Biografia

Teresa de Ahumada nasce ad Avila il 28 marzo del 1515. Suo padre, Alonso de Cepeda, dopo esser rimasto vedovo con due figli, si sposa con Beatrice de Ahumada. Teresa è la terza di dieci figli avuti dalla coppia. Cresce in un ambiente molto religioso, nel quale sviluppa una particolare sensibilità per il trascendente sin dalla tenera età. In una società analfabeta, i suoi genitori la affezionano alla lettura.

A tredici anni perde la madre. Questo colpo e la crisi propria dell’adolescenza aggravano un problema affettivo che si trascina dolorosamente fino alla conversione definitiva. Fisicamente aggraziata e con grandi attitudini sociali, ben presto trionfa nelle “vanità del mondo”. Nel collegio di Santa Maria delle Grazie, dopo una forte lotta interiore, prende la decisione di diventare religiosa. Le sembra uno stato migliore e più sicuro per salvarsi. In più, non le piacciono le condizioni in cui vivono le donne sposate conosciute intorno alla famiglia: la spinge più il timore che l’amore.

Quando suo padre vuole impedire la sua entrata al Carmelo dell’Incarnazione, Teresa fugge. Tale decisione che le pesa moltissimo, nonostante il fatto che ha ormai 20 anni e vuole essere libera di realizzare il proprio destino, come i suoi fratelli che partono per l’America in cerca di fortuna.

All’Incarnazione vivrà per ben 27 anni. Emette la sua Professione nel 1537, ma dopo un anno cade vittima di una strana malattia. La famiglia si allarma e l’affida a una famosa guaritrice. Il trattamento però la fa peggiorare a tal punto che la credono morta. Lei stessa racconta di essere guarita grazie all’intercessione di san Giuseppe, anche se per tutta la vita ne porterà le conseguenze. Ha 27 anni e la malattia diventa la sua fedele compagna.

Durante la malattia entra in contatto con il misticismo francescano attraverso la lettura del Tercer Abecedario di Osuna, opera molto importante per la sua evoluzione spirituale, poiché la introduce nell’orazione di raccoglimento. Rientrata in monastero l’appello interiore alla solitudine e alla preghiera è ostacolato per molti anni. In parte, ciò dipende dall’ambiente poco propizio: all’Incarnazione vivono quasi 200 monache, tra le quali risalta la straordinaria personalità di Teresa. La sua frequente presenza in parlatorio è obbligatoria, poiché chi chiede un colloquio con lei lascia un’offerta per il Monastero… Tuttavia questa intensa vita sociale che l’allontana dall’orazione, non le dispiace, compensa la sua debordante affettività.

Ogni volta sempre più insoddisfatta e sentendo l’urgente chiamata dell’Amico che la reclama tutta per Sé, inizia a confrontarsi a riguardo delle sue esperienze interiori, in cerca di luce. A molti confessori e dotti affida la sua anima peregrinando per giungere alla verità. Essendo donna, di origine giudeo-conversa e mistica, non ha molte probabilità di risultare subito credibile. Ma alla fine, la scienza avalla la sua esperienza.

Nel 1554, davanti ad una statua di un Cristo “molto piagato” inizia la sua trasformazione. D’ora in poi non sarà mossa dal timore, ma da un profondo amore a Colui che l’ha amata per primo. Due anni più tardi, la conversione definitiva. Lo Spirito Santo irrompe nella sua anima e la guarisce, liberandola da tutti i problemi affettivi. Il frutto della conversione è una feconda attività di fondatrice e scrittrice che dura fino alla morte.

Santa Teresa muore il 4 ottobre del 1582 ad Alba de Tormes. È beatificata da Paolo V nel 1614, canonizzata da Gregorio XV nel 1622 e proclamata Dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970. È la prima donna a cui è stato concesso questo titolo insieme a santa Caterina da Siena.

 

Opera

“Se non avevo un libro nuovo mi sembrava di essere scontenta”. Così Teresa di Gesù confessa la sua passione per la lettura sin dall’infanzia. Non ha titoli di studi riconosciuti, in quel tempo vietati alle donne. Di fatto, saper leggere e scrivere la eleva a donna privilegiata (e, a volte, sospettata). Dalle sue letture e conversazioni con i teologi più celebri della sua epoca, acquisisce una solida cultura teologica e spirituale, che arricchisce con l’esperienza.

L’Indice dei libri proibiti che l’Inquisizione pubblica nel 1559 ha un grande impatto in Teresa. Privata delle letture che l’hanno illuminata nel suo processo spirituale, Dio le si fa incontro: “Non aver timore, Io ti darò un libro vivo”. Gesù Cristo diventa il suo maestro interiore. Esperienza fatta sapienza, a Teresa urge comunicarla, “ingolosire le anime di un bene così alto”. E così l’assidua lettrice si trasforma in appassionata scrittrice.

La futura “Dottore della Chiesa” scrive sapendo che la sua opera verrà revisionata e approvata da un censore ecclesiastico. È cosciente che una donna scrittrice è mal accettata, ancora di più se pretende insegnare. E, come se non bastasse, trattandosi di uno scritto spirituale, l’Inquisizione può condannarla per eresia. Sono “tempi forti” che condizionano la sua opera e la obbligano ad acuire il suo ingegno. Al fine di acquistarsi la benevolenza del censore dice che lei è la prima ad essere contrariata e che scrive per obbedienza, riconoscendosi pure incolta, peccatrice e inetta.

Nonostante abbia scritto molte poesie, Teresa è oggi una personalità eminente della letteratura principalmente per la sua prosa. Tutta l’opera ha il carattere autobiografico, benché vi siano altri generi letterari, quali il didattico, lo spirituale o lo storico.

La santa di Avila scrive dalla sua esperienza concreta, senza dogmatismi né argomentazioni astratte. Quest’esercizio le permette di rivivere le esperienze e riflettervi. In quest’ardua fatica interna per esprimersi, si chiarisce. Le parole da lei scritte confermano la realtà del vissuto. È una ricca relazione tra la scrittrice e la sua penna.

 

La difficoltà per esprimere la sua esperienza mistica con un linguaggio sempre contenuto è un autentico rompicapo per Teresa. La maestria e la novità delle soluzioni che apporta all’espressione scritta le valgono il titolo di “creatrice” della lingua. Ha la genialità di concepire un sistema e presentarlo in uno stile semplice e incantevole. Di fatto molte pagine ne riassumono la spontaneità e freschezza.

Si è scritto molto su Teresa, ma la cosa migliore è sempre leggere i suoi scritti:

Libro della Vita

Cammino di Perfezione

Le Fondazioni

Il Castello

Relazioni

Meditazioni sul Cantico dei Cantici o Pensieri sull’amor di Dio

Lettere

Esclamazioni dell’anima a Dio

Costituzioni delle Carmelitane Scalze

Modo di visitare i monasteri

Risposta di Teresa ad una sfida spirituale

Vejamen: critica sulle parole “cercati in me”

Poesie

Opere minori

 

Spiritualità

Teresa di Gesù ha riconosciuto nella sua vita una Presenza che la cerca amorosamente per fare amicizia. Dopo molti anni senza risultati nel tentativo di “concordare questi due contrari” (Dio e il mondo), si abbandona con fiducia nelle braccia di Cristo. A partire da questo momento, Dio prende il timone della sua vita e la fa camminare verso la “settima dimora”.

Da questa esperienza sorge la spiritualità teresiana.

Con la sua vita e i suoi scritti, Teresa ha voluto trasmettere il volto di quel Dio che è le è andato incontro donandosi senza misura. Ha sperimentato che Dio non desidera altro che darsi a chiunque lo voglia accogliere. Dio invita la persona ad entrare nella sua interiorità, dove Egli abita. Questa è “la grande bellezza e dignità della persona” creata a immagine e somiglianza di Dio e capace di amicizia con Lui. Dio le si dona totalmente, non perché l’essere umano abbia meriti, ma perché Lui si vuole rivelare e suscitare una risposta di donazione. Dice Teresa che Dio “indora le colpe” e ricava il massimo bene che c’è in ciascuno di noi.

Teresa ha sperimentato che la persona può vivere trascinata dalle sue forze istintive e ignorante della propria identità e destino. Da questo punto di partenza il cammino spirituale è per lei una liberazione di tutto ciò che disgrega interiormente la persona e la separa dal suo destino: l’unione trasformante con Cristo, il matrimonio spirituale.

L’orazione è la porta per entrare in questo cammino, il cui unico requisito è una “determinata determinazione”. Il frutto di quest’incontro amicale è la crescita dell’umiltà, grazie anche all’illuminazione delle verità nell’anima: chi è Dio, chi è la persona, il poco che può fare con le sue forze e il molto che riceve. La chiave per avanzare in questo cammino è accogliere come un povero ciò che Dio le offre e rispondere alla Sua grazia con un generoso affidamento di sé.

Quando l’amore divino accarezza una persona, questa non misura la vita in base al compimento dei precetti e riti, ma in base all’amore con cui risponde a tanto dono ricevuto. È così che l’esperienza avvia una trasformazione dal cuore dell’essere per adattarlo a un’amicizia sempre più profonda con Dio e con i suoi fratelli.

Teresa ha sperimentato grandi desideri di pienezza e libertà. Ha avvertito che l’essere umano ha un vuoto che nessuno può colmare, tranne Dio. Tuttavia, si dedica a riempirlo con ciò che la lascia ancora più affamata. Non sono le cose in sé, né le persone, ma l’attaccamento ad esse che rinchiude la vita in una spirale di schiavitù. La persona ha bisogno di tirar fuori tutta la menzogna del mondo che porta dentro, perché “tutto è niente” e “solo Dio basta”. Quando la persona ha visto le grandezze di Dio non le pesa nessun distacco che l’aiuti a togliere ogni peso per volare verso di Lui. “Camminare nella verità” e nella nudità per poter essere liberi.

Cristo è il centro della spiritualità teresiana. La sua Umanità ha sanato l’affettività di Teresa e l’ha introdotta nel mistero della santissima Trinità, comunione di amore. Dalla radicale opzione per Lui sorgerà il desiderio di volerGli far piacere in tutto. E dato che l’amore per Dio e per il prossimo sono la stessa cosa, il servizio al prossimo dà autenticità al seguire Colui “che non trattenne mai nulla per sé”. Teresa propone un cammino di fede vissuto comunitariamente. Un gruppo di amici di Gesù dove ciascuno sia “un altro Cristo”, convertendosi per amore in “schiavo di Dio e di tutti”. Ciò significa dimenticarsi e pensare prima di tutto al bene dell’altro prima che a se stessi. Amore che impregna le piccole cose di ogni giorno, poiché Dio non guarda la grandezza delle opere, ma l’amore con il quale vengono compiute.

 

Luoghi

Teresa di Gesù sperimenta come la misericordia di Dio trasforma la sua vita. Tuttavia, non si rifugia in un intimismo egocentrico e sterile. Al contrario, la sua sensibilità diventa più sensibile alle sofferenze di un “mondo in fiamme”. Per questo diventa in lei urgente il desiderio di condividere ciò che aveva ricevuto da Dio. Il frutto della sua conversione è una feconda attività di fondatrice e scrittrice che la impegnerà fino alla morte.

Teresa sogna una piccola comunità che viva autenticamente il Vangelo. Un segno in mezzo ad una società dai valori alterati e di una Chiesa in crisi. Un luogo di preghiera e di lavoro, di silenzio e di fraternità, dove “fare quel poco che potevo” per migliorare il mondo. Nel 1562, tra numerose difficoltà, questo sogno diventa realtà con la prima fondazione delle Scalze: il monastero di san Giuseppe ad Avila.

Per Teresa i giorni trascorrono gioiosamente, fino al giorno in cui la testimonianza di un missionario, giunto da poco dalle terre d’America recentemente scoperte, la scuote nell’intimo. Sentendo parlare delle sofferenze di tante creature, maltrattate dall’ambizione coloniale e della mancanza di evangelizzatori, avverte l’urgenza di estendere la sua opera. Ha 52 anni. A partire da questo momento, la sua vita è così intensa di viaggi e nuove fondazioni che l’immagine che è rimasta nella storia è di una “santa andariega”, vagante.

Fondatrice di monache e di frati, percorre più di seimila chilometri per le strade spagnole del secolo XVI. Fonda i suoi monasteri a un ritmo prodigioso: Medina del Campo (1567), Duruelo (1568), Malagón (1568), Valladolid (1568), Toledo (1569), Pastrana (1569), Salamanca (1570), Alba de Tormes (1571), Segovia (1574), Beas de Segura (1575), Sevilla (1575), Caravaca (1576), Villanueva de la Jara (1580), Soria (1581), Palencia (1581) e Burgos (1582).

Teresa impiega le sue straordinarie qualità personali per superare ogni genere di ostacoli. Agli scarsi mezzi economici si uniscono i problemi per ottenere i permessi per fondare, i disagi dei viaggi, la ricerca delle case da adattare a monastero, la cattiva salute. Sospettata per essere giudeo-convertita, donna e mistica, è denunciata in varie occasioni all’Inquisizione, la quale, nel 1575, apre un processo verso di lei e le monache di Siviglia (con l’esito di un’assoluzione piena).

È denigrata da nobili, da borghesi e persino da ecclesiastici. Anche nel proprio Ordine la situazione diventa insostenibile e, dopo un doloroso processo, nel 1580 le fondazioni teresiane si separano, dando origine all’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Teresa mette in scacco i valori su cui si regge la società di quel tempo.

È una donna sempre coinvolta in mille conflitti e necessità; l’astuta diplomazia e una straordinaria abilità nel mondo degli affari sono decisivi per il successo dell’opera. Ma l’autentico motore della sua impresa eroica è il desiderio di servire l’Amico, cui rimane permanentemente unita. Da una fede incrollabile e da un appassionato amore sorgono il coraggio e la fortezza per vincere ogni avversità.

Per Teresa ogni fondazione è un’autentica epifania. Dio va estendendo il suo Regno nella misura in cui s’inaugurano nuove comunità, e lo fa valendosi dell’insignificanza sociale del suo essere donna. Lo spirito del male si oppone a tutto questo seminando il cammino di mille contrarietà, ma il potere di Dio è sempre più forte: la sua luce e la sua bontà trionfano per ogni nuovo Carmelo.

Teresa dona la sua vita, incurante della mancanza di salute, per il servizio di Dio e della Chiesa. È convinta dell’importanza della missione ecclesiale delle sue case di preghiera. Concepisce l’orazione come un’onda che, dalla trasformazione della propria persona, si espande in tutti gli angoli della terra.

 

 

Biografia

Giovanni della Croce (Juan de Yepes Álvarez) nasce a Fontiveros (Avila) nel 1542. Ha due fratelli: Francesco e Luigi. Suo padre Gonzalo muore quando Giovanni è molto piccolo. I parenti toledani hanno diseredato Gonzalo a motivo del matrimonio con Catalina, di un ceto sociale inferiore.

È per questo che sono poveri, e lo diventeranno ancor di più alla morte del padre.

Catalina parte verso le terre toledane per chiedere aiuto ai familiari di Gonzalo: va a Torrijos, ma senza esito; prosegue fino a Gálvez, dove il medico del paese accoglie Francesco. Catalina ritorna a Fontiveros con Giovanni. Dopo un anno va a Gálvez e ritorna a casa con Francesco e Giovanni perché le cose non erano andate bene. Si trasferiscono ad Arevalo, ma ritornano probabilmente a Fontiveros per partire verso Medina del Campo. Data la povertà, Catalina può far entrare il piccolo Giovanni nel Collegio della Dottrina. Viene anche ammesso come infermiere nell’Ospedale della Concezione o “de las Bubas” (dei tumori), ed è pure alunno esterno del Collegio dei Gesuiti dal 1559 al 1563.

Nel 1563 entra nell’Ordine del Carmelo di Sant’Anna a Medina come novizio e professa l’anno seguente. Subito passa a studiare nell’Università di Salamanca: tre anni di filosofia come alunno ordinario e uno di teologia (1567-1568). Quest’ultimo, dopo l’incontro con Santa Teresa a Medina durante le vacanze del 1567.

La Santa lo distoglie dall’idea di farsi certosino. Accetta la richiesta della Madre perché entri nella nuova famiglia carmelitana che sta organizzando, però le pone la condizione che la faccenda non vada per le lunghe.

Ritornato a Salamanca nel 1568, continua a dialogare con santa Teresa sulla nuova vita carmelitana. L’accompagna nella fondazione del monastero di Valladolid e si informa accuratamente di tutto. Terminato quel particolare noviziato, Giovanni va a Duruelo (Avila) per adattare la casetta, donata alla Santa, come primo convento dei frati.

L’inaugurazione ufficiale è il 28 novembre 1568. La Santa visita la comunità durante la Quaresima del 1569.

Giovanni della Croce è nominato maestro dei novizi a Duruelo e con quest’incarico passa a Mancera, dove i frati traslocano definitivamente nel 1570. Nello stesso anno, è chiamato a riorganizzare il noviziato di Pastrana (Guadalajara). Ritorna a Mancera. Nell’aprile del 1571 una nuova destinazione: Rettore del Collegio di Alcalà de Henares. L’anno seguente, probabilmente in maggio, è richiesto da santa Teresa come confessore del grande monastero dell’Incarnazione, ad Avila, di cui ella è priora.

Ad Avila trascorre cinque anni, si rende famoso come esorcista per il suo potere contro gli spiriti maligni e come insigne direttore spirituale. Da Avila è preso a forza dai carmelitani calzati che lo imprigionano nel convento di Toledo. Dopo nove mesi di carcere fugge nell’agosto del 1578.

Nel 1578 ad Almodovar del Campo (Ciudad Real) partecipa al capitolo degli Scalzi, dove viene nominato superiore del convento del Calvario (Jaen). Parte per il nuovo convento in Andalusia e da lì, nel 1579, fonda il convento-collegio dell’Ordine nella città universitaria di Baeza, ove sarà Rettore.

 

Nel gennaio del 1582 è trasferito a Granada. In essa, nel convento dei Santi Martiri è nominato per tre volte priore. Nel 1585 è Vicario Provinciale dell’Andalusia. Da Baeza partecipa al Capitolo di Alcala de Henares che sancisce la separazione della Provincia degli Scalzi (1581). Partecipa ai successivi Capitoli: Almodovar 1583, Lisbona-Pastrana 1585, Valladolid 1587, Madrid 1588, 1590, 1591. Nel Capitolo del 1588 è la seconda autorità dell’Ordine e come tale si trasferisce a Segovia come membro del nuovo Governo della Consulta, presiedendo le sessioni quando è assente il Vicario Generale Nicola Doria. Costruisce un nuovo convento a Segovia. Parte da Segovia per la Peñuela nell’agosto del 1591. Si ammala e il 28 settembre è trasferito a Ubeda. Soffre non poco a causa del priore del convento e per l’infame persecuzione di Diego Evangelista. Muore ad Ubeda il 14 dicembre del 1591. Il suo corpo è traslato a Segovia nel 1593.

 

Opera

A Giovanni piaceva più parlare che scrivere su argomenti spirituali; la sua vocazione più profonda è il magistero orale. Ha scritto spontaneamente i Detti di luce e amore, le Lettere, le Cautele e poco altro, mentre i grandi trattati: Salita-Notte, Cantico e Fiamma li ha composti dietro richiesta di frati, monache e laici.

Per farsi un’idea della produzione letteraria di san Giovanni della Croce basta prendere una delle buone edizioni che circolano attualmente. Normalmente si dividono tra Opere maggiori e Scritti brevi.

Le Opere minori si chiamano anche Scritti brevi, ma ciò non significa che siano meno importanti o abbiano un contenuto inferiore agli altri scritti; si chiamano così solo per la minore quantità di pagine.

Se tra gli Scritti brevi inseriamo le Poesie e in particolare i poemi che sono la base delle grandi opere e il loro commento, comprenderemo meglio il valore delle Opere minori.

Sulla vecchia questione da dove convenga cominciare a leggere san Giovanni della Croce, è più semplice ed efficace cominciare dagli Scritti brevi, che dal punto di vista cronologico precedono generalmente i grandi trattati.

Dalla lettura attenta e amorosa dei grandi poemi nascerà nel lettore il desiderio di conoscere il loro significato, il contenuto di tutto il mondo meraviglioso delle poesie, e sarà spinto a leggere i commenti in prosa.

 

Spiritualità

La spiritualità di San Giovanni della Croce è eminentemente teologale. Lo schema teologale che il santo fissa in 2S (Secondo libro della Salita al Monte Carmelo) cap. 6, illumina e organizza perfettamente tutto il suo magistero. Da questo capitolo fino al termine della Salita, si delinea una chiara dottrina teologale, imbevuta della Parola di Dio, di cui Giovanni della Croce è innamorato; in questa stessa chiave presenta i misteri della fede (le “lampade di fuoco” degli attributi divini), il mondo dell’innamoramento reciproco tra Gesù Cristo e la persona, quale appare nei dittici Salita-Notte e Cantico-Fiamma. Con esattezza si è scritto del magistero sangiovanneo: “La vita teologale è attualizzazione e formazione degli atteggiamenti e dei comportamenti della persona attraverso le tre virtù teologali. Queste integrano, orientano, danno impulso e trasformano la persona e la vita, proiettandola totalmente verso Dio. Vita di fede, speranza e carità con tutto ciò che comporta di esigenze divine e rinunce umane, spirituali e terrene” (Isaia Rodríguez, “La vida teologal según el Vaticano II y San Juan de la Cruz”, in Revista de Espiritualidad 27 (1968), 477).

È utile riportare una lettera di Edith Stein scritta il 30 marzo del 1940, che si riferisce ad un aspetto molto importante della spiritualità di San Giovanni della Croce. Edith Stein riceve una lettera da Agnella Stadtmüller, religiosa domenicana, dottore in filosofia e sua amica, che le domanda che cosa intende san Giovanni della Croce per “amore puro”. Edith risponde con queste parole: “Per amore puro, San Giovanni della Croce intende l’amore di Dio per Dio stesso; è l’amore di un cuore libero da ogni attaccamento a ogni cosa creata: a se stesso e al resto delle creature, ma anche ad ogni consolazione e cose simili che Dio può concedere all’anima o ad ogni forma di devozione speciale, ecc. È l’amore di un cuore che non desidera altro che si compia la volontà di Dio, che si lasci guidare da Lui senza resistenza. Ciò che la persona può fare per arrivare fino a quest’amore è ampliamente trattato nell’opera Salita al monte Carmelo. Come Dio purifica l’anima, nel libro della Notte oscura. Il risultato si trova nella Fiamma di amor viva e nel Cantico spirituale. Fondamentalmente, si trova tutto il cammino in ciascuna delle opere; in particolare, in ognuna di esse si accentua un aspetto sugli altri. Però se si desidera apprendere l’essenziale, esposto in modo breve, allora si leggano gli Scritti brevi”.

 

Luoghi

“La vita di Giovanni della Croce si svolge in Spagna; trascorre solo alcuni giorni in Portogallo. Il luogo più settentrionale della penisola iberica da lui toccato è Valladolid, dove accompagna Teresa nel 1568; vi ritorna nel 1574 per deporre dinanzi all’Inquisizione a riguardo della posseduta di Avila, Maria de Olivare Guillamas, e ancora nel 1587 per il Capitolo della nuova Provincia degli Scalzi. Il punto più lontano, toccato varie volte, è la città di Malaga; ad ovest, si reca a Lisbona nel 1585, mentre il limite orientale è la città di Caravaca, visitata più volte dal santo. In questo ridotto spazio geografico, percorre 27000 km circa, camminando quasi sempre a piedi o sul dorso di un umile asinello” (José Vicente Rodríguez, San Juan de la Cruz, La biografía, Ed. San Pablo, Madrid 2012, 61).

 

Geografia sangiovannea:

Fontiveros: dove nasce e riceve il battesimo.

Medina del Campo: frequenta il Collegio della Dottrina, presta servizio agli infermi dell’Ospedale, studia dai Gesuiti, ed entra nell’Ordine dei Carmelitani, dove professa nel 1565.

Salamanca: studente di Filosofia e Teologia nell’Università. Vive nel collegio carmelitano di sant’Andrea. Ordinato sacerdote nel 1667. Nel 1567 e 1568 si incontra con santa Teresa a Medina. Accompagna la Santa a Valladolid, rimanendo nella nuova fondazione per oltre un mese.

Duruelo-Mancera. A Duruelo adatta la casa per ricavarne un conventino, il primo dove s’inaugurerà la rinnovata vita carmelitana nel novembre del 1568. A Duruelo e Mancera è nominato Maestro dei novizi.

Avila: cinque anni (1572-1577).

Toledo, dopo nove mesi di carcere fugge rischiando la vita.

El Calvario: Priore del convento.

Baeza: nel 1580 fonda il collegio in questa città universitaria. È nominato Rettore del convento.

Granada: arriva nel gennaio del 1582 e vi rimane fino all’estate del 1588.

Segovia: 1588-1591.

La Peñuela: Agosto-settembre1591.

Úbeda: dove muore. I suoi resti riposano a Segovia dal 1593.