Dal 31 agosto al 8 settembre, si è tenuto in Città del Messico il Definitorio Straordinario, presso il Centro Cultural Quinta Soledad. Hanno partecipato il Padre Generale e i suoi Definitori, i Superiori di 25 Province, 5 Semi-Province, 11 Commissariati, 6 tra Vicariati e Delegazioni, oltre a 7 Ufficiali della Curia Generale. Si è dialogato su diversi argomenti legati alla vita del nostro Ordine e preparato il prossimo Capitolo Generale (maggio 2027). Vi proponiamo qui un riassunto dei nostri lavori.
Lunedì 31 agosto
I partecipanti sono stati accolti calorosamente per il Provinciale del Messico, Padre Ricardo Perez. Dopo un doveroso ringraziamento al Provinciale e ai confratelli del Messico per l’accoglienza di questo Definitorio, era previsto l’intervento del Padre Generale Miguel Márquez. La sua relazione sullo stato dell’Ordine si è sviluppata in quattro grandi quadri:
- la Parola di Dio come luce per il cammino, richiamata attraverso tre brani: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9), che ci interroga sulla qualità della nostra vita fraterna; «Guarda il cielo e conta le stelle, se riesci a contarle… così sarà la tua discendenza» (Gen 15.5), che ci interroga sulla nostra fede in ciò che Dio può fare; «Tutti perseveravano nella preghiera, con un unico spirito, insieme ad alcune donne, a Maria, madre di Gesù, e ai suoi fratelli» (At 1,14), che ci interroga sulla qualità della nostra preghiera.
- Mettere al centro Cristo: ci è chiesto di credere al cammino oltre che alla meta, per fare spazio all’imprevedibile aprendo il cuore alla novità di Cristo.
- La memoria del percorso fatto negli ultimi 5 anni.
- Risposte alla Lettera ai capitoli provinciali del Padre Generale.
Al termine del suo intervento, P. Miguel ha lasciato alcune domande, sulle quali si sono confrontati i cœtus linguistico-geografici (inglese, francese, spagnolo, italiano) durante la sessione pomeridiana.
Dopo la pausa, abbiamo avuto l’intervento di P. Paolo de Carli, economo generale. Nella sua relazione P. Paolo ha toccato tre temi fondamentali relativi all’economia della Casa Generalizia, al contributo delle Province alla vita dell’Ordine e agli investimenti sulla formazione (Teresianum, Collegio internazionale e Seminarium missionum).
Martedì 1 settembre
La giornata è iniziata con la relazione di P. Agustì Borrell. Ci ha offerto una panoramica storico-canonica sulla strutturazione del nostro Ordine e sui passi recenti che si stanno compiendo a questo riguardo. Da un lato, infatti, il nostro Ordine è da sempre costituito da province, cioè circoscrizioni che godono di sufficiente autonomia vitale nel governo, nella formazione, nell’apostolato, nella missione, nell’economia. Da un certo momento in poi, tuttavia, si sono moltiplicate, in numero e tipologia, circoscrizioni più piccole, storicamente usate come fasi provvisorie di preparazione alla nascita di una nuova provincia, o di fronte alla riduzione eccezionale di una provincia. Tuttavia questa libera configurazione ha iniziato a incontrare problemi strutturali. Il Definitorio Straordinario di Lisieux (2023), ha offerto alcuni nuovi orientamenti per la semplificazione e la riduzione delle tipologie di circoscrizioni.
Dopo la pausa, abbiamo ascoltato la relazione di P. Jean-Baptiste Pagabeleguem sulla formazione. Dal 92° Capitolo Generale (2021), l’Ordine ha deciso di interessarsi maggiormente alla formazione e ne ha fatto una delle sue priorità durante questo sessennio. Il Definitorio ha istituito una commissione internazionale non solo per aggiornare la Ratio institutionis, ma anche per risvegliare la coscienza di tutto l’Ordine riguardo alla nostra identità e missione. La formazione è una priorità fondamentale per il Carmelo Teresiano perché garantisce fedeltà al carisma, la stabilità delle comunità e la trasmissione di uno stile di vita radicato nella preghiera, nella fraternità e nell’apostolato.
Il pomeriggio è stato di nuovo dedicato agli incontri per cœtus linguistico.
Mercoledì 2 settembre
I Padri Definitori ci hanno riferito sui diversi contesti da loro seguiti: province più giovani in evidente crescita, impegnate a darsi strutture e formazione adeguate; circoscrizioni storiche chiamate a collaborare se non a fondersi, per mettere al centro la qualità della vita carismatica di ogni comunità; territori in riduzione costante, sino al prevedibile spegnimento, ma in costante e umile offerta della propria presenza. Ma dove tutto questa ricchezza, come pure ciascuna prova, si presenta come appartenente a tutti, come l’espressione diversa – per età, ferite e brillantezza – di una stessa famiglia.
P. Daniel Chowning, nel suo intervento pomeridiano, ci ha analizzato il ruolo e la funzione connessi al servizio del Provinciale, e lo ha fatto con un taglio esperienziale, ma nello stesso tempo sostenuto da solidi argomenti biblici, canonici e carismatici. Il Provinciale, ci è stato ricordato, non è il manager di un’azienda, che ha posizioni di potere da difendere o guadagni da realizzare; ma è un fratello incaricato per un servizio, peraltro temporaneo, che anzi dovrà anche imparare a lasciare al tempo opportuno. Per svolgere questo incarico, che fino in fondo è reso possibile soltanto dalla Grazia, servono però anche alcune caratteristiche di partenza e altre da far crescere: una maturità non solo anagrafica, ma di cuore, che si traduca in concreta capacità di ascolto, di discernimento, di decisione, e conoscere sé stesso, non soltanto nelle sue fragilità e nel suo peccato, ma soprattutto nel modo in cui è infinitamente amato e perdonato dal Padre, in Cristo.
Il senso della nostra unità, durante questa giornata è infine emerso con forza unica dalla testimonianza di due confratelli, chiamati a raccontare la loro vita carmelitana in contesti particolarmente feriti. Il primo, P. Rafał ha descritto che cosa significhi essere carmelitani oggi in un paese in guerra come l’Ucraina. Dopo, P. Michel ci ha parlato del Libano, in stato di guerra dura da più di 50 anni. L’ascolto di queste due testimonianze, che mettono la nostra vocazione e il nostro ministero in rapporto diretto con la morte e le ferite dell’uomo, ci ha ricordato come spesso tanti nostri problemi non siano così decisivi, e che possiamo ringraziare Dio dei tanti doni ricevuti.
Giovedì 3 settembre
L’intervento di P. Angelo ci ha presentato infatti il Prontuario per il governo provinciale, uno strumento che non ha la pretesa di esaurire tutte le problematiche che può incontrare un governo provinciale, ma offre alcuni orientamenti e chiarificazioni che facilitano il compito del Superiore sul modo di procedere. Lo si può scaricare qui: https://www.carmelitaniscalzi.com/documenti/capitoli-provinciali/2026_prontuario-per-il-governo-provinciale-ocd/ . Quello che più conta ricordare è forse il principio pedagogico che regge il senso di questo strumento e che, prima ancora, sta dietro al compito di un Provinciale: un Superiore non governa da solo, non solo perché lo fa in dialogo con il suo Consiglio, i priori, i formatori e le comunità; ma anche perché lo fa nella custodia offerta da leggi che ultimamente si ispirano a verità, carità e giustizia.
In questa direzione di significati è andata anche la relazione di P. Rafal Wilkosky, che ci ha illustrato come si stia modificando il ruolo e la funzione del Superiore Provinciale nei confronti delle monache. La sua relazione ha messo a fuoco il modo in cui le relazioni tra i superiori dell’Ordine e i monasteri delle Carmelitane Scalze hanno conosciuto, nell’ultimo secolo, una trasformazione profonda, sia sul piano giuridico che su quello ecclesiologico. Se fino al post Concilio Vaticano II si erano caratterizzate per un’effettiva giurisdizione dei superiori dei frati sulle comunità monastiche, la legislazione successiva ha gradualmente ridefinito questo approccio, riconoscendo l’autonomia piena dei monasteri. L’evoluzione normativa è culminata nella costituzione apostolica Vultum Dei quaerere (2016) e nell’istruzione applicativa Cor orans (2018), che ha portato al conseguente processo di revisione del diritto proprio dell’Ordine. In particolare, è diventata chiara la necessità di riconfigurare il ruolo dei superiori dell’Ordine, che non è più quello di una giurisdizione diretta, quanto quello di una vigilanza e di una sollecitudine pastorale, nel rispetto della natura propria della vita contemplativa. In secondo luogo, questo cambiamento riflette anche una diversa comprensione della comunione carismatica e della corresponsabilità nella famiglia teresiana.
Venerdì 4 settembre
La giornata è iniziata con l’intervento di P. Jérôme Paluku, segretario per la cooperazione missionaria. Le sue riflessioni sono partite dal contesto internazionale che sta cambiando, per cui da una situazione di abbondanza dell’Occidente prima del 2008, si è passati a una situazione in cui chi finanzia lo fa solo se informato e sicuro della destinazione. Inoltre, c’è più competizione per accedere ai fondi, meno fiducia nella Chiesa come istituzione e più rischi di manipolazione per i finanziamenti esteri. Da un altro lato, là dove gli aiuti esterni si ripetono da troppo tempo, si rischia di generare uno spirito di dipendenza in chi li riceve, che non permette più di porre le basi per una futura crescita autonoma. P. Jerome ha comunque concluso invitando a sostenere l’opera del Segretariato, perché dove si possa dare anche solo poco, cresca comunque nell’Ordine una cultura della condivisione.
P. Paolo De Carli nel suo intervento ha illustrato i criteri necessari per una buona gestione economica. Secondo le nostre leggi, e prima ancora secondo il Codice di diritto canonico, la figura dell’economo è necessaria ed è distinta dal governo dell’Ordine, ma si realizza in un’azione comunionale. L’economo non è un contabile, né un imprenditore, perché agisce su nomina del Superiore e secondo il diritto proprio dell’Ordine. Il suo ruolo ha a che fare con il carisma, perché attraverso scelte concrete è chiamato a discernere ciò che appartiene alla vita dell’Ordine.
Di pomeriggio, P. Martin Martinez ha presentato il percorso di lavoro per la revisione della Ratio Institutionis, svolto dalla Commissione incaricata. Un percorso che è iniziato già nel 2021 con il Capitolo Generale che aveva indicato questo lavoro come una priorità per i prossimi sei anni di cammino dell’Ordine. Questo lavoro ha coinvolto il Definitorio, che ha selezionato 12 membri della Commissione. Le fonti del lavoro vanno rintracciate prima di tutto nel contributo delle circoscrizioni dell’Ordine. Nei lavori si è scelto di partire proprio dall’ascolto dell’Ordine e della sua vita reale. Il secondo gruppo di fonti è rappresentato dal Magistero della Chiesa e dell’Ordine; dal punto di vista carmelitano, oltre ai nostri Santi e alle nostre leggi, il testo della Dichiarazione sul Carisma risulta tra i più citati.
Questa giornata si è conclusa con le testimonianze di 2 confratelli le cui Circoscrizione vivono situazione difficili:
- Terra Santa: l’investimento dell’Ordine per una presenza reale, in una terra diversa da tutte, come ci ha raccontato P. Jean-Joseph: luoghi e memorie sante delle origini, la minaccia della guerra, l’affidamento della gente.
- Venezuela e Cuba: situazioni politiche e sociali durissime, gravate dalla dittatura socialista, ma soprattutto da una povertà diffusa e diventata ormai una povertà di sistema. P. Sandy ci ha raccontato di che significhi vivere la propria vocazione carmelitana in mezzo a un popolo che soffre…
Sabato 5 settembre
La sesta giornata del Definitorio Generale ha previsto un intervento di Padre Giuseppe Pozzobon (Provincia di Venezia) sul tema della formazione permanente. La prima parte del suo intervento ne ha offerto una definizione, partendo da documenti del Magistero della Chiesa e dell’Ordine. Si avverte che non esiste ancora una cultura della formazione continua, che non consiste in un mero aggiornamento, ma in un’educazione sempre nuova a vivere la chiamata. La seconda linea della relazione ha evidenziato due ambiti decisivi del lavoro formativo. Il primo è quello della post-formazione, affinché l’inserimento del neo-ordinato nella vita fraterna e nella pastorale sia accompagnata dal priore e i confratelli, e anche da un padre spirituale. La terza prospettiva della relazione ha riguardato le sfide principali che richiedono lavoro formativo: la nuova evangelizzazione; la trasmissione del carisma e, in particolare, dell’esperienza dell’orazione; l’aggiornamento teologico-morale, la qualità della nostra fraternità; il rapporto tra autorità e obbedienza; la dimensione sempre più internazionale delle nostre Province.
P. Ramiro Casale ha aperto la seconda relazione interrogandoci sull’identità dell’OCDS, che non è un’estensione delle nostre parrocchie, non è un gruppo di collaboratori dei frati, non è un qualche movimento spirituale. Secondo le Costituzioni, è una vocazione laicale di partecipazione al carisma dell’Ordine per viverlo in mezzo al mondo. Ecco perché la domanda dovrebbe essere come possiamo aiutare questa vocazione a raggiungere la sua pienezza, nel suo tratto specifico di vivere il carisma nel mondo. L’assistente dell’OCDS è di conseguenza una figura di grande importanza per far crescere i laici in questa consapevolezza: è un testimone del carisma, offre un accompagnamento spirituale e collabora alla formazione; restando un punto di legame e unità tra le comunità religiose e laiche. Il Provinciale, dal canto suo, ha un ruolo centrale: le Costituzioni affermano che è il Superiore dell’OCDS nel suo territorio ed è responsabile del suo bene spirituale. Il futuro, dunque, sarà accompagnare l’Ordine Secolare verso una autonomia responsabile, che non significa indipendenza dall’Ordine, ma assunzione consapevole della vocazione ricevuta, affinché il Carmelo teresiano sia davvero una grande famiglia composta da frati, monache e secolari: tre modi diversi di vivere lo stesso carisma, con la stessa fonte, la stessa tradizione, la stessa passione per Cristo.
Sabato pomeriggio abbiamo ascoltato il racconto della vita della Provincia di San Alberto del Messico. Ci è stata proposta in breve la storia di questa circoscrizione, tra le più antiche dell’Ordine, ma anche la sua vitalità attuale, che vede frati, monache e OCDS collaborare in modo fraterno e creativo. In modo particolare ci è stato descritto il modo in cui il Consiglio Provinciale coordina le diverse aree della sua responsabilità e ci è stato presentato il lavoro della Pastorale, che dopo incomprensioni passate è ormai diventato un patrimonio di unitario tutta la Provincia, sviluppato con riferimento a tutte le fasce di età. Anche grazie a questo racconto, abbiamo sperimentato la gratitudine per l’accoglienza che i nostri fratelli messicani ci stanno riservando.
Domenica 6 settembre
GIORNATA DI RIPOSO
I frati hanno potuto visitare il sito archeologico e le piramidi di Teotihuacan. Ma soprattutto di pomeriggio, insieme alla famiglia carmelitana del Messico, pregare e celebrare la messa sotto lo sguardo della Madonna di Guadalupe, nel suo santuario. Tutti eravate presenti nella nostra preghiera.
Lunedì 7 settembre
La relazione di P: Marco Chiesa ci ha ricordato quali siano il ruolo e la funzione della Postulazione Generale, cioè l’organo ufficiale che, con mandato della Santa Sede, si occupa anzitutto e specialmente di tutte le Cause di beatificazione e canonizzazione dell’Ordine nei suoi tre rami (monache, frati e secolari), e in secondo luogo, di tutti gli Istituti affiliati all’Ordine, che desiderano usufruirne. La Postulazione è a completo servizio dell’Ordine, in una dinamica di disponibilità reciproca, che passa anche per la nomina di un referente locale per ogni circoscrizione. Ci è stata inoltre illustrata la cura della Postulazione nei riguardi del delicato comparto del culto e delle reliquie, con le dovute differenze tra ciò che concerne i venerabili i beati e i Santi, ma anche la diversa classificazione delle reliquie. In ordine alla Liturgia dell’Ordine, invece, alla luce del senso della Liturgia universale della Chiesa, la relazione ha presentato il cammino di revisione dei nostri libri liturgici, con i lavori avviati in ordine alla definizione del calendario (2023), alla traduzione del Proprium missarum (approvato nel 2025), alla prima bozza del Proprio della Liturgia delle Ore.
Il P. Juan David Noguera ci ha invece illustrato il compito del Procuratore Generale, che è di condurre gli affari dell’Ordine davanti alla Santa Sede, sotto l’autorità del Superiore Generale. Per facilitare la comprensione di questo servizio e il modo con cui accedere alle sue funzioni, è stata preparata un’apposita Guida Pratica alle procedure, consultabile sul sito dell’Ordine.
Di pomeriggio, P. Pius D’Souza ci ha spiegato cosa sia una Visita Pastorale. La visita, oltre ad essere canonica, è anche “pastorale”, perché dovrà concretizzarsi in incontri, ascolto, incoraggiamento, correzione, perché i frati siano aiutati a crescere nella loro vocazione. Gli incontri con i singoli frati e poi quelli comunitari serviranno infatti a verificare l’andamento della vita di preghiera, della vita fraterna e della vita apostolica; ma anche dell’amministrazione economica e della manutenzione degli edifici. La Visita Pastorale è chiamata a rafforzare la comunione fraterna, a salvaguardare e promuovere il carisma dell’Ordine, nel rispetto delle sue Costituzioni e per il compimento della sua missione apostolica.
P. Angelo Lanfranchi ha presentato l’importanza della cura di tutte le attività di segreteria, che riguardano la documentazione, i libri e gli archivi. Lo ha fatto ricordando il senso di tutto questo, con una citazione di papa Leone XIV nel suo primo incontro con la Curia romana, poco dopo la sua elezione (24 maggio 2025): “La memoria è un elemento essenziale in un organismo vivente. Non è solo rivolta al passato, ma nutre il presente e orienta al futuro. Senza memoria il cammino si smarrisce, perde il senso del percorso”.
Martedì 8 settembre
In quest’ultima giornata del Definitorio, la prima conferenza, tenuta da P. Jean-Alexandre (Provincia di Parigi), ha affrontato le sfide antropologiche e religiose poste dalla rivoluzione digitale che stiamo vivendo e che sta influenzando, come altre realtà sociali, la vita del religioso e della comunità stessa. Si tratta di una grande sfida che può portare persino all’isolamento del religioso rispetto al resto della comunità. La sfida non consiste nel rifiutare il mondo digitale, i social network e gli altri strumenti, ma nell’integrarli correttamente nella vita del religioso e della comunità. In seguito, P. José Pereira, segretario generale per l’Informazione, ha presentato il sito web dell’Ordine, dove è possibile trovare tutti i documenti preparati dalla Casa Generale.
Dopo la pausa, P. Agustí Borrell, vicario generale, ha presentato la proposta relativa alla partecipazione al prossimo capitolo generale. I superiori maggiori hanno discusso apertamente della proposta presentata.
Nella sessione pomeridiana abbiamo anche ascoltato le testimonianze di diversi confratelli:
- Colombia: lo scorso agosto un forte terremoto ha gravemente danneggiato alcune delle nostre case;
- Congo, Burkina Faso e Nigeria: negli ultimi anni la violenza è aumentata notevolmente;
- India: la realtà delle persecuzioni che vivono i cristiani è difficile, soprattutto nel nord.
Il Definitorio Straordinario si sono conclusi con la celebrazione eucaristica presieduta dal Padre Generale.


































