa che ancora non conosciamo, e che è sempre in germoglio! E che albeggerà… il mattino arriva sempre.

A Berdichev mancano pochi minuti alle otto del mattino e salutiamo il Signore e sua Madre nella basilica. Ci prepariamo per il viaggio verso Kiev.

Vitaly e suo fratello Olek vengono a prendermi. Il tragitto è di tre ore, ma dipende dal traffico e dalle difficoltà dell’ingresso. Superiamo senza difficoltà alcuni controlli.

Ci è stato detto che c’è stata qualche bomba su Kiev.

Giungono alcune voci di gente amica dalla Spagna e da altri luoghi, con notizie di pericolo a Kiev…

Ci fermiamo per prendere un caffè e fare benzina. Si possono comprare solo 20 litri di benzina alla volta, ma la ragazza addetta alla pompa è della parrocchia e riempiamo il serbatoio. D’altronde, Vitaly è “famoso” da queste parti.

La nostra conversazione rimane molto animata per tutto il viaggio.

Man mano che ci avviciniamo a Kiev, vediamo l’orrore della guerra, carri armati, camion, case, edifici bruciati e mitragliati, come svuotati della loro anima. Case e resti di veicoli che puzzano di un sabato santo desolato, senza vita, senza apparente resurrezione.

Facciamo un giro per entrare in Kiev, evitando la strada principale. Circa 30 km di deviazione.

Arriviamo alla nostra parrocchia a Kiev, e ci accoglie Józef. Quanta gioia nell’abbracciarlo! Che gioia essere arrivati ​​ed essere qui! Ecco Marek, parroco e priore. E anche Benedict, che si occupa degli aiuti umanitari e della cura dei soldati. I nostri tre carmelitani attualmente a Kiev. Oggi c’è qui Maciej, un sacerdote polacco che ha un’organizzazione internazionale e porta aiuti umanitari in Ucraina. E sono ospiti anche un padre e un figlio, Andrzej e Daniel, da quando hanno distrutto il loro villaggio.

Gioia dell’incontro con i fratelli e pranzo con Józef e Marek, che raccontano tante cose sulla guerra e sul lavoro pastorale di queste settimane. Marek racconta gli orrori della guerra e mostra le foto dei bunker; cura dei malati e intensa attività come parroco. Per un certo periodo questa fu l’unica parrocchia cattolica a Kiev. Quando venne Madre Teresa di Calcutta, dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, chiese di poter andare a Messa e la portarono nella nostra chiesa. È una chiesa piccola e accogliente. Accompagno Józef a benedire il cibo, che qui è un’usanza tipica: i primi cibi che si prendono a Pasqua, dolci, uova e altre cose. Swieta ha portato le uova di Pasqua per i frati. Mi dà un abbraccio molto affettuoso e chiede una benedizione.

Usciamo per andare a trovare il vescovo di Kiev, Vitaly, che ci riceve in un luogo semplice; è giovane, molto cordiale. Conversazione molto familiare. Mi ringrazia molto per la mia presenza qui ed è molto grato per il servizio pastorale e la dedizione dei Carmelitani in Ucraina. È un’ora di dialogo sulla situazione e sulla Chiesa in Ucraina. Gli parlo della preghiera del Carmelo del mondo intero, delle nostre preghiere per lui e per la Chiesa e il popolo ucraino.

Józef mi aveva chiesto se avevo qualcosa da regalargli, e uscendo avevo detto al Signore: “Vediamo… cosa posso dargli se non mi è rimasto niente di speciale nello zaino…”. Mentre parlo con il vescovo, penso e metto la mano nella borsa e scopro di avere una reliquia dei capelli di Santa Teresina. Gliela regalo e lui ci dice che è la sua santa preferita… Sorprese del Signore!

Facciamo un giro in centro città: la famosa Piazza Maidan, la Piazza dell’Indipendenza dell’Ucraina, dove nel 2014 furono colpite e uccise 98 persone. Visitiamo il luogo della memoria dei caduti e preghiamo per loro.

Torniamo a casa visitando alcuni luoghi distrutti dai proiettili…

Preghiamo per le persone che abitavano in quegli edifici ormai desolati.

È ora di preparare la Veglia…

Emozione con tutto l’Ordine, in questa sera.

Ricordiamo la Siria, il Burkina Faso, il Perù, la Colombia, il Congo, il Libano, l’Iraq…

Preghiamo come UNO solo… per la VITA CHE NON MUORE e che nessuna bomba è capace di distruggere…

Questo arrivo a Kiev è un altro capitolo, diverso da Berdichev… perché qui l’orrore della guerra si sente molto più chiaramente… i segni sono fumanti e il racconto della gente è continuo… non posso narrare in questa cronaca tutto quello che ho sentito. Uno dei frati mi ha chiesto se mi infastidiva se mi parlava di quegli orrori, e io gli ho detto che non mi dispiaceva… ci sono state conversazioni molto lunghe. Ometto i dettagli. I frati sono in contatto con i cappellani che accompagnano i soldati, e loro stessi confessano i soldati. Ho dato loro circa trecento rosari per i soldati.

La celebrazione della Veglia semplice e sentita. La cappella mi sembrava una piccola arca di Noè, un luogo di salvezza. La liturgia inizia in strada con un semplice fuoco e un freddo gelido. Riusciamo a malapena a mantenere accesa la fiamma del cero dopo diversi tentativi.

Io predico e Józef traduce in ucraino.

Al termine della celebrazione, canti e gioia condivisa. Lunga fila di persone per un abbraccio, una benedizione e per ringraziare molto calorosamente del mio essere qui. Una giovane donna mi ha detto che nella sua azienda c’erano 400 persone e che 200 sono fuggite per mettersi in salvo in un luogo sicuro, e che il fatto che io sia venuto era per lei un segno speciale. Così le coppie e le famiglie passavano per essere benedette e abbracciate. Non mi sembra di essere in un luogo di guerra, c’è un fortissimo sentimento di comunione e complicità… Una giovane donna che ha perso la casa a Mariupol e ora aiuta gli altri… una giovane soldatessa che chiede la mia benedizione prima di andare al fronte. Le regalo il mio rosario.

La giornata si conclude con un’amichevole conversazione di due ore con Józef, Marek, Benedict, il sacerdote Maciej, il padre e il figlio, Andrzej e Daniel. Che tempo intenso di esperienze vissute. Come hanno bisogno di raccontare ciò che hanno vissuto e ciò che sanno… quanto apprezzano la presenza. Dico loro che l’intero Ordine è qui con loro.

La giornata finisce, domani andremo a visitare Bucha, la città del massacro. E anche altre città tra le più devastate, il seminario e altri luoghi. Ma domani sarà un altro giorno; oggi, nel popolo di Kiev, mi è apparso il Signore Gesù risorto, sorridente, e mi ha benedetto con il suo sorriso… una giovane donna mi ha benedetto con spontaneità.

A Berdichev ho sentito le sirene cinque volte, a Kiev una volta sola, uscendo dalla Curia vescovile. Ma nessuno scende più nei bunker. Se qualcosa cade, che cada, se succede qualcosa, che succeda. Ma oggi Cristo è risorto per me nella fede di un popolo, nella sua speranza. Quanto sono fortunato ad essere qui! E che siete qui con me!

BUONA PASQUA DI RISURREZIONE… Il mio Amore e la mia Speranza è risorto.

 

Celebriamo oggi la passione e la morte di Gesù in questa terra ferita dalla guerra. Con i crocifissi e le vittime di tutte le guerre e ingiustizie.

Vengo svegliato dal suono delle sirene che non si arresta per un quarto d’ora, fino alle 6.00. Sirene e suono di campane che avvertono del pericolo. Sembra una nuova offensiva aerea. Non lo so.

Alle 8 del mattino si celebra l’ufficio delle letture e le lodi. Con canti molto belli. Già a quest’ora, in chiesa c’è un gruppo di circa cento persone. E la giornata inizia accogliendo le sorprese della giornata, davanti a Gesù.

Visito il convento e il bunker sotto la chiesa, che il sindaco ha chiesto ai frati di mettere a disposizione quando le persone hanno bisogno di venire a rifugiarsi. Nei primi giorni di guerra venivano spesso a dormire qui.

Vado a trovare con Vitaly le Piccole Sorelle del Cuore Immacolato, dette anche “Onorate”, le suore che ci hanno ospitato il primo giorno dopo aver varcato la frontiera. Passiamo un lungo spazio di tempo con le quattro sorelle, senza fretta. È una casa per ritiri e accolgono alcuni bambini durante il giorno. Una di loro, la più giovane, mi intervista per un giornale cattolico ucraino. Mi pone domande sulla mia impressione riguardo alla situazione in Ucraina e su ciò che sto vivendo. Le dico il mio desiderio di venire qui a celebrare la Pasqua per stare con i miei fratelli e la gente, rendendo presente l’unità e l’affetto di tutto l’Ordine del Carmelo e della Chiesa. L’unità ci rende forti contro tutte le minacce.

Oggi alcuni di noi non mangiano come gesto di comunione con Gesù e con quanti sono feriti dalla fame e dall’ingiustizia.

Verso le 16.00, Rafał ha convocato un gruppo di chierichetti e adolescenti, chiamato Oasis, con i quali ha l’abitudine di incontrarsi ogni domenica per stare insieme e per fare qualche attività. Cantano, giocano, pregano e si incoraggiano a vicenda.

Nel pomeriggio alle 17.00 la Via Crucis, emozionato. Mi viene chiesto di portare la croce durante le prime tre stazioni. È un onore. Alla terza mi pesa già molto. Ma qui niente è romantico e tutto ha il peso di una realtà che fa male. La liturgia non è teatro, parla di una vera e sanguinosa Via Crucis. Ogni piccolo sforzo e gesto è un segno e una comunione in Gesù vivo per la Vita. Le stazioni continuano e scorgo dietro di me un piccolo esercito di bambine che seguono le stazioni molto raccolte. Una di loro distribuisce di nascosto caramelle alle compagne. Due di loro hanno il papà al fronte.

Alle 18.00 Celebrazione della Passione del Signore. La celebrazione dura due ore. Nessuno si siede durante la Passione. Anziani e bambini in piedi. Con una devozione senza ansia di fretta. Mi edifica e mi commuove.

Le suore di Santa Teresina che accompagnano tutte le attività del Santuario lavorano con i cappellani che si trovano al fronte. Consegno loro una parte dei rosari che ho portato con me, su richiesta dei soldati.

Dopo le celebrazioni, saluto i frati che chiedono con interesse come sono stato qui in questi due giorni. Vogliono sapere se mi sono trovato bene. Dico loro: non bene, ma molto felice di essere con loro e orgoglioso che stiano vestendo le persone e siano Gesù in mezzo a loro. E mi sento benedetto dalla Fede e dal calore di questa Chiesa unita.

I fratelli vanno a letto presto. Sui loro volti si leggono la stanchezza e l’offerta.

Comunione e silenzio con tutti coloro che celebrano la Passione di Gesù nel mondo.

 

A colazione troviamo tre giacinti accanto al piatto di ciascuno per festeggiare il nostro sacerdozio. Suor Alina fa un saluto. Dice che si congratulano con noi e chiedono per noi, con i tre fiori, la Fede, la Speranza e la Carità.

Ci salutiamo alla porta e rimango molto sorpreso dal calore dell’accoglienza, da vere sorelle.

Iniziamo il nostro viaggio verso Berdichev. Sono sette ore.

Strada in alcuni tratti piena di buche.

Molte barricate ai checkpoint e molti soldati lungo tutto il percorso. Passiamo senza problemi e senza essere costretti a fermarci.

Attraversiamo alcuni centri abitati dove si possono vedere gli effetti delle bombe.

Partiamo alle 7.20. E arriviamo ​​a Berdichev alle 14.20.

Ci accoglie l’intera comunità dei frati. Faccio visita al Santuario, alla nostra Madre del Carmelo. Mangiamo un piatto tipico ucraino. Chiacchieriamo animatamente.

Tra poco, alle 18.00, avremo la celebrazione della Cena del Signore. È sorprendente essere qui e vedere la gioia e la vivacità dei frati. Dio li benedica.

Giovedì Santo pomeriggio. Chiesa Santuario di Nostra Signora del Monte Carmelo a Berdichev, patrona dei cattolici ucraini. Meravigliosa icona della Madre con lo scapolare che offre la sua protezione. Chiesa piena. Anziani, giovani e bambini… un folto gruppo di chierichetti in perfetta sincronia vaticana, aprono la celebrazione con ordine scrupoloso. Devo dire che poche volte nella mia vita ho celebrato un Giovedì Santo con tanta emozione trattenuta. I canti, l’attenzione a ogni dettaglio, la cura dei fiori, gli accoliti che aiutano ciascuno a vestirsi con i paramenti della Messa…

Lavo i piedi alla comunità dei frati. Qui si usa farlo con un grembiule da cucina. Significativo. Bacio i piedi dei miei fratelli che qui si prendono cura di tutta questa gente. Bacio Gesù in loro.

Benché presieda Vitaly, il priore (ucraino), tengo io l’omelia spiegando il mistero che si celebra, con esempi tratti dalla guerra e dall’attualità di questi giorni. La Frazione del Pane ricorda i corpi spezzati di tante persone in alcune città. Domani il corpo spezzato di Gesù continuerà a essere un mistero che non comprendiamo; in questo modo, apparentemente sconfitto, ha dato la vita al mondo.

Al termine della Messa, come descrivere il clima di famiglia e di affetto della gente? Salutano i sacerdoti con commovente affetto. Tutti si congratulano con noi e ci abbracciano. Portano frutta, fiori e doni. Tutti vogliono fare una foto. Tutti dicono parole di ringraziamento perché siamo con loro. Tutti mi dicono di ringraziarvi per le vostre preghiere per l’Ucraina. Una nonna mi dice: “Quando andrà a Roma, per favore, chieda al Papa di venire”.

All’uscita dalla Chiesa, un altro momento molto cordiale di dialogo con i volontari, la famiglia, gli amici.

Cena distesa e molto fraterna.

Un tempo di ricreazione molto piacevole, senza voglia di smettere. Si festeggia la presenza del Generale e anche di Paweł, che dall’inizio della guerra vive dall’altra parte, in Polonia, per organizzare gli aiuti umanitari e il trasporto di materiale, due volte alla settimana. La nostra conversazione senza silenzi, intensità di argomenti e domande da parte loro su confratelli conosciuti e, da parte mia, sulla situazione e sul momento che vivono.

Sono circa le 10 di sera in Ucraina. Durante alcuni minuti la sirena ha suonato. Annuncia che qualche proiettile ha lasciato il territorio bielorusso.

Ma i frati continuano la loro amichevole conversazione senza turbarsi troppo. Mi chiedono se ho paura. Mi fido della loro serenità.

E così la giornata si conclude… con il vivo sentimento di comunione e di famiglia in tempo di guerra. Prima di andare a dormire, un altro suono di sirene e una supplica, chiedendo la Pace.

 

Fr. Miguel Márquez, ocd

 

Paweł e Piotr mi vengono a prendere all’aeroporto di Cracovia. Arrivo alle 8.30 del mattino.

Ci rechiamo dalle monache carmelitane di Łobzowska, a Cracovia. Comunità molto gioiosa.

Incontriamo le monache di Kiev, che sono state accolte qui un mese fa.

Dialogo intenso ed emozionante. È per me una grande gioia incontrarle. Abbiamo parlato molto dei momenti più duri della guerra e della partenza verso la Polonia. Vogliono raccontare e dire tutto ciò che hanno vissuto.

Eucarestia in latino.

Mangiamo con loro e ci rechiamo al convento di Przemyśl, vicino alla frontiera. Ci accoglie il priore Christof, e passiamo un’ora a parlare con i fratelli della comunità.

Andiamo verso il confine con Piotr, Paweł Baraniecki e Paweł Ferko, che appartiene alla comunità di Berdichev e si trova a Przemyśl dall’inizio della guerra per organizzare gli aiuti e le automobili che due volte alla settimana vanno dalla Polonia a Berdichev con cibo, abbigliamento per i soldati, giubbotti antiproiettile, generatori, binocoli notturni, ecc.

Raggiungiamo la frontiera e la attraversiamo a piedi. Piotr e Paweł rimangono dal lato polacco. Prima del confine, troviamo una moltitudine di ONG da tutto il mondo per dare sostegno a chi viene dalla parte ucraina: cibo, vestiti, ecc. ecc.

Incontriamo un gruppo di giovani spagnoli che sono venuti da soli da Cadice, Málaga, Barcellona… e hanno montato la loro tenda sul corridoio di passaggio insieme a una moltitudine di altre organizzazioni. Ci chiedono se celebriamo le funzioni alla frontiera perché in questi giorni vorrebbero vivere la Settimana Santa.

Paweł ed io superiamo il confine polacco-ucraino con relativa facilità. Ci sono molte persone dalla parte ucraina che aspettano di passare in Polonia. Molte famiglie e bambini.

Ad aspettarci dall’altra parte c’è Rafał Myszkowski, che ha viaggiato sette ore per venire a prenderci.

Il saluto qui in questi giorni è Dobryy vechir/den. My z Ukrayiny, cioè: Buonasera/buongiorno, veniamo dall’Ucraina.

Oggi pernottiamo a Mostyska, presso le Piccole Sorelle del Cuore Immacolato di Maria, fondate da un cappuccino, padre Honorato Kozminsky. Le sorelle Alina ed Edith sono la gentilezza personificata. La cena, l’accoglienza, la camera, tutto è squisitamente preparato.

 

 

La festa di Gesù Bambino è stata celebrata solennemente nel Carmelo di Koteshwar (Kundapur, India). Per tre giorni, i fedeli si sono riuniti per ascoltare P. Prakash e i suoi collaboratoeri che hanno predicato il triduo preparatorio.

Il 26 febbraio, alle 5 di pomeriggio, P. Praveen Frank, Vicario Regionale della Missione Carmelitana in Tanzania, ha celebrato l’Eucaristia e tenuto l’omelia. P. Prakash D’Souza, a conclusione dei tre giorni di ritiro, ha guidato l’ora di Adorazione prima della solenne Eucaristia, che è stata concelebrata da circa 20 sacerdoti diocesani e religiosi. Al termine ha ringraziato calorosamente tutti i benefattori che hanno reso possibile una così bella celebrazione; da parte sua, P. Alwyn Sequeira, Superiore del convento dei Carmelitani, ha ringraziato i partecipanti per la loro generosa collaborazione nel rendere il triduo un successo. La liturgia è stata preparata da P. Deep Fernandes e P. Alwyn ha diretto il coro.

P. Prakash D’Cunha, Consigliere Provinciale, aveva in precedenza inaugurato il nuovo salone e le camere per gli ospiti. P. Archiebald Gonsalves, ex Provinciale dei Carmelitani, ha benedetto il nuovo edificio.

Dopo la Messa, si è tenuto un pasto festivo con la partecipazione di tutti i presenti.

 

Oltre al ritiro annuale dei Carmelitani e all’incontro sportivo tra sacerdoti e studenti che solitamente conclude questo bel momento fraterno, questo nuovo anno 2022 è iniziato con la grazia della professione solenne di tre fratelli e la loro ordinazione diaconale. Essendosi un po’ calmata la crisi del Covid, lo Stato ha autorizzato l’apertura di chiese e celebrazioni senza troppe restrizioni. È stato bello rivedere le famiglie dei confratelli e la gioia degli incontri dopo mesi di silenzio e distanza.

Stiamo lentamente uscendo dalla stagione ciclonica nell’Oceano Indiano. Un tempo di grazia per alcune regioni desertiche o semi-desertiche, ma per la maggioranza è un incubo annuale. Questa volta, due cicloni tropicali intensi hanno causato molti danni in Madagascar (Batsirai e Emnati), così come una tempesta tropicale moderata, la prima di quest’anno. Stiamo ancora valutando i danni, sia umani che materiali. È il nostro convento di Manakara, sulla costa orientale dell’Isola (generalmente la più colpita), che ha sofferto molto del passaggio di questi cicloni, in particolare per il crollo di una parte del muro.

 

 

L’OCDS in Senegal è nato al termine della celebrazione del 450° anniversario dell’Ordine Carmelitano a Dakar, il 18 novembre 2019. In quell’occasione, i frati carmelitani incontrarono Véronique Lukelo, OCDS dalla Repubblica Democratica del Congo, e le chiesero di testimoniare il suo percorso di oltre 20 anni, insieme al marito, all’interno del Carmelo Secolare. La sua testimonianza fu una molla per Michel e André, che in seguito chiesero di creare l’Ordine Secolare in Senegal. Il primo incontro ebbe luogo a Dakar il 2 marzo 2020. L’8 dicembre 2020, André e Michel sono entrati in formazione e hanno emesso le loro prime promesse il 5 dicembre 2021. Il gruppo ha ora 10 membri: due professi temporanei, tre nel primo anno di formazione, tre donne in formazione e una coppia di professi perpetui (dalla Repubblica Democratica del Congo, ora residenti a Dakar).

San Giovanni della Croce è il patrono del gruppo. Lo stesso gruppo promuove la devozione dello Scapolare in Senegal, organizza incontri mensili il primo sabato del mese e il ritiro annuale, oltre alla festa patronale ogni 14 dicembre.

 

Domenica 20 febbraio, la comunità del Santuario di Santa Teresa di Los Andes era in festa per la visita di P. Miguel Márquez. L’evento è coinciso con la visita dell’Animatrice Generale delle Suore Carmelitane Missionarie Teresiane, Sr. María José Gay. Entrambi sono venuti in pellegrinaggio da Roma, accompagnati rispettivamente da P. Martín Martínez e Sr. Maria Teresa García. Ricordiamo che l’Ordine dei Carmelitani Scalzi e le Carmelitane Missionarie Teresiane sono responsabili della cura pastorale del Santuario, in collaborazione con la comunità delle Carmelitane Scalze, cui apparteneva Santa Teresa di Los Andes.

L’Eucaristia della settima domenica del Tempo Ordinario è stata presieduta da P. Miguel, concelebrata da P. Rodrigo Segura, Superiore del Commissariato e attuale Rettore del Santuario, e da numerosi Carmelitani Scalzi. Nella sua omelia, P. Miguel ha sottolineato che tutti siamo alla ricerca di quell’amore di Dio che infiamma la vita; spesso è lì, senza che ci rendiamo conto di quanto siamo ricchi, di quale tesoro c’è in ciascuno di noi, e ce lo lasciamo scappare. Inoltre ha meditato sull’amore vivo che è presente nel Santuario, un fuoco che brucia e che deve infiammarci, per intercessione di Santa Teresa di Los Andes. Siamo invitati a scoprire la presenza di un Dio che tocca i cuori e ci fa innamorare di lui ogni giorno.

Alla fine dell’Eucaristia, siamo andati tutti davanti alla tomba di Santa Teresa di Los Andes per deporre tutte le nostre intenzioni e quelle dei pellegrini.

 

Nel nostro convento di Snagov, in Romania sono presenti P. Antonio Prestipino, P. Marco Secchi, P. Mihai Lauș e P. Tarcisio Favaro, della Provincia di Venezia. Insieme a loro si trovano membri del Movimento Ecclesiale Carmelitano. Sono stati raggiunti il 9 marzo da tre postulanti della Provincia Veneta.

Dal 24 febbraio, hanno iniziato a preparare gli spazi di cui disponevano per accogliere i rifugiati: pulizie, automobili, cucina, traduttrici, etc. ma anche viaggi fino alla frontiera (4 ore di auto) per prendere i profughi bisognosi di assistenza. I primi ad arrivare sono stati degli studenti stranieri che frequentavano le università ucraine: devono tornare ai loro Paesi di origine (Marocco, Egitto, Kazakistan…). Poi sono mamme ucraine (o di altre nazionalità) che sono fuggite con i bambini, qualche famiglia straniera che ritorna in patria con i figli.

Poi segue un gran lavoro di telefonate per coordinare tutto, un via vai di automobili che portano alla stazione o all’aeroporto, di sveglie che trillano nella notte per andare a prendere qualcuno o portare qualcun altro, di cuoche che preparano e di altri che mettono in ordine, di medicine, di lavanderia, di ambasciate, etc. Si tratta di un’ospitalità veloce, breve, ma necessaria perché, almeno per ora, tutti abbiano una destinazione chiara. Fino ad oggi la casa di spiritualità di Snagov ha ospitato circa centoventi ucraini in fuga.

Vito d’Ettorre, giornalista di TV2000 in visita al centro per documentare l’attività dei carmelitani, dopo un giro delle frontiere con l’Ucraina, ha condivisio con noi le sue impressioni: «La Romania si è ritrovata come la “Lampedusa di Europa”, l’accoglienza è organizzata ovunque  fino a case private e conventi. L’esperienza al Carmelo di Snagov è bellissima. Ho intervistato prima una signora in fuga dall’Ucraina: appena arrivata qui, entrata in chiesa, ha urlato a squarciagola: “Signore, dacci la pace!”. Chi è in fuga ha bisogno di trovare la spiritualità più del pane, come accade in questo Santuario».

 

 

 

Vorrei condividere con voi la situazione attuale delle nostre comunità OCDS in Ucraina. Siamo in 46 a voler vivere della spiritualità carmelitana. Ma prima, facciamo una breve storia del Carmelo Secolare nella nostra terra dell’Europa dell’Est.

Nella periferia dell’antica città di Kiev si trova la Chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce: è qui che i Padri Carmelitani iniziarono la loro missione dopo il periodo comunista. Nell’ottobre 1994 fu fondata la prima comunità del Carmelo Secolare “degli Angeli Custodi”. Oggi la comunità di Kiev conta 18 membri. Nel febbraio 2003, nella città di Khmelnytsky, si formò la comunità “Maria, Madre di Dio della Grazia” con l’appoggio dei Padri Carmelitani. È oggi composta da 14 membri. Nella città di Berdychiv, all’ombra dell’immagine di Santa Maria dello Scapolare, nell’autunno 2014 nacque la comunità dell’“Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria”, con 8 membri. La comunità più giovane è attualmente a Kharkiv. È nata nel gennaio 2020 e si chiama “Gesù Bambino di Praga”.

Oggi, in questi tempi di guerra, la situazione è difficile per tutte le comunità e per tutte le nostre famiglie. Stiamo cercando di rimanere in contatto gli uni con gli altri. In questo momento, solo un membro della comunità di Kharkiv rimane nella città distrutta. Quando l’elettricità e il cibo sono venuti meno e il riscaldamento si è interrotto, ha trovato rifugio in un bunker vicino a una parrocchia. I membri della comunità di Berdychiv sono rimasti nelle loro case, poiché la città non è ancora stata bombardata. Tutti si aiutano come possono: alcuni accolgono i rifugiati dall’est del Paese, altri preparano reti militari o cuciono vestiti per i soldati e i difensori della città, altri lavorano come volontari. A Khmelnytsky, i membri della comunità vivono chiusi nelle loro case. Quattro persone dell’OCDS sono rimaste a Kiev. Intorno a Kiev, molti luoghi sono stati rasi al suolo e distrutti. Le case dei civili sono state distrutte spietatamente.

Affidiamo la nostra vita nelle mani del Signore e della sua Divina Misericordia. In modo molto speciale, troviamo rifugio nel grande protettore del Carmelo, San Giuseppe. Tutte le nostre comunità pregano questo grande santo, ricordando ciò che la nostra Santa Madre Teresa di Gesù ha detto di lui. Chiediamo anche a voi di pregare San Giuseppe per la pace in Ucraina.

 

Avila

L’apertura della Porta Santa domenica 13 marzo, per mano del vescovo di Avila, Mons. José María Gil Tamayo, ha segnato l’inizio dell’anno giubilare nella chiesa del Convento de La Santa. I fedeli vi hanno assistito con grande devozione. Accanto al vescovo c’erano rappresentanti delle autorità civili, religiose, universitarie, militari e della polizia. L’evento è stato trasmesso dalla televisione spagnola TVE 2.

Il vescovo di Avila era accompagnato da P. Antonio Ángel Sánchez, OCD, Provinciale della Provincia Iberica, e da P. David Jiménez, OCD, Priore de La Santa. La banda della città di Avila ha accompagnato l’apertura della Porta Santa con l’esecuzione dell’Inno Nazionale. La messa è stata animata dal Coro Gregoriano de La Santa e la processione attraverso la città, dopo l’Eucaristia, è stata accompagnata dalla banda di trombe e tamburi di El Amarrao.

 

Alba de Tormes

La chiesa dell’Annunciazione di Alba de Tormes era affollata per le celebrazioni di questo giorno. Il nuovo vescovo di Salamanca, Mons. José Luis Retana, vi ha presieduto la sua prima Messa pontificale.

L’Ordine dei Carmelitani Scalzi, in collaborazione con il Comune di Alba de Tormes, ha organizzato la mostra “Teresa di Gesù: Donna, Santa, Dottore”, inaugurata il 28 marzo, giorno della nascita di Santa Teresa d’Avila. La mostra si propone di esplorare questi tre aspetti della Santa. Sarà aperta al pubblico fino al 22 ottobre 2022, nella chiesa del Monastero dell’Annunziata, dove Teresa morì nel 1582 e dove si venera la sua tomba.

 

Roma

La messa per il 400° anniversario della canonizzazione dei Santi Isidoro l’Agricoltore, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa di Gesù e Filippo Neri è stata celebrata nella chiesa del Gesù alla presenza di Papa Francesco. Per motivi di salute, questi non ha potuto presiedere la celebrazione. Gesuiti, carmelitani, oratoriani e membri della diocesi di Madrid si sono riuniti per celebrare questo grande evento. Ecco un passaggio dell’omelia del Papa:

“Un dramma del nostro tempo è chiudere gli occhi sulla realtà e girarsi dall’altra parte. Santa Teresa ci aiuti a uscire da noi stessi e a salire sul monte con Gesù, per accorgerci che Lui si rivela anche attraverso le piaghe dei fratelli, le fatiche dell’umanità, i segni dei tempi. Non avere paura di toccare le piaghe: sono le piaghe del Signore”.

 

CITeS (Avila)

Dall’11 al 13 marzo si è tenuto il Colloquio “Santità, missione ed esperienza di Dio” in occasione del IV centenario della canonizzazione dei Santi Isidoro l’Agricoltore, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa di Gesù e Filippo Neri. Tale canonizzazione fu un vero rinnovamento spirituale per la Chiesa e per tutta la società occidentale.

Alla cerimonia di apertura hanno partecipato il vescovo di Avila, Mons. José María Gil Tamayo, il sindaco della città, Signor Jesús Manuel Sánchez Cabrera, il decano della Facoltà di Teologia e Diritto Canonico della Pontificia Università di Comillas, P. Francisco Ramírez, e i due direttori del simposio: i Padri Fernando Millán OCarm e Francisco Javier Sancho Fermín OCD. Gli argomenti trattati riguardavano l’esperienza di Dio, la missione e il carisma al servizio della Chiesa in ciascuna di queste figure.

 

L’11 febbraio, fra Mary-Dominic Savio, OCD, è stato ordinato sacerdote. Nato a Naju-si (Corea) nel 1986, ha emesso la sua prima professione nell’Ordine nel 2015 e ha svolto i suoi studi al Teresianum di Roma.

Il nostro confratello è stato accompagnato dalla sua famiglia d’origine, dai frati carmelitani e dai membri dell’Ordine Secolare. La cerimonia è stata presieduta da Mons. Peter Chung, OCD, arcivescovo della diocesi di Seoul.

Vi invitiamo a pregare per fra Mary-Dominic Savio.

 

Il convento di San Giuseppe conta quest’anno 16 frati del Togo, del Burkina Faso e della Costa d’Avorio, impegnati nella pastorale parrocchiale, negli studi, nell’insegnamento e nell’accompagnamento spirituale. Le attività quotidiane si organizzano intorno alla preghiera, alla liturgia, alla ricreazione e ad altre attività comunitarie, come punti fermi dello spirito di famiglia.

Sabato 11 dicembre 2021, i frati hanno condiviso un momento di rinnovamento spirituale insieme ai membri del Carmelo Secolare e alle congregazioni religiose e laiche affiliate all’Ordine. L’obiettivo era la preparazione alla festa del Nostro Padre San Giovanni della Croce, come pure accogliere il Bambino Gesù. La celebrazione del Natale è stata ben frequentata dai fedeli. Per accogliere l’anno 2022 con grazia rinnovata, tutta la parrocchia si è riunita in un grande campo per vivere insieme la vigilia del Natale nell’adorazione, nella lode e nella preghiera.

Lunedì 27 dicembre 2021, la comunità ha trascorso una giornata di ricreazione sulla spiaggia di Assinie (Abidjan). La gioia di questo giorno ha rafforzato la nostra fraternità e ci ha ricordato che siamo anche noi, come comunità, “il giardino dove Dio si delizia”.